Il Sahara sulle rotte dei migranti: differenze tra le versioni

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{{quote|Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l’incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell’oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L’ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa|Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli 2008}}
 
{{quote|Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l’incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell’oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L’ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa|Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli 2008}}
  
=== Agadez - Dirkou - Sebha ===
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===Voci correlate===
La prima rotta migratoria attraversa il [[Niger]], congiungendo l'Africa centrale e occidentale alla [[Libia]], da dove il viaggio talvolta prosegue verso l'[[Italia]]. Il percorso segue l’antico tragitto carovaniero via [[Agadez]] e [[Dirkou]] alla volta di [[Madama]] per poi entrare in Libia nei pressi del posto frontaliero di [[Tumu]] e risalire alla volta dell'oasi di [[Sebha]] (in [[Libia]]). Sulla rotta i migranti sono spesso vittime delle razzie di polizia e ribelli:
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[[Rotte dei migranti africani nel Sahara]]
 
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{{quote|Ho visto persone costrette dai militari a bere acqua fetida per indurre problemi intestinali e fargli espellere le palline con le banconote arrotolate nel cellophane che avevano ingoiato per non farsi derubare|Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, luglio 2008, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/niger-i-rifugiati-sbarcati-in-italia.html Niger: i rifugiati denunciano gli abusi subiti nel Sahara]}}
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Per chi rimane senza soldi il viaggio si tramuta in tragedia. Secondo diverse testimonianze le oasi del deserto nigerino e libico sarebbero disseminate di schiavi. Giovani partiti dall'Africa occidentale alla volta dell'Europa e rimasti bloccati senza soldi per proseguire nè per ritornare.
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{{quote|Dirkou è una gabbia e il Sahara e il Ténéré sono le sue sbarre. Di disperati come loro, prigionieri dell’oasi, ne hanno contati diecimila. Per non morire di fame lavorano gratis. Nelle case dei commercianti o nei palmeti. Lavano pentole, curano orti e giardini, raccolgono datteri, impastano mattoni. In cambio di una scodella di miglio, un piatto di pasta, il caffè, qualche sigaretta. Volevano arrivare in Italia, sono diventati schiavi. Solo dopo mesi di fatica il padrone li lascia andare, pagando finalmente il biglietto per la Libia: 25 mila franchi, 38 euro e 50. Impossibile chiedere aiuto. Anche solo far sapere a mogli e genitori che non si è ancora morti. Non c’è banca, non c’è Internet. Il telefono a Dirkou non esiste|Reportage di Fabrizio Gatti, Corriere della Sera, [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/12_Dicembre/31/deserto.shtml Clandestini schiavi nell’oasi del Ténéré]}}
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=== Gao - Tinzaouatine - Tamanrasset ===
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Sin dagli anni Novanta, una seconda rotta migratoria attraversa il [[Mali]], raccogliendo i flussi migratori in provenienza dalle regioni dell’Africa occidentale verso l'[[Algeria]], paese di transito per raggiungere il [[Marocco]] e da lì imbarcarsi alla volta della costa meridionale della [[Spagna]] o delle isole [[Canarie]], oppure tentando di entrare nel territorio delle due enclave spagnole di [[Ceuta]] e [[Melilla]], in [[Marocco]]. La rotta segue i percorsi delle reti carovaniere transahariane praticate per secoli dalle popolazioni nomadi ([[tuareg]]) di [[Mali]], [[Niger]] e [[Algeria]]. I nuovi snodi carovanieri rimodellano il paesaggio urbano e ripopolano di migranti e di gruppi dediti al trasporto e alla gestione del loro trasporto - ma anche al contrabbando di merci, droga e armi - le città di [[Gao]], [[Kidal]] (in Mali) e [[Tamanrasset]] (in Algeria).
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Da anni il governo algerino pratica respingimenti alla frontiera dei migranti sub-sahariani sprovvisti di documenti di soggiorno. Così migliaia di persone ogni anno sono abbandonate in pieno deserto vicino ai posti frontalieri di [[Bordj-Mokhtar]], al confine con il [[Mali]], e [[In Guezzam]], al confine con il [[Niger]]<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_ALGERIA.pdf Rapporto Algeria 2007]</ref>. Succede così che migliaia di deportati transitino e sostino, a volte per mesi o anni, nelle oasi frontaliere come quella di [[Tinzaouatine]], in [[Mali]]<ref>RFI, 21/10/05 [http://www.rfi.fr/actufr/articles/070/article_39321.asp «La 49e wilaya du Sable»]</ref>.
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I deportati si autodefiniscono in gergo ''aventuriers'', avventurieri. Vivono in vecchie case abbandonate o nelle grotte dei massicci di pietra del deserto. Le abitazioni vengono denominate ''ghetto'', e sono divise per nazionalità. C'è il ghetto degli ivoriani, quello dei nigeriani, quello dei camerunesi. Ogni comunità è organizzata con un presidente, un vice presidente, un segretario e un responsabile della sicurezza. In nessuna delle abitazioni c'è elettricità né acqua corrente. La prima città dista 400 chilometri, [[Kidal]], [[in Mali]]. Nell'oasi non c'è telefono nè [[Western Union]]. Chi vi è bloccato, sopravvive lavorando in condizioni di schiavitù per i tuareg che abitano nell'oasi. Oppure tenta di raggiungere Kidal avventurandosi in disperate marce a piedi.
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{{quote|Tinzaouatine è un inferno che raccoglie tutte le sofferenze della terra. I clandestini vivono nascosti tra le rocce, nella sabbia, sotto baracche di plastica o dentro le grotte, raggruppati per nazionalità. C'è un unico vecchio pozzo per tutti. Sarà profondo 15 metri. L'acqua non si vede, ma quando la tiri su è verde. Si mangia polvere e ''chat'', nome in codice delle capre rubate ai tamashek. Chi ha un po' di soldi compra la merce in arrivo da Kidal e la va a rivendere al villaggio. Alcuni lavorano come servi nelle case. Fanno le pulizie o il bucato per 20-30 dinar, meno di 40 centesimi di euro. Ogni giorno il vento alza una tempesta di sabbia e poi fa estremamente caldo. Alcunisono completamente impazziti|Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande in ''Mamadou va a morire'', Infinito edizioni, Roma, 2008, pag.91}}
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=== Khartoum - Kufrah ===
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I flussi migratori originari del Corno d'Africa transitano per la rotta che dal Sudan attraversa il deserto libico, superando l'oasi di [[Kufrah]] alla volta di [[Ijdabiya]], sulla costa mediterranea. La rotta è praticata in particolare da profughi sudanesi, somali, etiopi ed eritrei. Il biglietto si acquista nei mercati di Khartoum, la capitale del Sudan. Da lì si parte su dei fuoristrada pick up che trasportano una media di trenta persone. Il viaggio - salvo imprevisti - dura un paio di settimane. I superstiti raccontano continui soprusi da parte degli autisti e della polizia.
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{{quote|L’autista sudanese ci lasciò in un’oasi lontana da Kufrah, in pieno deserto, dicendoci che sarebbe arrivato suo cugino per proseguire il viaggio. La sera invece si presentò un uomo armato di spada che pretendeva che pagassimo il soggiorno nella sua oasi. E poi voleva appartarsi con una ragazza del gruppo, che però viaggiava con il marito. Alla fine della trattativa accettò di lasciare la ragazza e si accontentò di 200 dollari a testa. Disse che ci avrebbe portato a Tripoli. Invece ci abbandonò in una casa diroccata, fuori dalla città, e lì poco dopo si presentò la polizia|Zerit, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_LIBIA.pdf Rapporto Libia 2007]</ref>}}
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Molte le vittime, dovute tanto agli incidenti quanto agli abusi degli organizzatori dei viaggi
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{{quote|Ho visto morire con i miei occhi 44 dei 50 compagni di viaggio con cui eravamo partiti. Siamo stati due settimane in mezzo al deserto, senza acqua né cibo. I due autisti sudanesi ci avevano abbandonato nel deserto. Dicevano di aspettare, che sarebbero arrivate altre due auto per proseguire il viaggio. Ma sono arrivate soltanto due settimane dopo.|Saba, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_LIBIA.pdf Rapporto Libia 2007]</ref>}}
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=== Khartoum - Aswan ===
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Un'altra importante rotta è quella che porta dal [[Sudan]] all'[[Egitto]], collegando [[Khartoum]] ad [[Aswan]]. Battuta fino a pochi anni fa quasi esclusivamente da sudanesi, dal 2006 anche gli emigranti eritrei percorrono questo tragitto, entrando in [[Egitto]] come via di transito verso [[Israle]], paese che nel 2006 e 2007 ha ricevuto 10.000 richieste di asilo politico da parte di profughi entrati clandestinamente dalla sua frontiera con l'[[Egitto]], lungo la penisola del [[Sinai]], in maggioranza eritrei e sudanesi<ref>[http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&cid=1212659721993 Jerusalem Post, 12 giugno 2008]</ref>. Nel corso del 2008, l'[[Egitto]] ha arrestato alla sua frontiera meridionale col Sudan alcune migliaia di profughi, eritrei e sudanesi. Secondo [[Amnesty International]] le autorità egiziane hanno rimpatriato almeno 1.200 richiedenti asilo eritrei nel giugno 2008<ref>[http://www.amnesty.org/en/region/africa/east-africa/eritrea Amnesty International, MDE 12/018/2008, 7 agosto 2008]</ref>. Le condizioni di detenzione dei migranti nelle carceri egiziane sono pessime:
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{{quote|Alcuni di noi sono detenuti da oltre sei mesi. Quando siamo stati arrestati al confine, c'erano anche donne e bambini. Sono le nostre mogli, le nostre sorelle, i nostri bambini. Dopo alcuni giorni ci hanno separato, uomini e donne. E da oltre tre mesi non sappiamo dove siano e come stiano. A causa delle condizioni di detenzione siamo esposti a malattie e infezioni. Ciononostante in prigione non ci viene offerta alcuna assistenza medica. Come risultato, una delle nostre compagne rifugiate di nome ... è morta tre settimane fa.|Lettera anonima di un priogioniero eritreo nelle carceri egiziane, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/egitto-lettera-di-un-prigioniero.html Egitto: lettera di un prigioniero eritreo]</ref>}}
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===Note===
 
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Versione attuale delle 15:26, 22 ago 2008

Il deserto del Sahara unisce l'Africa sub-sahariana ai Paesi del Maghreb. Viene attraversato da migranti economici, in maggior parte dell'Africa occidentale, e rifugiati politici, provenienti soprattutto dal Corno d'Africa. Le traversate si effettuano a bordo di camion o fuoristrada, affidati alla guida di organizzazioni criminali che gestiscono il passaggio clandestino verso nord di uomini e merci. Durante i viaggi i passeggeri subiscono le razzie della polizia, dei ribelli e degli stessi autisti[1]. Negli ultimi dieci anni, almeno 1.594 persone hanno perso la vita attraversando il Sahara, secondo le stime di Fortress Europe. Ma il dato potrebbe essere molto più alto, dato che quasi ogni viaggio conta i suoi morti, stando alle testimonianze dei sopravvissuti. Non tutti coloro che attraversano il deserto hanno come obiettivo l'Europa. Al contrario, molti rimangono nei Paesi del Maghreb, spesso come lavoratori stagionali. Nel Sahara finiscono anche i viaggi di riaccompagnamento alla frontiera organizzati dai governi nordafricani, abituati da anni, sotto pressioni europee, ad abbandonare in mezzo al Sahara migliaia di migranti e rifugiati rintracciati sul loro territorio in modo irregolare[2]. Molte persone hanno perso la vita in seguito a queste pratiche[3]:

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«Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l’incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell’oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L’ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa»
(Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli 2008)

Voci correlate

Rotte dei migranti africani nel Sahara

Note

  1. Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli, 2008
  2. Rfi, Des centaines d'Africains livré au désert
  3. Fuga da Tripoli, 2008