Nostalgia

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Nostalgia e migrazione

Secondo Renos Papadopoulos il fatto che tutti i rifugiati abbiano perduto la casa fa sì che condividano un profondo senso di struggimento nostalgico di riparare quel tipo molto specifico di [perdita]. Nostalgia è il termine giusto per descrivere l’intero fascio di tutti quei sentimenti, reazioni, speranze, timori etc. In questa ottica la nostalgia non può essere staccata da ciò che la “casa” rappresenta soprattutto a livello simbolico. In particolar modo per i rifugiati, ciò crea un disorientamento in quanto si rivela impossibile stabilire con esattezza l’origine precisa di una perdita che non si limita a quella tangibile di una casa tout court, ma che si allarga alla perdita di tutti i tipi di rapporti che un qualsiasi soggetto intrattiene, con se stesso, con gli altri e con l’ambiente che lo circonda.


Dopo aver lasciato il proprio paese, la propria casa, il luogo dove si è conosciuti e riconosciuti, le poche certezze che hanno segnato e dato senso alla propria esistenza, la nostalgia può rappresentare un’emozione talmente intensa da manifestarsi come esperienza dolorosa e condurre ad un malessere psichico e fisico. L'antropologo ed etnopischiatra Roberto Beneduce scrive: “Se prima del viaggio si erano costruiti progetti e speranze ed erano state tracciate le premesse di una nuova autonomia, dopo qualche tempo quando i problemi incontrati nei paesi ospiti hanno finito con l’estenuare questa carica progettuale e i bisogni affettivi si sono resi insopprimibili, può accadere al migrante di sentire il proprio progetto esistenziale spezzarsi. Egli può avvertire intorno a sé forze più grandi che lo spingono alla deriva fino a fargli mancare i riferimenti più concreti e irrinunciabili."

Se da un lato la nostalgia è disillusione e può condurre a un malessere del corpo e della mente, dall’altro può essere vissuta come una spinta verso il luogo di origine, verso il proprio paese, verso gli affetti, verso le proprie radici e la propria storia, spinta che consente di non sentirsi senza casa, senza appartenenza, senza paese e costituisce una risposta al sentimento del pericolo incombente sulla propria identità. Nostalgia allora anche come consolazione e come rifugio. Spesso la nostalgia si condensa intorno ad alcune immagini (di oggetti, di luoghi, di persone) che si rivelano nell’esperienza come fortemente significativi per la propria dimensione dell’essere e molto consolatori rispetto al vissuto dello spaesamento. La nostalgia è un “terreno ricco” nella clinica con le persone straniere, nel quale è molto importante per il terapeuta sapersi muovere, infatti gli “oggetti” della nostalgia (che nel tempo possono anche perdere un po’ di concretezza) ci rivelano molto dell’inespresso della persona, non solo del suo passato, ma anche dei suoi bisogni, dei suoi desideri nel presente.

Voci correlate

Bibliografia

  • Natale Losi, Vite Altrove, Feltrinelli, 2002
  • Beneduce R., Frontiere dell'identità e della memoria, Franco Angeli, Milano, 1998