Rotte africane dei migranti: differenze tra le versioni

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Con la locuzione '''rotte dei migranti''' vengono indicati i percorsi abituali attraversati da chi emigra.
 
 
[[Immagine:Carte des routes d'immigration africaine vers l'Europe.svg|thumb|right|300px|Mappa delle rotte dell'emigrazione dall'Africa occidentale]]
 
 
==Introduzione==
 
La maggior parte dell'emigrazione africana è interna al continente. Ovvero dalle zone rurali alle aree urbane, oppure da uno stato all'altro. Mete dell'immigrazione africana sono soprattutto il [[Sudafrica]] e i Paesi del Maghreb, in particolare la [[Libia]], che conta da sola circa due milioni di immigrati. Alto anche il numero di rifugiati e sfollati interni, oltre due milioni, secondo i dati dell'Alto commissariato dei rifugiati dell'Onu<ref>[http://www.who.int/globalatlas/loginmanagement/autologins/UNHCR_Pop_login.asp UNHCR Statistic Database]</ref>. La maggior parte sono i profughi della regione dei grandi laghi e del corno d'Africa. Vivono nei campi profughi in [[Congo]], [[Sudan]], [[Uganda]], [[Somalia]], e in misura minore in [[Costa d'Avorio]], [[Chad]], [[Kenya]], [[Etiopia]] e [[Sudafrica]]. Una parte consistente dell'esodo somalo si concentra poi sullo Yemen, sulle cui coste nel 2007 sono approdate circa 30.000 persone in fuga dalla guerra<ref>[http://www.unhcr.org/country/yem.html Unhcr, sito della missione in Yemen]</ref>. Una piccola parte degli emigranti economici e dei richiedenti asilo politico africani, ha come meta l'Europa. Gli immigrati dell'africa sub-sahariana nell'Ue erano, secondo un rapporto [[Iom]] del 2008, 800.000 persone<ref>[http://www.iom.int/jahia/webdav/site/myjahiasite/shared/shared/mainsite/published_docs/serial_publications/MRS-32_EN.pdf Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008]</ref>. Secondo lo stesso rapporto<ref>[http://www.iom.int/jahia/webdav/site/myjahiasite/shared/shared/mainsite/published_docs/serial_publications/MRS-32_EN.pdf Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008]</ref> la maggior parte degli emigranti dell'Africa sub-sahariana raggiungono l'Europa legalmente, con un visto turistico che poi lasciano scadere. Secondo statistiche accertate dall'Iom, ogni anno la popolazione sub-sahariana immigrata in Europa aumenta di circa 100.000 unità. Mentre il numero dei cittadini dell'africa sub-sahariana che attraversano clandestinamente il Mediterraneo può essere stimato, secondo l'Iom, tra i 5.000 e i 25.000 all'anno. Lo stesso rapporto svela come sia maggiore il numero degli immigrati sub-sahariani residenti nei paesi del Maghreb che non in Europa. Dei circa 120,000<ref>[http://www.iom.int/jahia/webdav/site/myjahiasite/shared/shared/mainsite/published_docs/serial_publications/MRS-32_EN.pdf Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, Iom 2008]</ref> emigranti sub-sahariani che entrano nei Paesi del nord Africa ogni anno, si stima che soltanto tra l'8 e il 20% continuerà il viaggio verso l'Europa in maniera clandestina. Le rotte per attraversare il [[Mediterraneo]] sono principalmente cinque. Dalla costa atlantica africana verso l'arcipelago spagnolo delle isole [[Canarie]]. Da [[Marocco]] e [[Algeria]] verso la costa spagnola dell'[[Andalusia]] e delle isole [[Baleari]] oppure verso le due enclaves spagnole di [[Ceuta]] e [[Melilla]]. Dall'[[Algeria]] alla [[Sardegna]]. Dalla [[Tunisia]], la [[Libia]] e l'[[Egitto]] verso la [[Sicilia]], [[Malta]] e le isole di [[Lampedusa]] e [[Pantelleria]]. E infine dalla [[Turchia]] verso la [[Grecia]]. In alcuni casi poi gli emigranti africani utilizzano la rotta dell'est europeo: atterrano con un visto turistico in [[Ucraina]] e proseguono verso [[Slovacchia]] e [[Polonia]] alla volta dell'Ue.
 
Per raggiungere il Mediterraneo esistono diverse rotte. Nella maggior parte dei casi, viaggiando senza visto, si è costretti ad attraversare il deserto del [[Sahara]]. Dall'Africa occidentale e centrale lo si fa attraversando il [[Mali]] verso l'[[Algeria]], oppure il [[Niger]] verso la [[Libia]]. Dal Corno d'Africa la rotta è quella che va dal [[Sudan]] verso la [[Libia]] o l'[[Egitto]]. E dall'Egitto parte la rotta verso Israele, paese nel quale circa 10.000 richiedenti asilo, in maggioranza eritrei e sudanesi, hanno fatto ingresso dalla frontiera egiziana del Sinai tra il 2006 e il 2007.<ref>[http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&cid=1212659721993 Jerusalem Post, 12 giugno 2008]</ref>
 
 
 
L’Unione europea ha coinvolto i Paesi del Nordafrica nelle sue politiche di contrasto all'immigrazione che attraversa il Mediterraneo, inducendo così i governi locali a politiche di repressione e di ‘rimpatrio’ forzato dei migranti che, in assenza di accordi di riammissione, vengono perlopiù ricondotti e abbandonati nei pressi delle zone sud di confine con i paesi limitrofi ([[Rosso]], al confine mauritano con il Senegal; [[Oujda]], al confine marocchino con l’[[Algeria]]; [[Tinzouatine]] e [[In Guezzam]] al confine algerino con il [[Mali]] e il [[Niger]], [[Kufrah]] e [[Tumu]], al confine libico con il [[Sudan]] e il [[Niger]].
 
 
Nel 2007, le politiche europee di esternalizzazione dei pattugliamenti marittimi, particolarmente riuscite in Mauritania, Senegal e Marocco, hanno ridotto i flussi migratori verso la Spagna, seppure a costo di molteplici violazioni dei diritti umani<ref>[http://www.amnesty.org/fr/library/info/AFR38/001/2008/fr Amnesty International, Rapporto sulla Mauritania, 2008]</ref>. Allo stesso tempo però sono aumentati i flussi nel Mediterraneo centrale e orientale, verso l'Italia e la Grecia.
 
 
Attraversare le diverse frontiere dell’Africa e i loro complessi apparati di sicurezza e di criminalità, o di  corruzione, è per molti migranti subsahariani un’odissea umana di cui si hanno spesso poche tracce e testimonianze. Il viaggio comporta un grandissimo costo in termini economici (migliaia di euro, in aree nelle quali il [[reddito procapite]] è per gran parte della popolazione inferiore ad 1 euro al giorno) ed in termini di rischio per la vita stessa. Altissimo è infatti il numero delle vittime nelle traversate dei deserti, del mare o durante altre tappe del viaggio. Oltre 12.000 sarebbero i morti alle frontiere dell'Ue dal 1988, secondo le notizie riportate dalla stampa internazionale<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com Fortress Europe]</ref>. Alcuni studiosi danno un interpretazione dell'emigrazione africana da un punto di vista culturale-simbolico, sostenendo che nell'[[Africa sub-sahariana]] il viaggio sia spesso vissuto come una variante, o un'alternativa, dei [[Rito di iniziazione|riti di iniziazione]] tradizionali. 
 
 
==Le rotte del Sahara==
 
Il deserto del [[Sahara]] unisce l'Africa sub-sahariana ai Paesi del Maghreb. Viene attraversato da migranti economici, in maggior parte dell'Africa occidentale, e rifugiati politici, provenienti soprattutto dal Corno d'Africa. Le traversate si effettuano a bordo di camion o fuoristrada, affidati alla guida di organizzazioni criminali che gestiscono il passaggio clandestino verso nord di uomini e merci. Durante i viaggi i passeggeri subiscono le razzie della polizia, dei ribelli e degli stessi autisti<REF>Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli, 2008</REF>. Negli ultimi dieci anni, almeno 1.594 persone hanno perso la vita attraversando il Sahara, secondo le stime di [[Fortress Europe]]. Ma il dato potrebbe essere molto più alto, dato che quasi ogni viaggio conta i suoi morti, stando alle testimonianze dei sopravvissuti. Non tutti coloro che attraversano il deserto hanno come obiettivo l'Europa. Al contrario, molti rimangono nei Paesi del Maghreb, spesso come lavoratori stagionali. Nel Sahara finiscono anche i viaggi di riaccompagnamento alla frontiera organizzati dai governi nordafricani, abituati da anni, sotto pressioni europee, ad abbandonare in mezzo al Sahara migliaia di migranti e rifugiati rintracciati sul loro territorio in modo irregolare<ref>[http://www.rfi.fr/actufr/articles/070/article_39057.asp Rfi, Des centaines d'Africains livré au désert]</ref>. Molte persone hanno perso la vita in seguito a queste pratiche<ref>[http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_LIBIA.pdf Fuga da Tripoli, 2008]</ref>:
 
 
{{quote|Da settembre, inizio delle espulsioni, è già una strage: 106 morti. Ma è solo il conto ufficiale ammesso dalle autorità. In ottobre l’incidente più grave, secondo le informazioni raccolte da un rappresentante della Mezza Luna Rossa nell’oasi di Dirkou: 50 immigrati muoiono schiacciati da un camion troppo pesante che si rovescia mentre arranca verso il passo di Tumu, al confine tra Libia e Niger. In gennaio un ragazzo del Ghana, mai identificato, viene sbranato da un branco di cani selvatici davanti ai suoi compagni di viaggio a Madama, la frontiera tra i due Paesi. L’ultima tragedia conosciuta, due settimane fa: tre ragazze nigeriane morte di sete a un giorno da Tumu e altre 15 raccolte in fin di vita con quattro uomini, abbandonati nel deserto da chi aveva organizzato il loro rientro. Nessuno però sa quanti siano davvero i corpi sepolti dalla sabbia, lontano dalle rotte indicate dalle carte geografiche: passeggeri uccisi dalla fatica, dagli incidenti o rapinati e lasciati tra le dune dai trafficanti che avrebbero dovuto riportarli a casa|Bilal, Fabrizio Gatti, Rizzoli 2008}}
 
 
=== Agadez - Dirkou - Sebha ===
 
La prima rotta migratoria attraversa il [[Niger]], congiungendo l'Africa centrale e occidentale alla [[Libia]], da dove il viaggio talvolta prosegue verso l'[[Italia]]. Il percorso segue l’antico tragitto carovaniero via [[Agadez]] e [[Dirkou]] alla volta di [[Madama]] per poi entrare in Libia nei pressi del posto frontaliero di [[Tumu]] e risalire alla volta dell'oasi di [[Sebha]] (in [[Libia]]). Sulla rotta i migranti sono spesso vittime delle razzie di polizia e ribelli:
 
 
{{quote|Ho visto persone costrette dai militari a bere acqua fetida per indurre problemi intestinali e fargli espellere le palline con le banconote arrotolate nel cellophane che avevano ingoiato per non farsi derubare|Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, luglio 2008, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/niger-i-rifugiati-sbarcati-in-italia.html Niger: i rifugiati denunciano gli abusi subiti nel Sahara]}}
 
 
Per chi rimane senza soldi il viaggio si tramuta in tragedia. Secondo diverse testimonianze le oasi del deserto nigerino e libico sarebbero disseminate di schiavi. Giovani partiti dall'Africa occidentale alla volta dell'Europa e rimasti bloccati senza soldi per proseguire nè per ritornare.
 
 
{{quote|Dirkou è una gabbia e il Sahara e il Ténéré sono le sue sbarre. Di disperati come loro, prigionieri dell’oasi, ne hanno contati diecimila. Per non morire di fame lavorano gratis. Nelle case dei commercianti o nei palmeti. Lavano pentole, curano orti e giardini, raccolgono datteri, impastano mattoni. In cambio di una scodella di miglio, un piatto di pasta, il caffè, qualche sigaretta. Volevano arrivare in Italia, sono diventati schiavi. Solo dopo mesi di fatica il padrone li lascia andare, pagando finalmente il biglietto per la Libia: 25 mila franchi, 38 euro e 50. Impossibile chiedere aiuto. Anche solo far sapere a mogli e genitori che non si è ancora morti. Non c’è banca, non c’è Internet. Il telefono a Dirkou non esiste|Reportage di Fabrizio Gatti, Corriere della Sera, [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/12_Dicembre/31/deserto.shtml Clandestini schiavi nell’oasi del Ténéré]}}
 
 
====Collegamenti esterni====
 
[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/il-sogno-e-lillusione.html Il sogno e l'illusione], video intervista, 19 minuti. Un rifugiato congolese racconta il viaggio nel deserto nigerino e gli abusi subiti dalla polizia libica. Di [[Enrico Montalbano]]
 
 
=== Gao - Tinzaouatine - Tamanrasset ===
 
Sin dagli anni Novanta, una seconda rotta migratoria attraversa il [[Mali]], raccogliendo i flussi migratori in provenienza dalle regioni dell’Africa occidentale verso l'[[Algeria]], paese di transito per raggiungere il [[Marocco]] e da lì imbarcarsi alla volta della costa meridionale della [[Spagna]] o delle isole [[Canarie]], oppure tentando di entrare nel territorio delle due enclave spagnole di [[Ceuta]] e [[Melilla]], in [[Marocco]]. La rotta segue i percorsi delle reti carovaniere transahariane praticate per secoli dalle popolazioni nomadi ([[tuareg]]) di [[Mali]], [[Niger]] e [[Algeria]]. I nuovi snodi carovanieri rimodellano il paesaggio urbano e ripopolano di migranti e di gruppi dediti al trasporto e alla gestione del loro trasporto - ma anche al contrabbando di merci, droga e armi - le città di [[Gao]], [[Kidal]] (in Mali) e [[Tamanrasset]] (in Algeria).
 
 
Da anni il governo algerino pratica respingimenti alla frontiera dei migranti sub-sahariani sprovvisti di documenti di soggiorno. Così migliaia di persone ogni anno sono abbandonate in pieno deserto vicino ai posti frontalieri di [[Bordj-Mokhtar]], al confine con il [[Mali]], e [[In Guezzam]], al confine con il [[Niger]]<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_ALGERIA.pdf Rapporto Algeria 2007]</ref>. Succede così che migliaia di deportati transitino e sostino, a volte per mesi o anni, nelle oasi frontaliere come quella di [[Tinzaouatine]], in [[Mali]]<ref>RFI, 21/10/05 [http://www.rfi.fr/actufr/articles/070/article_39321.asp «La 49e wilaya du Sable»]</ref>.
 
 
I deportati si autodefiniscono in gergo ''aventuriers'', avventurieri. Vivono in vecchie case abbandonate o nelle grotte dei massicci di pietra del deserto. Le abitazioni vengono denominate ''ghetto'', e sono divise per nazionalità. C'è il ghetto degli ivoriani, quello dei nigeriani, quello dei camerunesi. Ogni comunità è organizzata con un presidente, un vice presidente, un segretario e un responsabile della sicurezza. In nessuna delle abitazioni c'è elettricità né acqua corrente. La prima città dista 400 chilometri, [[Kidal]], [[in Mali]]. Nell'oasi non c'è telefono nè [[Western Union]]. Chi vi è bloccato, sopravvive lavorando in condizioni di schiavitù per i tuareg che abitano nell'oasi. Oppure tenta di raggiungere Kidal avventurandosi in disperate marce a piedi.
 
 
{{quote|Tinzaouatine è un inferno che raccoglie tutte le sofferenze della terra. I clandestini vivono nascosti tra le rocce, nella sabbia, sotto baracche di plastica o dentro le grotte, raggruppati per nazionalità. C'è un unico vecchio pozzo per tutti. Sarà profondo 15 metri. L'acqua non si vede, ma quando la tiri su è verde. Si mangia polvere e ''chat'', nome in codice delle capre rubate ai tamashek. Chi ha un po' di soldi compra la merce in arrivo da Kidal e la va a rivendere al villaggio. Alcuni lavorano come servi nelle case. Fanno le pulizie o il bucato per 20-30 dinar, meno di 40 centesimi di euro. Ogni giorno il vento alza una tempesta di sabbia e poi fa estremamente caldo. Alcunisono completamente impazziti|Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande in ''Mamadou va a morire'', Infinito edizioni, Roma, 2008, pag.91}}
 
 
=== Khartoum - Kufrah ===
 
I flussi migratori originari del Corno d'Africa transitano per la rotta che dal Sudan attraversa il deserto libico, superando l'oasi di [[Kufrah]] alla volta di [[Ijdabiya]], sulla costa mediterranea. La rotta è praticata in particolare da profughi sudanesi, somali, etiopi ed eritrei. Il biglietto si acquista nei mercati di Khartoum, la capitale del Sudan. Da lì si parte su dei fuoristrada pick up che trasportano una media di trenta persone. Il viaggio - salvo imprevisti - dura un paio di settimane. I superstiti raccontano continui soprusi da parte degli autisti e della polizia.
 
 
{{quote|L’autista sudanese ci lasciò in un’oasi lontana da Kufrah, in pieno deserto, dicendoci che sarebbe arrivato suo cugino per proseguire il viaggio. La sera invece si presentò un uomo armato di spada che pretendeva che pagassimo il soggiorno nella sua oasi. E poi voleva appartarsi con una ragazza del gruppo, che però viaggiava con il marito. Alla fine della trattativa accettò di lasciare la ragazza e si accontentò di 200 dollari a testa. Disse che ci avrebbe portato a Tripoli. Invece ci abbandonò in una casa diroccata, fuori dalla città, e lì poco dopo si presentò la polizia|Zerit, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_LIBIA.pdf Rapporto Libia 2007]</ref>}}
 
 
Molte le vittime, dovute tanto agli incidenti quanto agli abusi degli organizzatori dei viaggi
 
{{quote|Ho visto morire con i miei occhi 44 dei 50 compagni di viaggio con cui eravamo partiti. Siamo stati due settimane in mezzo al deserto, senza acqua né cibo. I due autisti sudanesi ci avevano abbandonato nel deserto. Dicevano di aspettare, che sarebbero arrivate altre due auto per proseguire il viaggio. Ma sono arrivate soltanto due settimane dopo.|Saba, Eritrea, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/RAPPORTO_LIBIA.pdf Rapporto Libia 2007]</ref>}}
 
 
=== Khartoum - Assuan ===
 
Un'altra importante rotta è quella che porta dal [[Sudan]] all'[[Egitto]], collegando [[Khartoum]] ad [[Aswan]]. Battuta fino a pochi anni fa quasi esclusivamente da sudanesi, dal 2006 anche gli emigranti eritrei percorrono questo tragitto, entrando in [[Egitto]] come via di transito verso [[Israle]], paese che nel 2006 e 2007 ha ricevuto 10.000 richieste di asilo politico da parte di profughi entrati clandestinamente dalla sua frontiera con l'[[Egitto]], lungo la penisola del [[Sinai]], in maggioranza eritrei e sudanesi<ref>[http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&cid=1212659721993 Jerusalem Post, 12 giugno 2008]</ref>. Nel corso del 2008, l'[[Egitto]] ha arrestato alla sua frontiera meridionale col Sudan alcune migliaia di profughi, eritrei e sudanesi. Secondo [[Amnesty International]] le autorità egiziane hanno rimpatriato almeno 1.200 richiedenti asilo eritrei nel giugno 2008<ref>[http://www.amnesty.org/en/region/africa/east-africa/eritrea Amnesty International, MDE 12/018/2008, 7 agosto 2008]</ref>. Le condizioni di detenzione dei migranti nelle carceri egiziane sono pessime:
 
 
{{quote|Alcuni di noi sono detenuti da oltre sei mesi. Quando siamo stati arrestati al confine, c'erano anche donne e bambini. Sono le nostre mogli, le nostre sorelle, i nostri bambini. Dopo alcuni giorni ci hanno separato, uomini e donne. E da oltre tre mesi non sappiamo dove siano e come stiano. A causa delle condizioni di detenzione siamo esposti a malattie e infezioni. Ciononostante in prigione non ci viene offerta alcuna assistenza medica. Come risultato, una delle nostre compagne rifugiate di nome ... è morta tre settimane fa.|Lettera anonima di un priogioniero eritreo nelle carceri egiziane, testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/egitto-lettera-di-un-prigioniero.html Egitto: lettera di un prigioniero eritreo]</ref>}}
 
 
==Le rotte del Mediterraneo==
 
Sin dall'inizio degli anni Novanta il Mediterraneo è attraversato da diverse rotte migratorie, i cui flussi sono aumentati di pari passo con la chiusura delle frontiere degli Stati europei attraverso l'instaurazione di un regime di visti di ingresso particolarmente restrittivo verso i Paesi poveri. Il mare viene attraversato su imbarcazioni di fortuna, spesso vecchi pescherecci, barche in vetroresina o gommoni di tipo Zodiac. I principali punti d'ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche. Mediamente, in un anno, non più di 60.000 persone attraversano il Mediterraneo. Secondo l'[[Unhcr]], i flussi sono misti, composti cioè di migranti economici e rifugiati politici.<ref>Unhcr, 10 luglio 2006, [http://www.unhcr.it/index.php?option=com_content&task=view&id=602&Itemid=133 Piano d’azione per la tutela dei diritti nell’ambito dei flussi migratori]</ref>.
 
 
Le rotte principali sono una decina. La più antica, collega la costa del [[Marocco]] alla [[Spagna]], attraverso lo stretto di [[Gibilterra]], e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa oranese dell'[[Algeria]], sempre verso l'[[Andalusia]] e talora verso le isole [[Baleari]]. La [[Spagna]] ha una seconda rotta, quella che parte dalla costa atlantica africana ([[Marocco]], [[Sahara occidentale]], [[Mauritania]], [[Senegal]], [[Gambia]] e [[Guinea]]) fino all'arcipelago delle isole [[Canarie]]. Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli e Zuwarah, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta. Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino tra [[Sousse]] e [[Monastir]] a [[Lampedusa]], e la costa nord tra [[Bizerte]] e [[Cap Bon]] a [[Pantelleria]]. Dall'[[Egitto]] invece partono alcuni dei pescherecci che giungono nella [[Sicilia]] orientale e in [[Calabria]]. Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega [[Algeria]] e [[Sardegna]], partendo dalla costa nei pressi della città di [[Annaba]]. In passato invece era [[Malta]] a costituire un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti ogni anno atterravano sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane. Nel Mediterraneo orientale in fine, le rotte marittime collegano la costa della [[Turchia]] alle vicine isole greche del [[Mar Egeo]], in particolare [[Samos]], [[Mitilini]], [[Chios]], e [[Farmokonissi]]. Sull'isola greca di [[Creta]] invece arrivano, in misura minore, imbarcazioni salpate dalla costa egiziana. Alla fine degli anni Novanta e inizio Duemila, migliaia di profughi kurdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la [[Calabria]]. Una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della [[Locride]]. Sulla rotta che negli anni Novanta collegava l'[[Albania]] alla [[Puglia]] invece, non hanno mai viaggiato migranti africani.
 
 
I flussi migratori nel Mediterraneo valgono un giro d'affari di centinaia di milioni di euro l'anno. Il prezzo dei viaggi varia da frontiera a frontiera, ma si aggira tra i 500 e i 2.000 dollari. Sebbene esistano viaggi autoorganizzati dagli stessi migranti, la maggior parte delle partenze è controllata da alcune organizzazioni, ognuna delle quali si occupa del passaggio di una frontiera. Ogni nazionalità ha i suoi ''connection man'', che mettono in contatto il candidato all'emigrazione clandestina con il passeur e con la rete di persone che lo ospiterà e lo trasporterà al luogo di imbarco. Sconti particolari vengono fatti a chi si offre volontario per guidare le imbarcazioni, che per questo sono spesso affidate a capitani senza nessuna esperienza di mare. Anche per questo aumentano le vittime. Secondo [[Fortress Europe]], almeno 8.905 persone sarebbero annegate sulle rotte migratorie del Mediterraneo e dell'Atlantico dal 1988, stando alle sole notizie riportate dalla stampa<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/fortezza-europa.html Dati Fortress Europe, 19 agosto 2008]</ref>. Le vittime in mare sono aumentate anche per l'evolversi delle rotte, che negli ultimi anni sono diventate più lunghe e pericolose, al fine di evitare gli intensificati pattugliamenti anti immigrazione, dal 2006 coordinati dall'agenzia europea [[Frontex]] ed esternalizzati nelle acque territoriali di alcuni Paesi di transito, come [[Turchia]], [[Egitto]], [[Libia]], [[Algeria]], [[Marocco]], [[Mauritania]] e [[Senegal]].
 
 
Parallelamente al contrasto della migrazione via mare, si è assistito alla criminalizzazione del soccorso in mare. In particolare con i processi ad Agrigento alla [[Cap Anamur]] e ai pescatori tunisini, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver soccorso dei naufraghi africani in mare e averli tratti in salvo in porti italiani.
 
 
===Spagna meridionale===
 
Fin dalla fine degli anni Ottanta le acque dello stretto di Gibilterra sono state attraversate da importanti flussi migratori, inizialmente composti prevalentemente da cittadini marocchini e algerini, e in un secondo momento anche dell'Africa sub-sahariana. Oggi i punti di partenza interessano tutta la costa tra [[Larache]] e [[Hoceima]], in [[Marocco]], e tra [[Ghazaouet]] e [[Mostaganem]] in [[Algeria]]. Gli sbarchi avvengono sulla costa spagnola andalusa tra [[Cadiz]] e [[Almeria]]. Dal 2007 anche sulle isole [[Baleari]]. La traversata si effettua su piccole imbarcazioni e gommoni Zodiac. Nonostante il breve tratto di mare, dal 1988 le vittime sarebbero almeno 1.686<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/i-numeri-della-spagna-anno-per-anno.html Dati anno per anno sulle vittime dell'immigrazione al largo della Spagna]</ref>.
 
 
I passeggeri sono marocchini, algerini e poi sub-sahariani dell'Africa occidentale e centrale. Per entrare in [[Marocco]], i migranti sub-sahariani attraversano l'Algeria fino ad attraversare illegalmente la frontiera tra [[Maghnia]] e [[Oujda]]. La frontiera tra i due paesi ufficialmente è chiusa. Tuttavia passare la frontiera è estremamente semplice, a piedi o a bordo dei taxi locali. [[Oujda]], nel nord est del [[Marocco]], è anche il capolinea delle deportazioni dei migranti sub-sahariani arrestati in mare dalle autorità marocchine o rastrellati a [[El Ayun]], [[Rabat]] e [[Casablanca]] durante le retate della polizia. I candidati all'emigrazione clandestina vengono così preventivamente arrestati e semplicemente abbandonati lungo la frontiera algerina, da dove raggiungono a piedi la ''bidonville'' alle porte della vicina città di [[Maghnia]], oppure ritornano a [[Oujda]], spesso minacciati dalla stessa polizia di frontiera algerina.
 
 
{{quote|La polizia li scorta per un tratto, a piedi, dopodiché indica loro la direzione della frontiera con l'Algeria, a dieci minuti di cammino. A metà strada l'esercito algerino spara dei colpi in aria per spaventarli e costringerli a tornare indietro, ma dall'altro lato sono gli uomini delle ''forze ausiliarie'' marocchine a sparare... Nel corso della notte il gruppo, ormai perso, si ferma per riposare qualche ora sul territorio algerino, sotto le stelle. Improvvisamente il freddo è rotto dai passi di alcuni soldati algerini che svegliano tutti urlando di andarsene via da là, eccetto tre donne, che vengono prima perquisite, poi palpate e quindi stuprate|Gabriele Del Grande, ''Mamadou va a morire'', Roma, 2007, pag. 68-69}}
 
 
Nel 2007, nelle acque tra [[Spagna]] e [[Marocco]] si sono tenuti pattugliamenti europei congiunti, sotto l'egida di [[Frontex]], denominati missione [[Indalo]]. Anche la marina reale marocchina effettua pattugliamenti anti emigrazione. Secondo testimonianze raccolte da [[Amnesty International]] e [[Human Rights Watch]], il 28 aprile 2008 una nave della Marina reale marocchina avrebbe affondato un gommone carico di migranti subsahariani, causando la morte di almeno 28 persone, al largo di [[Hoceima]].<ref>Amnesty International, 8 maggio 2008, [http://www.amnesty.nl/voor_de_pers_artikel/32513 Investigate on Migrants' deaths]</ref> Con il Marocco, la Spagna ha stretto accordi di riammissione che vengono applicati anche ai minori non accompagnati<ref>Spagna, [http://www.intermigra.info/extranjeria/archivos/legislacion/acmenasCGA429.pdf Accordo di riammissione con il Marocco]</ref>.
 
 
Dopo la militarizzazione della costa marocchina e la dura repressione del 2005 nelle valli intorno a Ceuta e Melilla, le rotte dell'emigrazione si sono concentrate sulle isole Canarie - che nel 2006 hanno accolto la cifra record di 31mila immigrati - e i punti di imbarco si sono spostati sempre più a sud, dalla [[Mauritania]] al [[Senegal]], su rotte più lunghe e pericolose per evitare i pattugliamenti navali di [[Frontex]].
 
 
===Ceuta e Melilla===
 
[[Image:Frontera España-Marruecos, por Ceuta.jpg|thumb|La barriera tra [[Spagna]] and [[Marocco]].]]
 
 
[[Ceuta]] e [[Melilla]] sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal [[Marocco]], situate sulla costa del mar [[Mediterraneo]] vicino allo stretto di [[Gibilterra]], con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'[[Africa]] sub-sahariana, [[Ceuta]] e [[Melilla]] hanno rappresentato per tutti gli anni Novanta due porte d'ingresso per la [[Spagna]] e l'[[Unione europea]]. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a [[Ceuta]] e nel 1998 a [[Melilla]], la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'[[Unione europea]]. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della [[Guardia civil]] spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di [['Ain Chouatar]], vicino [[Bouarfa]]. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati<ref>[http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/livrenoir-ceuta.pdf ''Le livre noir de Ceuta et Melilla'', Migreurop]</ref>.
 
 
Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di [[José Luis Rodríguez Zapatero]], un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di [[Gourougou]], davanti a Melilla, e almeno il doppio a [[Bel Younes]], di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.
 
{{quote|Nascosta tra gli alberi si forma una società parallela, organizzata con le proprie leggi e le proprie istituzioni, in gruppi divisi per nazionalità. Sono quasi tutti uomini, età media 25 anni. Ogni comunità è retta da un presidente, ''chairman'', e dal suo ''bureau', un esecutivo composto da un ministro della finanza e un colonnello responsabile della sicurezza, eletti per maggioranza e in base all'anzianità in un 'assemblea collettiva|Gabriele Del Grande, ''Mamadou va a morire'', Roma, 2007, pag. 81-82}}
 
 
Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di [[Médicins sans frontières]] denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confine<ref>Msf, [http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/Report_MoroccoENG_DFF.pdf Rapporto su Ceuta e Melilla], 2005</ref>. Dal 2006 il flusso si è notevolmente ridotto. Alcuni tentano di raggiungere via mare le spiagge delle due città spagnole. Ma la maggior parte degli emigranti si è concentrata sulle rotte per le [[Canarie]] o per l'[[Andalusia]].
 
 
====Collegamenti esterni====
 
[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/melilla-choque-de-civilizaciones.html Melilla: choque de civilizaciones]. Abusi, pestaggi, omicidi. Alle porte d’Europa. Uno dei documentari più completi sull’enclave spagnola. Girato dalla ong Prodein
 
 
=== Isole Canarie ===
 
[[Immagine:Localización de Canarias.png|thumb|right|720px|Mappa delle isole Canarie]]
 
L'arcipelago delle isole [[Canarie]] (7 isole e sei isolotti minori), dista 108 km dal punto più vicino della costa africana, [[Tarfaya]], in [[Marocco]]. A partire dal 1999 è una delle mete principali delle rotte dell'immigrazione africana via mare. Il numero di arrivi è salito di pari passo all'aumento dei pattugliamenti nello stretto di Gibilterra e a Ceuta e Melilla (dove nel 1998 veniva ultimata la doppia barriera lungo il confine). Nel 2002 si imbarcarono per le isole Canarie, dal Sahara occidentale e dal Marocco, 9.929 persone<ref>La Nacion, [http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=838366 Temor a una crisis humanitaria en las islas Canarias], 7 settembre 2006</ref>. Un boom rispetto alle poche centinaia di persone all'anno degli anni precedenti. Per la prima volta nel 2002 il numero di sbarchi alle Canarie superò quello della costa andalusa. Ma il record di arrivi venne registrato nel 2006, con oltre 31.000 persone, in grande maggioranza africani sub-sahariani<ref>El Mundo, [http://www.elmundo.es/elmundo/2006/12/27/espana/1167225793.html Más de 31.000 inmigrantes ilegales han sido interceptados en Canarias en 2006], 27 dicembre 2006</ref>, salpati non più soltanto dalle coste del [[Sahara occidentale]], ma anche da [[Mauritania]], [[Senegal]] e [[Gambia]]. Nel 2007 gli arrivi alle Canarie sono invece diminuiti del 60% e nel 2008 continuano a diminuire. Le vittime su questa rotta, sono almeno 2.053 dal 1999, secondo [[Fortress Europe]]<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/i-numeri-della-spagna-anno-per-anno.html Dati Spagna anno per anno]</ref>.
 
 
La diminuzione degli arrivi è stata causata dall'intensificarsi dei pattugliamenti europei congiunti, coordinati dall'agenzia [[Frontex]] attraverso la missione [[Hera]], che ha coinvolto anche le autorità di [[Marocco]], [[Mauritania]] e [[Senegal]]. Secondo dati ufficiali<ref>[http://www.frontex.europa.eu/newsroom/news_releases/art40.html Frontex Statistics]</ref>, [[Frontex]] ha respinto verso le coste africane 12.864 migranti tra il 2006 e il 2007. Il costo preventivato da [[Frontex]] per la missione [[Hera]] è di 12 milioni di euro l'anno. Altri 87 milioni sono stati stanziati dall’Ue per il biennio 2007-08 per finanziare i rimpatri dei migranti sbarcati alle [[Canarie]] (16.000 tra il gennaio e l’agosto del 2007, per un costo di 10,8 milioni di euro, ovvero 675 euro a testa). Parallelamente la [[Spagna]] ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell'Africa occidentale, prevedendo il rimpatrio dei migranti sbarcati irregolarmente. Come conseguenza è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull'arcipelago nel 2008, di solito protetti dalla [[Convenzione per i diritti del fanciullo]].
 
 
Una dettagliata analisi del fenomeno dell'immigrazione alle isole [[Canarie]] è stata fatta dalla ong spagnola [[APDHA]]<ref>APDHA, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/derechos-humanos-en-la-frontera-sur.html Derechos humanos en la frontera sur]</ref>. [[Amnesty International]] ha invece curato un rapporto sulle condizioni dei migranti respinti in [[Mauritania]] dalle autorità spagnole<ref>[http://www.amnesty.org/fr/library/info/AFR38/001/2008/fr, Amnesty, Rapporto Mauritania 2007]</ref>. Sulle missioni [[Frontex]] nell'Atlantico è invece disponibile uno studio della ong tedesca [[Pro Asyl]].<ref>[http://www.proasyl.de/fileadmin/proasyl/fm_redakteure/Europa/Frontex/Gutachten_Geltung_MRe_auf_See_Sept._2007.pdf, Pro Asyl, Frontex auf den Kanarische inseln]</ref>
 
 
====Collegamenti esterni====
 
[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/traverse-clandestine.html Traversée clandestine]. Documentario video di 48 minuti, di G. Deniau, per Envoyé Special. Un giornalista sopravvive a un naufragio e arriva alle Canarie a bordo di un cayucos con i migranti
 
 
===Algeria - Sardegna===
 
Dalla fine del 2006 le coste cagliaritane sono meta delle rotte dell'emigrazione algerina. I migranti partono dalla costa tra [[Annaba]], [[Sidi Salem]], [[Oued Bukrat]] e [[El Bettah]]. I migranti viaggiano a bordo di piccole barche in legno o vetroresina dotate di piccoli motori fuoribordo, a gruppi di 15-20 persone. Il tragitto copre circa 250 km e costa intorno ai 1.000 euro. Fino a pochi anni fa in Sardegna si arrivava soltanto nascosti sulle navi mercantili dirette a Cagliari. Il primo sbarco fu registrato il 30 agosto 2006. Una barca con 17 passeggeri approdò tra i turisti sulla spiaggia di [[Santa Margherita di Pula]], a [[Cagliari]]. Inizialmente si pensò ad un errore del timoniere. Ma da allora la rotta è sempre più battuta. 189 arrivi nel 2006, 1.500 nel 2007 e 766 nel primo semestre 2008. L'utilizzo di questo nuovo tragitto potrebbe essere legato all'intenso pattugliamento lungo le coste occidentali algerine, tra Ghazaouet e Mostaganem, nella provincia di Oran, noto punto di imbarco per le coste spagnole. Lungo le rotte tra l'Algeria e la Sardegna hanno perso la vita almeno 110 persone<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/fortezza-europa.html dati 19 agosto 2008]</ref>.
 
{{quote|Kamal ricorda il mal di mare, la fortissima nausea. Ricorda l’ansia delle ore trascorse a motore spento, nella notte, mentre all’orizzonte sfilavano le luci di una nave militare di pattugliamento. Poi, dopo un attimo di silenzio, accenna a quei corpi a galla tra le onde, in alto mare. Una decina. Ci passarono in mezzo. Algerini come lui. Annegati sulla stessa rotta che l’ha portato a Carbonia|Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/marzo-2008.html Fortress Europe]}}
 
 
Nel 2007, nelle acque tra Algeria e Sardegna, l'agenzia europea [[Frontex]] ha coordinato una missione di pattugliamento congiunto nominata [[Hermes]]<ref>[http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/rapporti/2007_sea_border_operations_1_.pdf Rapporto attività Frontex 2007]</ref>. Costata 1.890.000 euro, ha visto la partecipazione di Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Romania e Regno Unito, con il dispiegamento di 6 corvette, 5 elicotteri, 2 aerei e 17 esperti di polizia. In un mese di attività, dal 18 settembre al 9 ottobre 2007, sono stati intercettati 30 migranti. Nelle acque algerine, la marina militare algerina ha attivato a sua volta un dispositivo di pattugliamento e soccorso in mare.
 
 
====Collegamenti esterni====
 
[http://fortresseurope.blogspot.com/2008/02/gli-harragas-di-annaba.html Gli harragas di Annaba]. Video documentario di 30 minuti, realizzato da ''Un mondo a Colori''. Parte dall'Algeria la nuova rotta per la Sardegna. Le voci dei migranti, le paure dei sardi e il lutto delle famiglie
 
 
===Libia - Malta - Italia ===
 
Per la sua posizione geografica, l'Italia rappresenta uno dei punti di ingresso in Europa per la migrazione africana. A partire dagli anni Novanta le coste trapanesi e lampedusane hanno conosciuto gli sbarchi prima di tunisini, e poi di cittadini del Nord Africa e di tutta l'Africa sub-sahariana che raggiungevano la Tunisia per imbarcarsi alla volta di Lampedusa. E anche di cittadini dell'Asia, che facendo scalo, in aereo, a Malta, venivano poi imbarcati clandestinamente su vecchie imbarcazioni che li accompagnavano sulle coste della Sicilia orientale. La situazione cambia a partire dal 1998. Il 6 agosto di quell'anno viene firmato uno ''Scambio di note tra l'Italia e la Tunisia concernente l'ingresso e la riammissione delle persone in posizione irregolare''. Alla Tunisia vengono inviati supporti tecnici ed operativi e un fondo di 15 miliardi di lire per tre anni. 500 milioni di lire sono dedicati alla ''realizzazione in Tunisia di centri di permanenza''<ref>[http://www.altrodiritto.unifi.it/index.htm?frontier/storia/riammiss.htm Accordi di riammissione e direttiva sui rimpatri], L'altro diritto, Università di Firenze, Fulvio Vassallo Paleologo, 2008</ref>. Il giro di vite anti-emigrazione applicato dal governo tunisino non fa che spostare più a sud le partenze. L'emigrazione sub-sahariana scompare dalla Tunisia. L'ultimo paese di transito per arrivare in Italia è la Libia. Le partenze da allora si concentrano lungo le coste tra Zuwarah e Tripoli. Nel frattempo anche la situazione a Malta cambia. Dopo l'ingresso nell'Unione europea nel 2004, l'isola cessa di essere una base logistica per gli organizzatori delle traversate. Al contrario, diventa una meta per i migranti partiti dalla Libia. Gli arrivi aumentano a partire dal 2002. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta di naufraghi finiti alla deriva e soccorsi dalla marina maltese. Dalla Libia nessuno vuole andare a Malta. Nell'isola infatti i nuovi sbarcati vanno incontro a una detenzione fino a 18 mesi in condizioni giudicate degradanti dallo stesso Parlamento Europeo<ref>Parlamento Europeo, [http://www.cimade.org/uploads/File/admin/Gianni_Rufini_2007_Rapport_final_PE.pdf Conditions des ressortissants de pays tiers retenus dans des centres]</ref>. 
 
{|{{prettytable}}
 
|-
 
|'''Anno'''
 
|'''Migranti sbarcati a Malta'''
 
|-
 
|align=center|[[2002]]
 
|align=center|1.686
 
|-
 
|align=center|[[2003]]
 
|align=center|502
 
|-
 
|align=center|[[2004]]
 
|align=center|1.388
 
|-
 
|align=center|[[2005]]
 
|align=center|1.822
 
|-
 
|align=center|[[2006]]
 
|align=center|1.780
 
|-
 
|}
 
 
In [[Sicilia]], la maggior parte dei migranti arriva a Lampedusa. Ma gli sbarchi sono rari. Il dispositivo di pattugliamento in mare, a cui partecipano [[Guardia costiera]], [[Guardia di finanza]] e [[Marina Militare]], fa sì che quasi tutti i natanti siano intercettati in alto mare e quindi scortati a Lampedusa, dove i migranti sono trattenuti per un periodo che può andare dai 2 ai 15 giorni nel centro di prima accoglienza, da dove saranno poi inviati nei centri di prima accoglienza sparsi sul territorio italiano. L'utilizzo di [[Lampedusa]] come punto di smistamento è dovuto al fatto che l'isola è il punto ed il centro abitato più meridionale dello Stato italiano. Situata alla latitudine di 35°30' N, l'isola si trova più a sud di [[Tunisi]] e [[Algeri]] e dista solo 113 km dalla [[Tunisia]]. Il dispositivo di pattugliamento è rafforzato durante l'estate dalla missione [[Nautilus]] coordinata dall'agenzia europea [[Frontex]].
 
 
Dopo una diminuzione per due anni consecutivi del numero degli arrivi, il dato è in forte aumento nel 2008. Nel primo semestre il numero degli arrivi è addirittura triplicato, con 11.949 persone arrivate in Sicilia contro i 3.158 dello stesso periodo nel 2007<ref>Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/sicilia-triplicati-gli-arrivi-nel-primo.html Sicilia: triplicati gli arrivi nel primo semestre 2008]</ref>. Cambia anche la tipologia dei passeggeri. Più donne e richiedenti asilo. Sempre meno marocchini e egiziani. All’aumento degli arrivi corrisponde, inevitabilmente, un aumento delle vittime: 387 quelle documentate dalla stampa nel primo semestre 2008, contro le 556 di tutto il 2007. Dal 1988 le vittime del Canale  di Sicilia sarebbero almeno 2.962<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/nel-canale-di-sicilia.html Fortress Europe, dati Sicilia, agosto 2008 ]</ref>. Il più grave naufragio fu il [[naufragio della F174]], la notte di [[Natale]] del 1996, quando 14 miglia al largo di [[Portopalo di Capo Passero]], in provincia di [[Siracusa]], persero la vita 289 migranti chiusi nella stiva di una nave affondata durante una notte in tempesta dopo essere stata speronata dalla nave madre dalla quale erano stati trasbordati i passeggeri.
 
 
Nei primi sei mesi del 2008, secondo dati del Ministero dell'Interno, le prime dieci nazionalità dei migranti sbarcati in Sicilia erano: [[Somalia]] (2.556 persone), [[Nigeria]] (1.859), [[Tunisia]] (1.287), [[Ghana]] (853), [[Marocco]] (849), [[Egitto]] (557), [[Burkina Faso]] (290), [[Costa d’Avorio]] (277), [[Eritrea]] (240) e [[Togo]] (202). Secondo l'[[Acnur]], il 60% delle 14.053 richieste d'asilo politico presentate in Italia nel 2007 provengono da migranti sbarcati sulle coste italiane. Il 10% delle domande viene accolto e il 47% riceve una protezione umanitaria. Il che significa che dei 20.455 migranti sbarcati in [[Italia]] nell'intero 2007, uno su quattro era un titolare di protezione internazionale. Le cifre sono molto ridotte rispetto ai 31,7 milioni di rifugiati censiti nel mondo dall'[[Acnur]] alla fine del 2007, la maggior parte dei quali è ospitato in [[Pakistan]], [[Siria]] e [[Iran]]<ref>[http://www.unhcr.org/statistics.html UNHCR, statistics 2007]</ref>.
 
 
Ed è ridotta anche l'incidenza degli sbarchi sul fenomeno immigrazione in Italia. Secondo il Ministero dell'Interno, non più del 15% dei migranti oggi residenti in Italia senza permesso di soggiorno sarebbe arrivato via mare<ref>[http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=152267 I dati del Viminale, Aduc, 14/08/2006]</ref>. Gli altri sono [[overstayers]], sono cioè entrati in Italia con un visto turistico che hanno poi lasciato scadere. Nel 2007, a fronte dei 20.455 sbarchi, il governo italiano ha chiesto l'ingresso di 170.000<ref>[http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/0885_2007_11_12_diretta_flussi.html Ministero dell'Interno, Decreto flussi 2007]</ref> lavoratori stranieri e di 80.000<ref>[http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/2007_03_12_presentazione_domande_lavoratori_stagionali_extracomunitari_.html Ministero dell'Interno, Circolare stagionali]</ref> lavoratori stagionali, ovvero oltre dieci volte il numero degli arrivi in Sicilia.
 
{|{{prettytable}}
 
|-
 
|'''Sbarchi in Italia'''
 
|'''2006'''
 
|'''2005'''
 
|-
 
|align=center|Totale sbarchi
 
|align=center|22.061
 
|align=center|22.939
 
|-
 
|align=center|Sbarchi in Calabria
 
|align=center|282
 
|align=center|88
 
|-
 
|align=center|Sbarchi in Puglia 
 
|align=center|243
 
|align=center|19
 
|-
 
|align=center|Sbarchi in Sardegna
 
|align=center|91
 
|align=center|8
 
|-
 
|align=center|Sbarchi in Sicilia
 
|align=center|21.400
 
|align=center|22.824
 
|-
 
|}
 
 
Per il contrasto dell'immigrazione africana nel [[Canale di Sicilia]], il governo italiano ha siglato diversi accordi con la [[Libia]]. Il primo nel 2003, firmato dal [[governo Berlusconi]], prevedeva l'invio in [[Libia]] di mezzi per il pattugliamento e fondi per la costruzione di due campi di detenzione a [[Kufrah]] e [[Gharyan]]<ref>[http://www.meltingpot.org/IMG/doc/libia_commissione.doc EU Technical Mission to Libya on Illegal Migration, 2004]</ref>. Un secondo accordo è stato firmato il 29 dicembre 2007 dal [[governo Prodi]] prevedendo l'avvio di pattugliamenti italo-libici da effettarsi in acque libiche con l'obiettivo di respingere verso i porti di partenza i migranti intercettati in mare. Contro il respingimento in [[Libia]] di potenziali rifugiati politici si è espressa anche [[Amnesty International]]<ref>Amnesty International, Rapporto annuale 2008, [http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/953 La situazione dei diritti umani in Italia]</ref>. La [[Libia]] non ha mai firmato la [[Convenzione di Ginevra]] sui rifugiati. Diversi rapporti internazionali inoltre denunciano abusi e torture commessi dalla polizia libica ai danni dei migranti nei campi di detenzione sparsi nel paese<ref>Human Rights Watch, [http://www.hrw.org/reports/2006/libya0906/index.htm Libya: Stemming the Flow]</ref>.
 
 
====Collegamenti esterni====
 
*[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/destini-mare.html Destini a mare], documentario video di 26 minuti, di Franca Verda e Gaetano Agueci. I superstiti di un naufragio tornano in Puglia e ridanno un nome alle vittime. Lo stesso fa un eritreo a Gela
 
*[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/le-deportazioni-da-lampedusa.html Le deportazioni da Lampedusa], documentario video di 27 minuti, della Rete antirazzista siciliana, le uniche testimonianze video delle deportazioni aeree in Libia dell’ottobre 2004
 
*[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/12/hurrya.html Hurrya], documentario video di 81 minuti, di Enrico Montalbano. La nascita dei Cpt siciliani, gli sbarchi, la storia di un naufragio, le tombe anonime e la vicenda della nave Cap Anamur
 
*[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/malta-safi-barracks-camp.html Malta: Safi Barracks camp], video, 8 minuti, di Sergio Serraino, 2005. Intervista ai rifugiati detenuti da due anni nell'isola: "Meglio il Darfur che vivere qui"
 
 
=== Siria - Turchia - Grecia ===
 
[[Immagine:Bandiera_etiopia_centro_samos.jpg|right|Bandiera dell'Etiopia disegnata su un muro del vecchio campo di detenzione per migranti sull'isola greca di Samos]]
 
Dall'inizio degli anni Duemila, le isole greche del mar [[Egeo]] sono divenute meta dei flussi migratori, inizialmente di origine asiatica, di transito in [[Turchia]]. I dati degli arrivi sono in aumento. Soltanto nei primi sette mesi del 2008 sono state intercettate 7.263 persone nell'Egeo, contro le 9.240 di tutto il 2007. Nel 2006 gli arrivi sulle isole greche non avevano superato le 4.000 unità<ref>Ekathimerini, [http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_politics_1_12/08/2008_99460 12 agosto 2008]</ref>. Gli intensi pattugliamenti lungo la rotta spagnola e italiana hanno spostato i flussi dell'emigrazione africana sulla rotta greca. Interi quartieri di [[Istanbul]] e [[Izmir]] (in [[Turchia]]) sono abitati da migranti africani di transito, in attesa di raggiungere la [[Grecia]], via mare oppure via terra, attraversando nascosti nei camion la frontiera nord occidentale della [[Turchia]]. A [[Istanbul]] i migranti africani (somali, eritrei, nigeriani, sudanesi, senegalesi, burkinabé, ma anche marocchini, tunisini e algerini) vivono nei quartieri di [[Aksaray]], [[Kunkapi]], [[Zeytinburnu]] e [[Tarlabaşı]]. Ogni nazionalità ha un proprio ''connection man'' che prende in pegno i soldi per il pagamento del viaggio (2.000 dollari per la traversata via mare e 4.000 per quella via terra), ne trattiene una quota e li consegna al [[kaçakçi]], l'organizzatore, di solito turco, una volta finito il viaggio. Una volta pagato si viene trasferiti nella città costiera di [[Izmir]], ospitati nei piccoli alberghi del quartiere Basmane. Il pagamento della quota del viaggio dà diritto a imbarcarsi di nuovo, gratuitamente, ogni qual volta la traversata non vada a buon fine. Il viaggio infatti è molto pericoloso, sebbene il tragitto sia di poche miglia marittime. La Guardia costiera greca è abituata a respingere in mare i migranti intercettati. Secondo decine di testimonianze raccolte dalla ong tedesca [[Pro Asyl]] nel 2007, spesso i gommoni sono forati dagli agenti, che li lasciano quindi affondare in prossimità della costa turca<ref>[http://www.lathra.gr/images/stories/GR_Doku_291007_Web.pdf The truth maybe bitter but it must be told], Pro Asyl, 2007</ref>. Il 26 settembre 2006, a [[Karaburun]], nella provincia di [[Izmir]], 8 migranti morirono annegati dopo essere stati gettati in mare da una motovedetta della Guardia costiera greca, secondo una denuncia di [[Amnesty International]]<ref>[http://www.turkishpress.com/news.asp?id=143841 Turkish Press, 26 settembre 2006]</ref>. Altre volte, per evitare i pattugliamenti, si parte in piena tempesta. I viaggi vengono effettuati quasi sempre in gommoni tipo zodiac con motore fuoribordo. Talvolta, quando le traversate sono autoorganizzate, ci si imbarca su canotti di due metri, in gruppi di quattro o cinque persone, spingendosi con i remi, senza motore, nei punti della costa più vicini alle isole. Dal 1994 le vittime tra la Turchia e la Grecia sono almeno 908, di cui 257 soltanto nel 2007<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/nel-mar-egeo.html Fortress Europe, dati mar Egeo]</ref>.
 
 
Una volta in Grecia, la quasi totalità dei migranti e dei richiedenti asilo entra nella clandestinità. Dai centri di detenzione delle isole, si viene rilasciati con un ordine di espulsione valido un mese. Arrivati ad Atene molti provano a chiedere asilo politico. Tuttavia il diniego delle domande d’asilo in Grecia è pressoché sistematico: su 13.345 richieste d’asilo nei primi sette mesi del 2007, sono stati riconosciuti solo 16 rifugiati e 11 protezioni umanitarie. Lo 0,2%<ref>http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/gennaio-2008.html</ref>. La Grecia ha firmato nel 2001 un accordo di riammissione con la Turchia. E i diniegati rischiano l'espulsione in Turchia. A loro volta in Turchia, molti rischiano di essere rimpatriati oppure riaccompagnati al confine con la Siria. La maggior parte dei migranti africani infatti atterra con un visto turistico in Siria ed entra senza documenti in Turchia, attraversando a piedi il confine siriano, sulle montagne tra Halabb (in Siria) e Hatay (in Turchia). Le condizioni di detenzione nel centro di trattenimento degli immigrati in Turchia sono pessime, secondo quanto dichiarato dal rapporto Unwelcome Guests, redatto da [[Hyd]] nel 2008<ref>[http://www.hyd.org.tr/staticfiles/files/rasp_detention_report.pdf Unwelcome Guests, Hyd, 2008]</ref>.
 
{{quote|Era all'interno della stazione di polizia. Era un locale con due camerate, cucina e bagni, per un totale di non più di cinque metri per dieci. Eravamo in 150 persone. C'erano letti a castello, ma la gente dormiva dappertutto. Per terra, sotto i tavoli, nelle docce. Faceva freddo, chi aveva due paia di pantaloni se li infilava uno sull'altro|Testimonianza sul campo di detenzione di Hatay, raccolta a Istanbul da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, [http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/luglio-2008.html Rapporto Luglio 2008]}}
 
 
====Collegamenti esterni====
 
*[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/grecia-guardia-costiera-affonda-zodiac.html Grecia: colpito e affondato], per l'ennesima volta la Guardia costiera greca respinge e abbandona in mare aperto un gommone semiaffondato. Il video della televisione turca NTV
 
==Altre rotte==
 
===Turchia - Cipro===
 
===Ucraina - Slovaccia===
 
===Egitto - Israele===
 
===Somalia - Yemen===
 
Decine di migliaia di somali ogni anno lasciano la [[Somalia]] dilaniata dalla guerra imbarcandosi in condizioni estremamente pericolose alla volta dello [[Yemen]], attraverso il [[Golfo di Aden]]. Gli sbarchi avvengono tra [[Abyan]] e [[Shabwa]]. Nel corso del 2007 circa 30.000 rifugiati somali sono giunti in [[Yemen]]. Le vittime dell’esodo somalo verso le coste yemenite - secondo l'[[Acnur]] - sono state almeno 921 nel 2007, di cui 489 risultano disperse in mare. Nel 2006 erano stati almeno 800. Alla fine del 2007 l'[[Acnur]] aveva censito in [[Yemen]] circa 113.000 profughi somali. Ma ma per le autorità yemenite i rifugiati sarebbero oltre 750.000.
 
 
{{quote|I migranti si sono imbarcati a Bossasso, in Somalia, e viaggiavano su un’imbarcazione in vetroresina, lunga circa 8 metri con a bordo 148 persone ammassate. I passeggeri erano somali ed etiopi. A bordo c’erano molte donne, circa 40, e almeno 5 bambini, di cui il più piccolo di appena 8 mesi. I passeggeri non avevano cibo né acqua durante il viaggio. Una ventina di persone, tutte etiopi, erano stipate nello scafo della barca. Almeno 4 persone sono morte durante la traversata a causa delle durissime condizioni a bordo. I sopravvissuti hanno spiegato che intorno a mezzanotte la barca è arrivata a destinazione e si è fermata al largo della costa. I passeggeri sono stati costretti a buttarsi in acqua. Chi si rifiutava veniva duramente picchiato. Le persone prese dal panico si sono spostate in massa su un lato della barca e questa si è capovolta|Testimonianza raccolta da Medici Senza Frontiere, [http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news.asp?id=1606 Yemen: tragico sbarco con 56 morti]}}
 
 
====Collegamenti esterni====
 
[http://fortresseurope.blogspot.com/2005/12/in-fuga-dallo-yemen.html In fuga dallo Yemen]. Documentario video di 15 minuti, di R. Frugone, per Rai News 24. Scappano dalla Somalia in guerra. Nel 2007 ne sono arrivati 30.000, ma 1.400 sono annegati
 
 
==Le stragi sulle rotte dell'immigrazione==
 
Decine di migliaia di migranti e rifugiati politici hanno perso la vita tentando di raggiungere clandestinamente l'Unione europea negli ultimi vent'anni. Vittime soprattutto dei naufragi nel Mediterraneo e dei viaggi nel deserto del Sahara. Secondo i dati elaborati dall'osservatorio [[Fortress Europe]] e basati sulle notizie documentate dalla stampa internazionale, le vittime sulle rotte dell'immigrazione verso l'Ue sarebbero almeno 12.572.<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com Fortress Europe, 18 agosto 2008]</ref>. Si tratta di dati approssimati per difetto, in quanto non tutti i naufragi sono riportati sulla stampa, specialmente quelli occorsi in prossimità delle coste africane. Il dato reale pertanto potrebbe essere molto maggiore.
 
 
Nel Mar [[Mediterraneo]] e nell'[[Oceano Atlantico]] verso le [[Canarie]] - stima Fortress Europe - sono annegate 8.830 persone. Metà delle salme (4.648) non sono mai state recuperate. Nel [[Canale di Sicilia]] tra la [[Libia]], l'[[Egitto]], la [[Tunisia]], [[Malta]] e l'[[Italia]] le vittime sono 2.887, tra cui 1.830 dispersi<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/nel-canale-di-sicilia.html Fortress Europe, lista dei naufragi nel Canale di Sicilia e al largo della Sardegna]</ref>. Altre 110 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la [[Sardegna]]. Lungo le rotte che vanno dal [[Marocco]], dall'[[Algeria]], dal [[Sahara occidentale]], dalla [[Mauritania]] e dal [[Senegal]] alla [[Spagna]], puntando verso le isole Canarie o attraversando lo [[stretto di Gibilterra]], sono morte almeno 4.189 persone di cui 2.099 risultano disperse<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/verso-spagna-e-canarie.html Fortress Europe, lista dei naufragi al largo di Spagna e Canarie]</ref>. Nell'[[Egeo]] invece, tra la [[Turchia]] e la [[Grecia]], hanno perso la vita 896 migranti, tra i quali si contano 461 dispersi.<ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/nel-mar-egeo.html Fortress Europe, lista dei naufragi nel Mar Egeo]</ref> Infine, nel Mare [[Adriatico]], tra l'[[Albania]], il [[Montenegro]] e l'[[Italia]], negli anni passati sono morte 603 persone, delle quali 220 sono disperse <ref>[http://fortresseurope.blogspot.com/2006/02/nel-mar-adriatico.html Fortress Europe, lista dei naufragi nell'Adriatico]</ref>. Inoltre, almeno 603 migranti sono annegati sulle rotte per l'isola francese di [[Mayotte]], nell'[[oceano Indiano]]. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti e mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container, ad esempio tra la [[Grecia]] e l'[[Italia]]. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 151 le morti accertate per soffocamento o annegamento dall'osservatorio. Nel Sahara poi le vittime censite sono almeno 1.594 dal 1996. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di [[Tripoli]], [[Algeri]] e [[Rabat]], abituati da anni - secondo quanto riportato dalla stampa - ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto
 
 
In [[Libia]] si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 [[Human rights watch]] e [[Afvic]] hanno accusato [[Tripoli]] di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a [[Zawiyah]], nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste<ref>[http://www.cfr.org/publication/7383/gadhafis_failed_african_ambitions.html The Baltimore Sun, 26/10/2000]</ref>.
 
 
Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 299 persone. E almeno 182 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'[[Oder-Neisse]] tra [[Polonia]] e [[Germania]], nell'[[Evros]] tra Turchia e [[Grecia]], nel [[Sava]] tra [[Bosnia]] e [[Croazia]] e nel [[Morava]], tra [[Slovacchia]] e [[Repubblica Ceka]]. Altre 112 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in [[Turchia]] e [[Grecia]]. In Grecia, al confine nord-orientale con la [[Turchia]], nella provincia di [[Evros]], esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.
 
 
Infine, sotto gli spari della polizia di frontiera, sono morti ammazzati 199 migranti, di cui 35 soltanto a [[Ceuta]] e [[Melilla]], le due enclaves spagnole in [[Marocco]], 50 in [[Gambia]], 47 in [[Egitto]] e altri 32 lungo il confine turco con l'[[Iran]] e l'[[Iraq]]. Ma ad uccidere sono anche le procedure di espulsione in [[Francia]], [[Belgio]], [[Germania]], [[Spagna]], [[Svizzera]] e l'esternalizzazione dei controlli delle frontiere in [[Marocco]] e [[Libia]]. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei. E altre 25 hanno perso la vita tentando di raggiungere l'[[Inghilterra]] da [[Calais]], nascosti nei camion o sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel [[Canale della Manica]]
 
 
== Bibliografia ==
 
* Gabriele Del Grande, ''Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo'', Roma, Infinito Edizioni, 2007.
 
*Fabrizio Gatti, ''Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini'', Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2008
 
*Stefano Liberti, ''A sud di Lampedusa. Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti'', Roma, Minimum Fax, 2008
 
*Bellu Giovanni Maria, ''I fantasmi di Portopalo. Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell'Italia'', Milano, Mondadori, 2006
 
* ''Il mondo in casa'', "Limes", n. 4, 2007.
 
* A. Bensaâd, ''Voyage avec les clandestins du Sahel'' in "Le Monde Diplomatiques", settembre 2001: 16-17.
 
* A. Bensaâd, ''Agadez, carrefour migratoire sahélo-maghrébin'' in "Revue Européenne des Migrations Internationales", vol. 19, n. 1, 2007: 7-28.
 
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* ''Caritas e Migrantes'', XVI Rapporto sull’immigrazione, Roma, Idos, 2006.
 
* J.-P. Cassarino, ''The EU Return Policy: Premises and Implications'', Mirem [Migration de retour au Maghreb] Project, European University Institute, 2006.
 
* CISP-SARP, ''Profils des migrants subsahariens en situation irregulière en Algérie'', Alger, mars 2007.
 
* CESPI/SID, ''European Migration Policies towards Africa. Trends, Impact, and Outlook'', Part I, Cespi Working Paper n. 24, 2006.
 
* Lorenzo Coslovi, ''Spagna e Italia nel tragico domino degli sbarchi'' in "Limes", n. 4, 2007:227-236.
 
* H. De Haas, ''Trans-Saharan Migration to North Africa and the EU: Historical Roots and Current Trends'', Migration Information Source, novembre 2006.
 
* Sandro De Luca, ''Le vie sahariane per l’Europa sono infinite'' in "Limes", n. 4, 2007:217-226
 
* European Commission, ''Technical Mission to Libya on Illegal Immigration'', Report, 27/11-06/12/2004.
 
* Francesco Forgiane, ''La mano delle mafie sui nuovi schiavi'' in "Limes", n. 4, 2007: 157-160.
 
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* M. A. Gomez, ''Reversing Sail. A History of the African Diaspora'', Cambridge University Press, Cambridge, 2005.
 
* M. Lahlou, ''Guardiani o partner? Il ruolo degli stati del Maghreb nella gestione delle migrazioni africane verso l’Europa'', Cespi Working Paper n. 24, 2006
 
* F. Le Houérou, ''Migrants forcés éthiopiens et érythréens en Egypte et au Soudan'', L’Harmattan, Paris, 2004.
 
* Ferruccio Pastore, ''La paranoia dell’invasione e il futuro dell’Italia'' in "Limes", n. 4, 2007: 25-33.
 
* Bruno Riccio, ''Emigrare, immigrare, transmigrare'' in "Afriche e orienti", n. 3-4, 2000: 4-40.
 
* A. Triulzi e M. Carsetti, ''Ascoltare voci migranti: riflessioni intorno alle memorie di rifugiati dal Corno d’Africa'' in "Afriche e Orienti", n. 1, 2007, 96-115.
 
* E. Vitale, ''Ius migrandi. Figure di erranti al di qua della cosmopoli'', Bollati Boringhieri, Torino, 2004.
 
* A. S. Wender, ''Gourougou, Bel Younes, Oujda. La situation allarmante des migrants subsahariens en transita au Maroc et les conséquences des politiques de l’Union Européenne'' in "Cimade", October 2004.
 
 
== Voci correlate ==
 
* [[Migrazione]]
 
* [[Harragas]]
 
 
== Collegamenti esterni==
 
* [http://fortresseurope.blogspot.com/ Fortress Europe] - Osservatorio sulle vittime delle rotte migratorie verso l'Europa
 
* [http://www.migreurop.org/ Migreurop]
 
* [http://www.storiemigranti.org Storie Migranti]
 
 
[[Categoria: Storia dell'Africa postcoloniale]]
 
[[Categoria:Immigrazione clandestina]]
 
 
[[en:Migrants' African routes]]
 
 
==Note==
 
<references/>
 

Versione delle 14:52, 22 ago 2008