Buraambur

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Il buraambur è una forma poetica femminile somala, nata come canto associato alla danza.

Il buraambur ha uno schema metrico preciso. Il verso si divide in due emistichi. Nella poetica somala, l'uso delle allitterazioni è ritenuto prova necessaria di eloquenza anche nei discorsi pubblici. In somalo, come in molte altre lingue antiche e moderne, esistono vocali lunghe o brevi che determinano il computo sillabico.

Il buraambur non è molto conosciuto ed è sottovalutato rispetto ai generi maschili, così come spesso lo è la condizione delle sue autrici. Non esiste nella cultura somala una classe di esecutori o griot. I singoli poeti hanno spesso gruppi di discepoli che provvedono a diffondere la memoria delle proprie opere. I memorizzatori ricordano e trasmettono le opere degli autori che più amano ed essendo nomadi fanno loro ricoprire vaste distanze. Contrariamente le donne non viaggiano, difficilmente le loro composizioni escono dalla sfera familiare e per questo non sopravvivono. Nonostante ci siano tramandati nomi di antiche poetesse (forse la mitica regina Arrawelo) è solo tra il 1940 e il 1950 che si affermano i nomi delle più note poetesse somale.

Negli anni quaranta, alcune autrici hanno cominciato ad utilizzare la forma poetica del buraambur per affrontare questioni di importanza politica, come le lotte per l’indipendenza, la divisione clanica, il malgoverno della neonata nazione e in ultimo, la guerra civile e la disgregazione provocata dalla diaspora. È agli albori dell’indipendenza che sono diventati popolari i nomi di Timiro Ukash, Xawa Taka, Halimo Godane, Halimo Shiil, Barni Warsame, Fadumo Hirsi Abbane, Xaliimo Soofe Faarax, Saynab Jaamac Hirad donne che si erano unite alla lotta per la libertà con la forza della loro voce.

La produzione poetica persiste nella diaspora e si diffonde prevalentemente attraverso supporti audiovisivi. Siamo come il tronco e il ciuffo di un albero, anche se i cammelli sono perduti e non danno più latte, siamo come il ferro di uno scudo, non possiamo separarci, recita Ardo Bilan, compositrice residente in Canada da più di un decennio.


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