Rotte africane dei migranti: differenze tra le versioni

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Dalla fine del 2006 le coste cagliaritane sono meta delle rotte dell'emigrazione algerina. I migranti partono dalla costa tra [[Annaba]], [[Sidi Salem]], [[Oued Bukrat]] e [[El Bettah]]. I migranti viaggiano a bordo di piccole imbarcazioni di legno, a gruppi di 15-20 persone. Il viaggio costa circa 1.000 euro. Fino a pochi anni fa in Sardegna si arrivava soltanto nascosti sulle navi mercantili dirette a Cagliari. Il primo sbarco fu registrato il 30 agosto 2006. Una barca con 17 passeggeri approdò tra i turisti sulla spiaggia di [[Santa Margherita di Pula]], a [[Cagliari]]. Inizialmente si pensò ad un errore del timoniere. Ma da allora la rotta è sempre più battuta. 189 arrivi nel 2006, 1.500 nel 2007 e 766 nel primo semestre 2008. L'utilizzo di questo nuovo tragitto potrebbe essere legato all'intenso pattugliamento lungo le coste occidentali algerine, tra Ghazaouet e Mostaganem, nella provincia di Oran, noto punto di imbarco per le coste spagnole. Lungo le rotte tra l'Algeria e la Sardegna hanno perso la vita almeno 110 persone<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/fortezza-europa.html dati 19 agosto 2008]</ref>.
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Kamal ricorda il mal di mare, la fortissima nausea. Ricorda l’ansia delle ore trascorse a motore spento, nella notte, mentre all’orizzonte sfilavano le luci di una nave militare di pattugliamento. Poi, dopo un attimo di silenzio, accenna a quei corpi a galla tra le onde, in alto mare. Una decina. Ci passarono in mezzo. Algerini come lui. Annegati sulla stessa rotta che l’ha portato a Carbonia. Oggi Kamal lavora in una falegnameria. Gli danno 300 euro al mese. Di più non può chiedere, non ha i documenti. E comunque non è male. In Algeria non avrebbe guadagnato più di 100 euro. Per adesso l’affitto non lo paga. Vive in una casa abbandonata, a Cagliari. I soldi gli serviranno per sposarsi. Un matrimonio non costa meno di 5.000 euro. Il padre? Sapeva tutto. Quando gli ha detto che avrebbe bruciato le frontiere, non gli ha detto niente. Le parole sono diventate inutili contro la rabbia degli harragas
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Nei primi nove mesi del 2007, secondo dati riportati dal Ministero dell'Interno, sono arrivati in Sicilia 12.753 migranti a bordo di imbarcazioni di fortuna, il 20% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2006. Nello stesso periodo 1.396 migranti sono sbarcati in Sardegna dall’Algeria e un migliaio in Calabria da Turchia e Egitto. A Malta, da gennaio a settembre 2007, sono arrivate 1.552 persone, in netto aumento rispetto ai 1.024 giunti sull’isola in tutto il 2006. Escludendo gli sbarchi in Calabria e Sardegna, la maggioranza dei migranti sbarcati a Malta e in Sicilia sono salpati dalle coste libiche occidentali, tra Zuwarah e Misratah. Eppure tra i 21.400 sbarcati in Sicilia in tutto il 2006 i libici sono solo 50. La Libia è soltanto un paese di transito. Le prime nazionalità sono Marocco (8.146), Egitto (4.200), Eritrea (2.859) e Tunisia (2.288). Arrivano insieme migranti economici e rifugiati. Circa il 60% dei 10.438 richiedenti asilo in Italia è arrivato proprio dal mare. Una rotta pericolosa quella del Canale di Sicilia, che dal 1988 ha fatto almeno 2.432 vittime, secondo la rassegna stampa internazionale curata da Fortress Europe, 1.503 delle quali disperse sui fondali del mare. E le vittime stanno aumentando nonostante la diminuzione degli arrivi. Già 502 morti nei primi nove mesi del 2007 contro i 302 di tutto il 2006. Si viaggia su barche più piccole (41 persone a bordo in media, contro i 101 del 2005), affidate direttamente alla guida dei passeggeri, che spesso non hanno esperienza di mare. I casi di omissione di soccorso da parte di pescherecci e mercantili si fanno sempre più frequenti, stando ai racconti dei naufraghi e ai processi contro pescatori accusati di favoreggiamento dell'immigrazione per aver soccorso dei migranti naufragati. Ma il vero motivo dell’aumento dei morti è il cambiamento delle rotte dei migranti: sempre più lunghe e sempre più al largo e quindi più pericolose, per evitare pattugliamenti e respingimenti in mare. Secondo dati della Guardia costiera italiana, il 44% dei 560 interventi di soccorso in mare effettuati nei primi sei mesi del 2007 dalla Guardia costiera sono stati effettuati in acque sar (search and rescue) di competenza maltese, “molti dei quali nati in area libica”, si legge in una nota inviata al Ministero degli esteri dalla Guardia costiera nel mese di ottobre 2007.
 
Nei primi nove mesi del 2007, secondo dati riportati dal Ministero dell'Interno, sono arrivati in Sicilia 12.753 migranti a bordo di imbarcazioni di fortuna, il 20% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2006. Nello stesso periodo 1.396 migranti sono sbarcati in Sardegna dall’Algeria e un migliaio in Calabria da Turchia e Egitto. A Malta, da gennaio a settembre 2007, sono arrivate 1.552 persone, in netto aumento rispetto ai 1.024 giunti sull’isola in tutto il 2006. Escludendo gli sbarchi in Calabria e Sardegna, la maggioranza dei migranti sbarcati a Malta e in Sicilia sono salpati dalle coste libiche occidentali, tra Zuwarah e Misratah. Eppure tra i 21.400 sbarcati in Sicilia in tutto il 2006 i libici sono solo 50. La Libia è soltanto un paese di transito. Le prime nazionalità sono Marocco (8.146), Egitto (4.200), Eritrea (2.859) e Tunisia (2.288). Arrivano insieme migranti economici e rifugiati. Circa il 60% dei 10.438 richiedenti asilo in Italia è arrivato proprio dal mare. Una rotta pericolosa quella del Canale di Sicilia, che dal 1988 ha fatto almeno 2.432 vittime, secondo la rassegna stampa internazionale curata da Fortress Europe, 1.503 delle quali disperse sui fondali del mare. E le vittime stanno aumentando nonostante la diminuzione degli arrivi. Già 502 morti nei primi nove mesi del 2007 contro i 302 di tutto il 2006. Si viaggia su barche più piccole (41 persone a bordo in media, contro i 101 del 2005), affidate direttamente alla guida dei passeggeri, che spesso non hanno esperienza di mare. I casi di omissione di soccorso da parte di pescherecci e mercantili si fanno sempre più frequenti, stando ai racconti dei naufraghi e ai processi contro pescatori accusati di favoreggiamento dell'immigrazione per aver soccorso dei migranti naufragati. Ma il vero motivo dell’aumento dei morti è il cambiamento delle rotte dei migranti: sempre più lunghe e sempre più al largo e quindi più pericolose, per evitare pattugliamenti e respingimenti in mare. Secondo dati della Guardia costiera italiana, il 44% dei 560 interventi di soccorso in mare effettuati nei primi sei mesi del 2007 dalla Guardia costiera sono stati effettuati in acque sar (search and rescue) di competenza maltese, “molti dei quali nati in area libica”, si legge in una nota inviata al Ministero degli esteri dalla Guardia costiera nel mese di ottobre 2007.

Versione delle 08:45, 22 ago 2008

Questa voce c'è già su wikipedia, ma è incompleta. Qui ne correggo e amplio il contenuto delle varie sezioni, si tratterà alla fine di copiare l'intera voce sulla vecchia di wikipedia. Inserisco anche nuove sottovoci per le varie rotte.


Con la locuzione rotte dei migranti vengono indicati i percorsi abituali attraversati da chi emigra.

Mappa delle rotte dell'emigrazione dall'Africa occidentale

Introduzione

La maggior parte dell'emigrazione africana è interna al continente. Ovvero dalle zone rurali alle aree urbane, oppure da uno stato all'altro. Mete dell'immigrazione africana sono soprattutto il Sudafrica e i Paesi del Maghreb, in particolare la Libia, che conta da sola circa due milioni di immigrati. Alto anche il numero di rifugiati e sfollati interni, oltre due milioni, secondo i dati dell'Alto commissariato dei rifugiati dell'Onu[1]. La maggior parte sono i profughi della regione dei grandi laghi e del corno d'Africa. Vivono nei campi profughi in Congo, Sudan, Uganda, Somalia, e in misura minore in Costa d'Avorio, Chad, Kenya, Etiopia e Sudafrica. Una parte consistente dell'esodo somalo si concentra poi sullo Yemen, sulle cui coste nel 2007 sono approdate circa 30.000 persone in fuga dalla guerra[2]. Una piccola parte degli emigranti economici e dei richiedenti asilo politico africani, ha come meta l'Europa. Gli immigrati dell'africa sub-sahariana nell'Ue erano, secondo un rapporto Iom del 2008, 800.000 persone[3]. Secondo lo stesso rapporto[4] la maggior parte degli emigranti dell'Africa sub-sahariana raggiungono l'Europa legalmente, con un visto turistico che poi lasciano scadere. Secondo statistiche accertate dall'Iom, ogni anno la popolazione sub-sahariana immigrata in Europa aumenta di circa 100.000 unità. Mentre il numero dei cittadini dell'africa sub-sahariana che attraversano clandestinamente il Mediterraneo può essere stimato, secondo l'Iom, tra i 5.000 e i 25.000 all'anno. Lo stesso rapporto svela come sia maggiore il numero degli immigrati sub-sahariani residenti nei paesi del Maghreb che non in Europa. Dei circa 120,000[5] emigranti sub-sahariani che entrano nei Paesi del nord Africa ogni anno, si stima che soltanto tra l'8 e il 20% continuerà il viaggio verso l'Europa in maniera clandestina. Le rotte per attraversare il Mediterraneo sono principalmente cinque. Dalla costa atlantica africana verso l'arcipelago spagnolo delle isole Canarie. Da Marocco e Algeria verso la costa spagnola dell'Andalusia e delle isole Baleari oppure verso le due enclaves spagnole di Ceuta e Melilla. Dall'Algeria alla Sardegna. Dalla Tunisia, la Libia e l'Egitto verso la Sicilia, Malta e le isole di Lampedusa e Pantelleria. E infine dalla Turchia verso la Grecia. In alcuni casi poi gli emigranti africani utilizzano la rotta dell'est europeo: atterrano con un visto turistico in Ucraina e proseguono verso Slovacchia e Polonia alla volta dell'Ue. Per raggiungere il Mediterraneo esistono diverse rotte. Nella maggior parte dei casi, viaggiando senza visto, si è costretti ad attraversare il deserto del Sahara. Dall'Africa occidentale e centrale lo si fa attraversando il Mali verso l'Algeria, oppure il Niger verso la Libia. Dal Corno d'Africa la rotta è quella che va dal Sudan verso la Libia o l'Egitto. E dall'Egitto parte la rotta verso Israele, paese nel quale circa 10.000 richiedenti asilo, in maggioranza eritrei e sudanesi, hanno fatto ingresso dalla frontiera egiziana del Sinai tra il 2006 e il 2007.[6]


L’Unione europea ha coinvolto i Paesi del Nordafrica nelle sue politiche di contrasto all'immigrazione che attraversa il Mediterraneo, inducendo così i governi locali a politiche di repressione e di ‘rimpatrio’ forzato dei migranti che, in assenza di accordi di riammissione, vengono perlopiù ricondotti e abbandonati nei pressi delle zone sud di confine con i paesi limitrofi (Rosso, al confine mauritano con il Senegal; Oujda, al confine marocchino con l’Algeria; Tinzouatine e In Guezzam al confine algerino con il Mali e il Niger, Kufrah e Tumu, al confine libico con il Sudan e il Niger.

Nel 2007, le politiche europee di esternalizzazione dei pattugliamenti marittimi, particolarmente riuscite in Mauritania, Senegal e Marocco, hanno ridotto i flussi migratori verso la Spagna, seppure a costo di molteplici violazioni dei diritti umani[7]. Allo stesso tempo però sono aumentati i flussi nel Mediterraneo centrale e orientale, verso l'Italia e la Grecia.

Attraversare le diverse frontiere dell’Africa e i loro complessi apparati di sicurezza e di criminalità, o di corruzione, è per molti migranti subsahariani un’odissea umana di cui si hanno spesso poche tracce e testimonianze. Il viaggio comporta un grandissimo costo in termini economici (migliaia di euro, in aree nelle quali il reddito procapite è per gran parte della popolazione inferiore ad 1 euro al giorno) ed in termini di rischio per la vita stessa. Altissimo è infatti il numero delle vittime nelle traversate dei deserti, del mare o durante altre tappe del viaggio. Oltre 12.000 sarebbero i morti alle frontiere dell'Ue dal 1988, secondo le notizie riportate dalla stampa internazionale[8]. Alcuni studiosi danno un interpretazione dell'emigrazione africana da un punto di vista culturale-simbolico, sostenendo che nell'Africa sub-sahariana il viaggio sia spesso vissuto come una variante, o un'alternativa, dei riti di iniziazione tradizionali.

Le rotte del Sahara

Il deserto del Sahara unisce l'Africa sub-sahariana ai Paesi del Maghreb. Viene attraversato da migranti economici, in maggior parte dell'Africa occidentale, e rifugiati politici, provenienti soprattutto dal Corno d'Africa. Le traversate si effettuano a bordo di camion o fuoristrada, affidati alla guida di organizzazioni criminali che gestiscono il passaggio clandestino verso nord di uomini e merci. Durante i viaggi i passeggeri subiscono le razzie della polizia, dei ribelli e degli stessi autisti[9]. Negli ultimi dieci anni, almeno 1.594 persone hanno perso la vita attraversando il Sahara, secondo le stime di Fortress Europe. Ma il dato potrebbe essere molto più alto, dato che quasi ogni viaggio conta i suoi morti, stando alle testimonianze dei sopravvissuti. Non tutti coloro che attraversano il deserto hanno come obiettivo l'Europa. Al contrario, molti rimangono nei Paesi del Maghreb, spesso come lavoratori stagionali. Nel Sahara finiscono anche i viaggi di riaccompagnamento alla frontiera organizzati dai governi nordafricani, abituati da anni, sotto pressioni europee, ad abbandonare in mezzo al Sahara migliaia di migranti e rifugiati rintracciati sul loro territorio in modo irregolare[10]. Molte persone hanno perso la vita in seguito a queste pratiche[11]:

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«Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l’incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell’oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L’ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa»
(Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli 2008)

Agadez - Dirkou - Sebha

La prima rotta migratoria attraversa il Niger, congiungendo l'Africa centrale e occidentale alla Libia, da dove il viaggio talvolta prosegue verso l'Italia. Il percorso segue l’antico tragitto carovaniero via Agadez e Dirkou alla volta di Madama per poi entrare in Libia nei pressi del posto frontaliero di Tumu e risalire alla volta dell'oasi di Sebha (in Libia). Sulla rotta i migranti sono spesso vittime delle razzie di polizia e ribelli:

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«Ho visto persone costrette dai militari a bere acqua fetida per indurre problemi intestinali e fargli espellere le palline con le banconote arrotolate nel cellophane che avevano ingoiato per non farsi derubare»
(Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, luglio 2008, Niger: i rifugiati denunciano gli abusi subiti nel Sahara)

Per chi rimane senza soldi il viaggio si tramuta in tragedia. Secondo diverse testimonianze le oasi del deserto nigerino e libico sarebbero disseminate di schiavi. Giovani partiti dall'Africa occidentale alla volta dell'Europa e rimasti bloccati senza soldi per proseguire nè per ritornare.

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«Dirkou è una gabbia e il Sahara e il Ténéré sono le sue sbarre. Di disperati come loro, prigionieri dell’oasi, ne hanno contati diecimila. Per non morire di fame lavorano gratis. Nelle case dei commercianti o nei palmeti. Lavano pentole, curano orti e giardini, raccolgono datteri, impastano mattoni. In cambio di una scodella di miglio, un piatto di pasta, il caffè, qualche sigaretta. Volevano arrivare in Italia, sono diventati schiavi. Solo dopo mesi di fatica il padrone li lascia andare, pagando finalmente il biglietto per la Libia: 25 mila franchi, 38 euro e 50. Impossibile chiedere aiuto. Anche solo far sapere a mogli e genitori che non si è ancora morti. Non c’è banca, non c’è Internet. Il telefono a Dirkou non esiste»
(Reportage di Fabrizio Gatti, Corriere della Sera, Clandestini schiavi nell’oasi del Ténéré)

Gao - Tinzaouatine - Tamanrasset

Sin dagli anni Novanta, una seconda rotta migratoria attraversa il Mali, raccogliendo i flussi migratori in provenienza dalle regioni dell’Africa occidentale verso l'Algeria, paese di transito per raggiungere il Marocco e da lì imbarcarsi alla volta della costa meridionale della Spagna o delle isole Canarie, oppure tentando di entrare nel territorio delle due enclave spagnole di Ceuta e Melilla, in Marocco. La rotta segue i percorsi delle reti carovaniere transahariane praticate per secoli dalle popolazioni nomadi (tuareg) di Mali, Niger e Algeria. I nuovi snodi carovanieri rimodellano il paesaggio urbano e ripopolano di migranti e di gruppi dediti al trasporto e alla gestione del loro trasporto - ma anche al contrabbando di merci, droga e armi - le città di Gao, Kidal (in Mali) e Tamanrasset (in Algeria).

Da anni il governo algerino pratica respingimenti alla frontiera dei migranti sub-sahariani sprovvisti di documenti di soggiorno. Così migliaia di persone ogni anno sono abbandonate in pieno deserto vicino ai posti frontalieri di Bordj-Mokhtar, al confine con il Mali, e In Guezzam, al confine con il Niger[12]. Succede così che migliaia di deportati transitino e sostino, a volte per mesi o anni, nelle oasi frontaliere come quella di Tinzaouatine, in Mali[13].

I deportati si autodefiniscono in gergo aventuriers, avventurieri. Vivono in vecchie case abbandonate o nelle grotte dei massicci di pietra del deserto. Le abitazioni vengono denominate ghetto, e sono divise per nazionalità. C'è il ghetto degli ivoriani, quello dei nigeriani, quello dei camerunesi. Ogni comunità è organizzata con un presidente, un vice presidente, un segretario e un responsabile della sicurezza. In nessuna delle abitazioni c'è elettricità né acqua corrente. La prima città dista 400 chilometri, Kidal, in Mali. Nell'oasi non c'è telefono nè Western Union. Chi vi è bloccato, sopravvive lavorando in condizioni di schiavitù per i tuareg che abitano nell'oasi. Oppure tenta di raggiungere Kidal avventurandosi in disperate marce a piedi.

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«Tinzaouatine è un inferno che raccoglie tutte le sofferenze della terra. I clandestini vivono nascosti tra le rocce, nella sabbia, sotto baracche di plastica o dentro le grotte, raggruppati per nazionalità. C'è un unico vecchio pozzo per tutti. Sarà profondo 15 metri. L'acqua non si vede, ma quando la tiri su è verde. Si mangia polvere e chat, nome in codice delle capre rubate ai tamashek. Chi ha un po' di soldi compra la merce in arrivo da Kidal e la va a rivendere al villaggio. Alcuni lavorano come servi nelle case. Fanno le pulizie o il bucato per 20-30 dinar, meno di 40 centesimi di euro. Ogni giorno il vento alza una tempesta di sabbia e poi fa estremamente caldo. Alcunisono completamente impazziti»
(Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande in Mamadou va a morire, Infinito edizioni, Roma, 2008, pag.91)

Khartoum - Kufrah

I flussi migratori originari del Corno d'Africa transitano per la rotta che dal Sudan attraversa il deserto libico, superando l'oasi di Kufrah alla volta di Ijdabiya, sulla costa mediterranea. La rotta è praticata in particolare da profughi sudanesi, somali, etiopi ed eritrei. Il biglietto si acquista nei mercati di Khartoum, la capitale del Sudan. Da lì si parte su dei fuoristrada pick up che trasportano una media di trenta persone. Il viaggio - salvo imprevisti - dura un paio di settimane. I superstiti raccontano continui soprusi da parte degli autisti e della polizia.

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«L’autista sudanese ci lasciò in un’oasi lontana da Kufrah, in pieno deserto, dicendoci che sarebbe arrivato suo cugino per proseguire il viaggio. La sera invece si presentò un uomo armato di spada che pretendeva che pagassimo il soggiorno nella sua oasi. E poi voleva appartarsi con una ragazza del gruppo, che però viaggiava con il marito. Alla fine della trattativa accettò di lasciare la ragazza e si accontentò di 200 dollari a testa. Disse che ci avrebbe portato a Tripoli. Invece ci abbandonò in una casa diroccata, fuori dalla città, e lì poco dopo si presentò la polizia»
(Zerit, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande[14])

Molte le vittime, dovute tanto agli incidenti quanto agli abusi degli organizzatori dei viaggi

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«Ho visto morire con i miei occhi 44 dei 50 compagni di viaggio con cui eravamo partiti. Siamo stati due settimane in mezzo al deserto, senza acqua né cibo. I due autisti sudanesi ci avevano abbandonato nel deserto. Dicevano di aspettare, che sarebbero arrivate altre due auto per proseguire il viaggio. Ma sono arrivate soltanto due settimane dopo.»
(Saba, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande[15])

Khartoum - Assuan

Un'altra importante rotta è quella che porta dal Sudan all'Egitto, collegando Khartoum ad Aswan. Battuta fino a pochi anni fa quasi esclusivamente da sudanesi, dal 2006 anche gli emigranti eritrei percorrono questo tragitto, entrando in Egitto come via di transito verso Israle, paese che nel 2006 e 2007 ha ricevuto 10.000 richieste di asilo politico da parte di profughi entrati clandestinamente dalla sua frontiera con l'Egitto, lungo la penisola del Sinai, in maggioranza eritrei e sudanesi[16]. Nel corso del 2008, l'Egitto ha arrestato alla sua frontiera meridionale col Sudan alcune migliaia di profughi, eritrei e sudanesi. Secondo Amnesty International le autorità egiziane hanno rimpatriato almeno 1.200 richiedenti asilo eritrei nel giugno 2008[17]. Le condizioni di detenzione dei migranti nelle carceri egiziane sono pessime:

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«Alcuni di noi sono detenuti da oltre sei mesi. Quando siamo stati arrestati al confine, c'erano anche donne e bambini. Sono le nostre mogli, le nostre sorelle, i nostri bambini. Dopo alcuni giorni ci hanno separato, uomini e donne. E da oltre tre mesi non sappiamo dove siano e come stiano. A causa delle condizioni di detenzione siamo esposti a malattie e infezioni. Ciononostante in prigione non ci viene offerta alcuna assistenza medica. Come risultato, una delle nostre compagne rifugiate di nome ... è morta tre settimane fa.»
(Lettera anonima di un priogioniero eritreo nelle carceri egiziane, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande[18])

Le rotte del Mediterraneo

Sin dall'inizio degli anni Novanta il Mediterraneo è attraversato da diverse rotte migratorie, i cui flussi sono aumentati di pari passo con la chiusura delle frontiere degli Stati europei attraverso l'instaurazione di un regime di visti di ingresso particolarmente restrittivo verso i Paesi poveri. Il mare viene attraversato su imbarcazioni di fortuna, spesso vecchi pescherecci, barche in vetroresina o gommoni di tipo Zodiac. I principali punti d'ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche. Mediamente, in un anno, non più di 60.000 persone attraversano il Mediterraneo. Secondo l'Unhcr, i flussi sono misti, composti cioè di migranti economici e rifugiati politici.[19].

Le rotte principali sono una decina. La più antica, collega la costa del Marocco alla Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra, e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa oranese dell'Algeria, sempre verso l'Andalusia e talora verso le isole Baleari. La Spagna ha una seconda rotta, quella che parte dalla costa atlantica africana (Marocco, Sahara occidentale, Mauritania, Senegal, Gambia e Guinea) fino all'arcipelago delle isole Canarie. Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli e Zuwarah, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta. Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino tra Sousse e Monastir a Lampedusa, e la costa nord tra Bizerte e Cap Bon a Pantelleria. Dall'Egitto invece partono alcuni dei pescherecci che giungono nella Sicilia orientale e in Calabria. Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega Algeria e Sardegna, partendo dalla costa nei pressi della città di Annaba. In passato invece era Malta a costituire un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti ogni anno atterravano sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane. Nel Mediterraneo orientale in fine, le rotte marittime collegano la costa della Turchia alle vicine isole greche del Mar Egeo, in particolare Samos, Mitilini, Chios, e Farmokonissi. Sull'isola greca di Creta invece arrivano, in misura minore, imbarcazioni salpate dalla costa egiziana. Alla fine degli anni Novanta e inizio Duemila, migliaia di profughi kurdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la Calabria. Una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della Locride. Sulla rotta che negli anni Novanta collegava l'Albania alla Puglia invece, non hanno mai viaggiato migranti africani.

I flussi migratori nel Mediterraneo valgono un giro d'affari di centinaia di milioni di euro l'anno. Il prezzo dei viaggi varia da frontiera a frontiera, ma si aggira tra i 500 e i 2.000 dollari. Sebbene esistano viaggi autoorganizzati dagli stessi migranti, la maggior parte delle partenze è controllata da alcune organizzazioni, ognuna delle quali si occupa del passaggio di una frontiera. Ogni nazionalità ha i suoi connection man, che mettono in contatto il candidato all'emigrazione clandestina con il passeur e con la rete di persone che lo ospiterà e lo trasporterà al luogo di imbarco. Sconti particolari vengono fatti a chi si offre volontario per guidare le imbarcazioni, che per questo sono spesso affidate a capitani senza nessuna esperienza di mare. Anche per questo aumentano le vittime. Secondo Fortress Europe, almeno 8.905 persone sarebbero annegate sulle rotte migratorie del Mediterraneo e dell'Atlantico dal 1988, stando alle sole notizie riportate dalla stampa[20]. Le vittime in mare sono aumentate anche per l'evolversi delle rotte, che negli ultimi anni sono diventate più lunghe e pericolose, al fine di evitare gli intensificati pattugliamenti anti immigrazione, dal 2006 coordinati dall'agenzia europea Frontex ed esternalizzati nelle acque territoriali di alcuni Paesi di transito, come Turchia, Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Mauritania e Senegal.

Parallelamente al contrasto della migrazione via mare, si è assistito alla criminalizzazione del soccorso in mare. In particolare con i processi ad Agrigento alla Cap Anamur e ai pescatori tunisini, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver soccorso dei naufraghi africani in mare e averli tratti in salvo in porti italiani.

Spagna meridionale

Fin dalla fine degli anni Ottanta le acque dello stretto di Gibilterra sono state attraversate da importanti flussi migratori, inizialmente composti prevalentemente da cittadini marocchini e algerini, e in un secondo momento anche dell'Africa sub-sahariana. Oggi i punti di partenza interessano tutta la costa tra Larache e Hoceima, in Marocco, e tra Ghazaouet e Mostaganem in Algeria. Gli sbarchi avvengono sulla costa spagnola andalusa tra Cadiz e Almeria. Dal 2007 anche sulle isole Baleari. La traversata si effettua su piccole imbarcazioni e gommoni Zodiac. Nonostante il breve tratto di mare, dal 1988 le vittime sarebbero almeno 1.686[21].

I passeggeri sono marocchini, algerini e poi sub-sahariani dell'Africa occidentale e centrale. Per entrare in Marocco, i migranti sub-sahariani attraversano l'Algeria fino ad attraversare illegalmente la frontiera tra Maghnia e Oujda. La frontiera tra i due paesi ufficialmente è chiusa. Tuttavia passare la frontiera è estremamente semplice, a piedi o a bordo dei taxi locali. Oujda, nel nord est del Marocco, è anche il capolinea delle deportazioni dei migranti sub-sahariani arrestati in mare dalle autorità marocchine o rastrellati a El Ayun, Rabat e Casablanca durante le retate della polizia. I candidati all'emigrazione clandestina vengono così preventivamente arrestati e semplicemente abbandonati lungo la frontiera algerina, da dove raggiungono a piedi la bidonville alle porte della vicina città di Maghnia, oppure ritornano a Oujda, spesso minacciati dalla stessa polizia di frontiera algerina.

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«La polizia li scorta per un tratto, a piedi, dopodiché indica loro la direzione della frontiera con l'Algeria, a dieci minuti di cammino. A metà strada l'esercito algerino spara dei colpi in aria per spaventarli e costringerli a tornare indietro, ma dall'altro lato sono gli uomini delle forze ausiliarie marocchine a sparare... Nel corso della notte il gruppo, ormai perso, si ferma per riposare qualche ora sul territorio algerino, sotto le stelle. Improvvisamente il freddo è rotto dai passi di alcuni soldati algerini che svegliano tutti urlando di andarsene via da là, eccetto tre donne, che vengono prima perquisite, poi palpate e quindi stuprate»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 68-69)

Nel 2007, nelle acque tra Spagna e Marocco si sono tenuti pattugliamenti europei congiunti, sotto l'egida di Frontex, denominati missione Indalo. Anche la marina reale marocchina effettua pattugliamenti anti emigrazione. Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International e Human Rights Watch, il 28 aprile 2008 una nave della Marina reale marocchina avrebbe affondato un gommone carico di migranti subsahariani, causando la morte di almeno 28 persone, al largo di Hoceima.[22] Con il Marocco, la Spagna ha stretto accordi di riammissione che vengono applicati anche ai minori non accompagnati[23].

Dopo la militarizzazione della costa marocchina e la dura repressione del 2005 nelle valli intorno a Ceuta e Melilla, le rotte dell'emigrazione si sono concentrate sulle isole Canarie - che nel 2006 hanno accolto la cifra record di 31mila immigrati - e i punti di imbarco si sono spostati sempre più a sud, dalla Mauritania al Senegal, su rotte più lunghe e pericolose per evitare i pattugliamenti navali di Frontex.

Ceuta e Melilla

Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal Marocco, situate sulla costa del mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, Ceuta e Melilla hanno rappresentato per tutti gli anni Novanta due porte d'ingresso per la Spagna e l'Unione europea. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a Ceuta e nel 1998 a Melilla, la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'Unione europea. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della Guardia civil spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di 'Ain Chouatar, vicino Bouarfa. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati[24].

Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero, un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di Gourougou, davanti a Melilla, e almeno il doppio a Bel Younes, di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.

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«Nascosta tra gli alberi si forma una società parallela, organizzata con le proprie leggi e le proprie istituzioni, in gruppi divisi per nazionalità. Sono quasi tutti uomini, età media 25 anni. Ogni comunità è retta da un presidente, chairman, e dal suo bureau', un esecutivo composto da un ministro della finanza e un colonnello responsabile della sicurezza, eletti per maggioranza e in base all'anzianità in un 'assemblea collettiva»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 81-82)

Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di Médicins sans frontières denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confine[25]. Dal 2006 il flusso si è notevolmente ridotto. Alcuni tentano di raggiungere via mare le spiagge delle due città spagnole. Ma la maggior parte degli emigranti si è concentrata sulle rotte per le Canarie o per l'Andalusia.

Isole Canarie

Mappa delle isole Canarie

L'arcipelago delle isole Canarie (7 isole e sei isolotti minori), dista 108 km dal punto più vicino della costa africana, Tarfaya, in Marocco. A partire dal 1999 è una delle mete principali delle rotte dell'immigrazione africana via mare. Il numero di arrivi è salito di pari passo all'aumento dei pattugliamenti nello stretto di Gibilterra e a Ceuta e Melilla (dove nel 1998 veniva ultimata la doppia barriera lungo il confine). Nel 2002 si imbarcarono per le isole Canarie, dal Sahara occidentale e dal Marocco, 9.929 persone[26]. Un boom rispetto alle poche centinaia di persone all'anno degli anni precedenti. Per la prima volta nel 2002 il numero di sbarchi alle Canarie superò quello della costa andalusa. Ma il record di arrivi venne registrato nel 2006, con oltre 31.000 persone, in grande maggioranza africani sub-sahariani[27], salpati non più soltanto dalle coste del Sahara occidentale, ma anche da Mauritania, Senegal e Gambia. Nel 2007 gli arrivi alle Canarie sono invece diminuiti del 60% e nel 2008 continuano a diminuire. Le vittime su questa rotta, sono almeno 2.053 dal 1999, secondo Fortress Europe[28].

La diminuzione degli arrivi è stata causata dall'intensificarsi dei pattugliamenti europei congiunti, coordinati dall'agenzia Frontex attraverso la missione Hera, che ha coinvolto anche le autorità di Marocco, Mauritania e Senegal. Secondo dati ufficiali[29], Frontex ha respinto verso le coste africane 12.864 migranti tra il 2006 e il 2007. Il costo preventivato da Frontex per la missione Hera è di 12 milioni di euro l'anno. Altri 87 milioni sono stati stanziati dall’Ue per il biennio 2007-08 per finanziare i rimpatri dei migranti sbarcati alle Canarie (16.000 tra il gennaio e l’agosto del 2007, per un costo di 10,8 milioni di euro, ovvero 675 euro a testa). Parallelamente la Spagna ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell'Africa occidentale, prevedendo il rimpatrio dei migranti sbarcati irregolarmente. Come conseguenza è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull'arcipelago nel 2008, di solito protetti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo.

Una dettagliata analisi del fenomeno dell'immigrazione alle isole Canarie è stata fatta dalla ong spagnola APDHA[30]. Amnesty International ha invece curato un rapporto sulle condizioni dei migranti respinti in Mauritania dalle autorità spagnole[31]. Sulle missioni Frontex nell'Atlantico è invece disponibile uno studio della ong tedesca Pro Asyl.[32]

Algeria - Sardegna

Dalla fine del 2006 le coste cagliaritane sono meta delle rotte dell'emigrazione algerina. I migranti partono dalla costa tra Annaba, Sidi Salem, Oued Bukrat e El Bettah. I migranti viaggiano a bordo di piccole imbarcazioni di legno, a gruppi di 15-20 persone. Il viaggio costa circa 1.000 euro. Fino a pochi anni fa in Sardegna si arrivava soltanto nascosti sulle navi mercantili dirette a Cagliari. Il primo sbarco fu registrato il 30 agosto 2006. Una barca con 17 passeggeri approdò tra i turisti sulla spiaggia di Santa Margherita di Pula, a Cagliari. Inizialmente si pensò ad un errore del timoniere. Ma da allora la rotta è sempre più battuta. 189 arrivi nel 2006, 1.500 nel 2007 e 766 nel primo semestre 2008. L'utilizzo di questo nuovo tragitto potrebbe essere legato all'intenso pattugliamento lungo le coste occidentali algerine, tra Ghazaouet e Mostaganem, nella provincia di Oran, noto punto di imbarco per le coste spagnole. Lungo le rotte tra l'Algeria e la Sardegna hanno perso la vita almeno 110 persone[33].

Kamal ricorda il mal di mare, la fortissima nausea. Ricorda l’ansia delle ore trascorse a motore spento, nella notte, mentre all’orizzonte sfilavano le luci di una nave militare di pattugliamento. Poi, dopo un attimo di silenzio, accenna a quei corpi a galla tra le onde, in alto mare. Una decina. Ci passarono in mezzo. Algerini come lui. Annegati sulla stessa rotta che l’ha portato a Carbonia. Oggi Kamal lavora in una falegnameria. Gli danno 300 euro al mese. Di più non può chiedere, non ha i documenti. E comunque non è male. In Algeria non avrebbe guadagnato più di 100 euro. Per adesso l’affitto non lo paga. Vive in una casa abbandonata, a Cagliari. I soldi gli serviranno per sposarsi. Un matrimonio non costa meno di 5.000 euro. Il padre? Sapeva tutto. Quando gli ha detto che avrebbe bruciato le frontiere, non gli ha detto niente. Le parole sono diventate inutili contro la rabbia degli harragas

Libia - Malta - Italia

Nei primi nove mesi del 2007, secondo dati riportati dal Ministero dell'Interno, sono arrivati in Sicilia 12.753 migranti a bordo di imbarcazioni di fortuna, il 20% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2006. Nello stesso periodo 1.396 migranti sono sbarcati in Sardegna dall’Algeria e un migliaio in Calabria da Turchia e Egitto. A Malta, da gennaio a settembre 2007, sono arrivate 1.552 persone, in netto aumento rispetto ai 1.024 giunti sull’isola in tutto il 2006. Escludendo gli sbarchi in Calabria e Sardegna, la maggioranza dei migranti sbarcati a Malta e in Sicilia sono salpati dalle coste libiche occidentali, tra Zuwarah e Misratah. Eppure tra i 21.400 sbarcati in Sicilia in tutto il 2006 i libici sono solo 50. La Libia è soltanto un paese di transito. Le prime nazionalità sono Marocco (8.146), Egitto (4.200), Eritrea (2.859) e Tunisia (2.288). Arrivano insieme migranti economici e rifugiati. Circa il 60% dei 10.438 richiedenti asilo in Italia è arrivato proprio dal mare. Una rotta pericolosa quella del Canale di Sicilia, che dal 1988 ha fatto almeno 2.432 vittime, secondo la rassegna stampa internazionale curata da Fortress Europe, 1.503 delle quali disperse sui fondali del mare. E le vittime stanno aumentando nonostante la diminuzione degli arrivi. Già 502 morti nei primi nove mesi del 2007 contro i 302 di tutto il 2006. Si viaggia su barche più piccole (41 persone a bordo in media, contro i 101 del 2005), affidate direttamente alla guida dei passeggeri, che spesso non hanno esperienza di mare. I casi di omissione di soccorso da parte di pescherecci e mercantili si fanno sempre più frequenti, stando ai racconti dei naufraghi e ai processi contro pescatori accusati di favoreggiamento dell'immigrazione per aver soccorso dei migranti naufragati. Ma il vero motivo dell’aumento dei morti è il cambiamento delle rotte dei migranti: sempre più lunghe e sempre più al largo e quindi più pericolose, per evitare pattugliamenti e respingimenti in mare. Secondo dati della Guardia costiera italiana, il 44% dei 560 interventi di soccorso in mare effettuati nei primi sei mesi del 2007 dalla Guardia costiera sono stati effettuati in acque sar (search and rescue) di competenza maltese, “molti dei quali nati in area libica”, si legge in una nota inviata al Ministero degli esteri dalla Guardia costiera nel mese di ottobre 2007.

Siria - Turchia - Grecia

Bandiera dell'Etiopia disegnata su un muro del vecchio campo di detenzione per migranti sull'isola greca di Samos

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Altre rotte

Ucraina - Slovaccia

Egitto - Israele

Somalia - Yemen

Le stragi sulle rotte dell'immigrazione

Decine di migliaia di migranti e rifugiati politici hanno perso la vita tentando di raggiungere clandestinamente l'Unione europea negli ultimi vent'anni. Vittime soprattutto dei naufragi nel Mediterraneo e dei viaggi nel deserto del Sahara. Secondo i dati elaborati dall'osservatorio Fortress Europe e basati sulle notizie documentate dalla stampa internazionale, le vittime sulle rotte dell'immigrazione verso l'Ue sarebbero almeno 12.572.[34]. Si tratta di dati approssimati per difetto, in quanto non tutti i naufragi sono riportati sulla stampa, specialmente quelli occorsi in prossimità delle coste africane. Il dato reale pertanto potrebbe essere molto maggiore.

Nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico verso le Canarie - stima Fortress Europe - sono annegate 8.830 persone. Metà delle salme (4.648) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l'Egitto, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono 2.887, tra cui 1.830 dispersi[35]. Altre 110 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte almeno 4.189 persone di cui 2.099 risultano disperse[36]. Nell'Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 896 migranti, tra i quali si contano 461 dispersi.[37] Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 603 persone, delle quali 220 sono disperse [38]. Inoltre, almeno 603 migranti sono annegati sulle rotte per l'isola francese di Mayotte, nell'oceano Indiano. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti e mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container, ad esempio tra la Grecia e l'Italia. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 151 le morti accertate per soffocamento o annegamento dall'osservatorio. Nel Sahara poi le vittime censite sono almeno 1.594 dal 1996. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni - secondo quanto riportato dalla stampa - ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto

In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human rights watch e Afvic hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste[39].

Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 299 persone. E almeno 182 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'Oder-Neisse tra Polonia e Germania, nell'Evros tra Turchia e Grecia, nel Sava tra Bosnia e Croazia e nel Morava, tra Slovacchia e Repubblica Ceka. Altre 112 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in Turchia e Grecia. In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.

Infine, sotto gli spari della polizia di frontiera, sono morti ammazzati 199 migranti, di cui 35 soltanto a Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Marocco, 50 in Gambia, 47 in Egitto e altri 32 lungo il confine turco con l'Iran e l'Iraq. Ma ad uccidere sono anche le procedure di espulsione in Francia, Belgio, Germania, Spagna, Svizzera e l'esternalizzazione dei controlli delle frontiere in Marocco e Libia. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei. E altre 25 hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Inghilterra da Calais, nascosti nei camion o sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel Canale della Manica

Bibliografia

  • Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo, Roma, Infinito Edizioni, 2007.
  • Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini, Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2008
  • Stefano Liberti, A sud di Lampedusa. Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti, Roma, Minimum Fax, 2008
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  • A. Bensaâd, Voyage avec les clandestins du Sahel in "Le Monde Diplomatiques", settembre 2001: 16-17.
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  • Sandro De Luca, Le vie sahariane per l’Europa sono infinite in "Limes", n. 4, 2007:217-226
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  • Francesco Forgiane, La mano delle mafie sui nuovi schiavi in "Limes", n. 4, 2007: 157-160.
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Voci correlate

Collegamenti esterni

Note

  1. UNHCR Statistic Database
  2. Unhcr, sito della missione in Yemen
  3. Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008
  4. Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008
  5. Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008
  6. Jerusalem Post, 12 giugno 2008
  7. Amnesty International, Rapporto sulla Mauritania, 2008
  8. Fortress Europe
  9. Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli, 2008
  10. Rfi, Des centaines d'Africains livré au désert
  11. Fuga da Tripoli, 2008
  12. Fortress Europe, Rapporto Algeria 2007
  13. RFI, 21/10/05 «La 49e wilaya du Sable»
  14. Fortress Europe, Rapporto Libia 2007
  15. Fortress Europe, Rapporto Libia 2007
  16. Jerusalem Post, 12 giugno 2008
  17. Amnesty International, MDE 12/018/2008, 7 agosto 2008
  18. Fortress Europe, Egitto: lettera di un prigioniero eritreo
  19. Unhcr, 10 luglio 2006, Piano d’azione per la tutela dei diritti nell’ambito dei flussi migratori
  20. Dati Fortress Europe, 19 agosto 2008
  21. Fortress Europe, Dati anno per anno sulle vittime dell'immigrazione al largo della Spagna
  22. Amnesty International, 8 maggio 2008, Investigate on Migrants' deaths
  23. Spagna, Accordo di riammissione con il Marocco
  24. Le livre noir de Ceuta et Melilla, Migreurop
  25. Msf, Rapporto su Ceuta e Melilla, 2005
  26. La Nacion, Temor a una crisis humanitaria en las islas Canarias, 7 settembre 2006
  27. El Mundo, Más de 31.000 inmigrantes ilegales han sido interceptados en Canarias en 2006, 27 dicembre 2006
  28. Fortress Europe, Dati Spagna anno per anno
  29. Frontex Statistics
  30. APDHA, Derechos humanos en la frontera sur
  31. Amnesty, Rapporto Mauritania 2007
  32. Pro Asyl, Frontex auf den Kanarische inseln
  33. Fortress Europe, dati 19 agosto 2008
  34. Fortress Europe, 18 agosto 2008
  35. Fortress Europe, lista dei naufragi nel Canale di Sicilia e al largo della Sardegna
  36. Fortress Europe, lista dei naufragi al largo di Spagna e Canarie
  37. Fortress Europe, lista dei naufragi nel Mar Egeo
  38. Fortress Europe, lista dei naufragi nell'Adriatico
  39. The Baltimore Sun, 26/10/2000