Jorge Canifa: differenze tra le versioni

Da wikiafrica.
(Intervista a Jorge Canifa)
(Intervista a Jorge Canifa)
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Nella scrittura le mie isole non sono emerse subito, prima di vedere la luce nella loro interezza hano transitato in una terra di mezzo. Capoverde è di fatto una scoperta recente, l'ho già detto. Invece la scrittura l'ho sempre frequentata, fin da piccolo. Se oggi sono uno scrittore e un poeta devo ringraziare una mia insegnante. Lei non ci faceva mai scrivere temi banali. Mi ha regalato un metodo. Il suo metodo didattico era a dir poco rivoluzionario: per i temi ci forniva gli ingredienti, non i titoli. Per esempio diceva "Oggi vi do una palla, un bambino, una bicicletta. Tiratemi fuori una storia". Ricordo che su questi temi ragionavo molto, era una vera e propria scrittura. Anche con la lingua ho dovuto rimettermi in gioco. Il portoghese l'ho dovuto imparare una seconda volta, così come il creolo. Trovo che la lingua di Capoverde sia un misto di tutto. in fondo le isole erano luogo di smistamento degli scgiavi, che hanno lasciato una traccia viva del loro dolore, una traccia del loro sangue. Quindi i dialetti africani si sono mischioati inventando questa cantilena che è parte di me. Ultimamente il creolo entra di più nelle mie poesie.  
 
Nella scrittura le mie isole non sono emerse subito, prima di vedere la luce nella loro interezza hano transitato in una terra di mezzo. Capoverde è di fatto una scoperta recente, l'ho già detto. Invece la scrittura l'ho sempre frequentata, fin da piccolo. Se oggi sono uno scrittore e un poeta devo ringraziare una mia insegnante. Lei non ci faceva mai scrivere temi banali. Mi ha regalato un metodo. Il suo metodo didattico era a dir poco rivoluzionario: per i temi ci forniva gli ingredienti, non i titoli. Per esempio diceva "Oggi vi do una palla, un bambino, una bicicletta. Tiratemi fuori una storia". Ricordo che su questi temi ragionavo molto, era una vera e propria scrittura. Anche con la lingua ho dovuto rimettermi in gioco. Il portoghese l'ho dovuto imparare una seconda volta, così come il creolo. Trovo che la lingua di Capoverde sia un misto di tutto. in fondo le isole erano luogo di smistamento degli scgiavi, che hanno lasciato una traccia viva del loro dolore, una traccia del loro sangue. Quindi i dialetti africani si sono mischioati inventando questa cantilena che è parte di me. Ultimamente il creolo entra di più nelle mie poesie.  
 
Io scrivo in italiano, ma Capoverde fa sempre capolino.
 
Io scrivo in italiano, ma Capoverde fa sempre capolino.
Ora si parla molto di letteratura della migrazione, di seconde generazioni migranti che scrivono. Ma è solo un'etichetta e sono gli altri a volerti etichettare, tu sei solo uno scrittore e basta. Il mio primo contatto con la letteratura della migrazione lo ebbi con Scritti D'Africa, un gruppo di intelletuali romani che si interessavano di letteratura africana e la volevano diffondere tra più gente possibile. Erano (e sono) persone ricche interiormente, volevano far arrivare l'Africa a Roma. Era la fine degli anni '90 e la letteratura africana in Italia non aveva l'eco che ha oggi. Grazie a questo gruppo ho conosciuto altri artisti, per esempio Kossi Komla Ebri. Con lui e altri abbiamo formato il gruppo dei Mengantini, che prendeva nome da via Menganti a Bologna, dove ci siamo incontrati. C'erano Kossi Komla-Ebri,Cristina Ubax Ali Farah, Gabriella Ghermandi, Candelaria Romero.
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Ora si parla molto di letteratura della migrazione, di seconde generazioni migranti che scrivono. Ma è solo un'etichetta e sono gli altri a volerti etichettare, tu sei solo uno scrittore e basta. Il mio primo contatto con la letteratura della migrazione lo ebbi con ''Scritti D'Africa'', un gruppo di intelletuali romani che si interessavano di letteratura africana e la volevano diffondere tra più gente possibile. Erano (e sono) persone ricche interiormente, volevano far arrivare l'Africa a Roma. Era la fine degli anni '90 e la letteratura africana in Italia non aveva l'eco che ha oggi. Grazie a questo gruppo ho conosciuto altri artisti, per esempio Kossi Komla Ebri. Con lui e altri abbiamo formato il ''Gruppo dei Mengantini'', che prendeva nome da via Menganti a Bologna, dove ci siamo incontrati. C'erano Kossi Komla-Ebri,Cristina Ubax Ali Farah, Gabriella Ghermandi, Candelaria Romero.
 
E proprio con i Mengantini ci siamo posti il problema della nostra identità letteraria. Chi siamo? Scrittori della migrazione o semplicemente creativi? Oggi in realtà molte cose sono cambiate nel panorama letterario italiano, la dicitura scrittori della migrazione, ci perseguita ancora, ma oggi veniamo considerati più per le nostre singolarità che per il fenomeno migratorio di cui siamo stati protagonisti.
 
E proprio con i Mengantini ci siamo posti il problema della nostra identità letteraria. Chi siamo? Scrittori della migrazione o semplicemente creativi? Oggi in realtà molte cose sono cambiate nel panorama letterario italiano, la dicitura scrittori della migrazione, ci perseguita ancora, ma oggi veniamo considerati più per le nostre singolarità che per il fenomeno migratorio di cui siamo stati protagonisti.

Versione delle 18:32, 8 giu 2008

Jorge Canifa Alves' (Mindelo, 1972-vivente) è una scrittrore italo-capoverdiano.


Biografia

Nato nella città di Mindelo nel 1972, isola di San Vicente, Capoverde, vive in Italia dal 1979. L'infanzia l'ha passata in una piccola città di provincia: Marcellina. Cresce con un'anima culturale tutta italiana fin verso gli Anni Novanta. Capoverde non esisteva. Non per una rinuncia, o peggio, per un rifiuto delle origini. La madre per inserirlo meglio nelle scuole italiane pensò che dimenticare Capoverde potesse essere per il figlio la miglior maniera di far parte del nuovo paese. Jorge era piccolo, a sei anni non parlava la lingua, non conosceva i luoghi, non sapeva nulla. Era una fase delicata della sua vita. Una fase in cui i bambini necessitavano di amore e sostegno. Purtroppo all'inizio non trovò nulla di tutto ciò quando dovette scontrarsi con la scuola. Mentre ai suoi compagni veniva insegnato a leggere e a scrivere, a lui "capoverdiano" non veniva insegnato nulla. La maestra lo metteva in un angolo a disegnare. Per questo la madre di Jorge ha dovuto prendere la decisione difficile di cancellare Capoverde, la culla, dalla vita del figlio. In poco tempo imparò l'italiano e divenne parte della vita sociale della piccola provincia italiana. Solo da adulto Jorge Canifa ritrova il suo amore perduto: Capoverde. La tentazione di abbandonare l'influenza italiana è forte, ma-dopo varie e sane crisi- lui resiste e sposa entrambe le culture.

Attività

Socialmente impegnato, è vice presidente della consulta per il quinto municipio di Roma e direttore della Onlus Tabanka.E’ stato dal 2004 al 2007 vice presidente della consulta per il quinto municipio di Roma.

Bibliografia

I suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Il giornale di Peter Pan, Caffè e nelle antologie Memoria in valigia (Fara Editore, 1997), Capoverde: nove isole e un racconto disabitato (Edizioni Le Lettere, 2000), Libera o liberata (Il Leccio Editore 2002) e Italiani per vocazione (Cadmos Editore, 2005).


Altri progetti

Nel 2006 insieme al gruppo teatrale da lui messo insieme: RAIZ LONGE, porta in scena alcuni spettacoli tra cui “Gli Affamati” che ottengono un gran successo di pubblico già alla prima uscita. Collabora con il gruppo dei poeti Apollo 11 dal 2005.

Collegamenti esterni

http://www.canifa.blogspot.com/

http://www.tabanka.it/

Intervista a Jorge Canifa

Nella scrittura le mie isole non sono emerse subito, prima di vedere la luce nella loro interezza hano transitato in una terra di mezzo. Capoverde è di fatto una scoperta recente, l'ho già detto. Invece la scrittura l'ho sempre frequentata, fin da piccolo. Se oggi sono uno scrittore e un poeta devo ringraziare una mia insegnante. Lei non ci faceva mai scrivere temi banali. Mi ha regalato un metodo. Il suo metodo didattico era a dir poco rivoluzionario: per i temi ci forniva gli ingredienti, non i titoli. Per esempio diceva "Oggi vi do una palla, un bambino, una bicicletta. Tiratemi fuori una storia". Ricordo che su questi temi ragionavo molto, era una vera e propria scrittura. Anche con la lingua ho dovuto rimettermi in gioco. Il portoghese l'ho dovuto imparare una seconda volta, così come il creolo. Trovo che la lingua di Capoverde sia un misto di tutto. in fondo le isole erano luogo di smistamento degli scgiavi, che hanno lasciato una traccia viva del loro dolore, una traccia del loro sangue. Quindi i dialetti africani si sono mischioati inventando questa cantilena che è parte di me. Ultimamente il creolo entra di più nelle mie poesie. Io scrivo in italiano, ma Capoverde fa sempre capolino. Ora si parla molto di letteratura della migrazione, di seconde generazioni migranti che scrivono. Ma è solo un'etichetta e sono gli altri a volerti etichettare, tu sei solo uno scrittore e basta. Il mio primo contatto con la letteratura della migrazione lo ebbi con Scritti D'Africa, un gruppo di intelletuali romani che si interessavano di letteratura africana e la volevano diffondere tra più gente possibile. Erano (e sono) persone ricche interiormente, volevano far arrivare l'Africa a Roma. Era la fine degli anni '90 e la letteratura africana in Italia non aveva l'eco che ha oggi. Grazie a questo gruppo ho conosciuto altri artisti, per esempio Kossi Komla Ebri. Con lui e altri abbiamo formato il Gruppo dei Mengantini, che prendeva nome da via Menganti a Bologna, dove ci siamo incontrati. C'erano Kossi Komla-Ebri,Cristina Ubax Ali Farah, Gabriella Ghermandi, Candelaria Romero. E proprio con i Mengantini ci siamo posti il problema della nostra identità letteraria. Chi siamo? Scrittori della migrazione o semplicemente creativi? Oggi in realtà molte cose sono cambiate nel panorama letterario italiano, la dicitura scrittori della migrazione, ci perseguita ancora, ma oggi veniamo considerati più per le nostre singolarità che per il fenomeno migratorio di cui siamo stati protagonisti.