Tratta delle donne: differenze tra le versioni

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*Derks Annuska, Combating trafficking in south-east Asia : a review of policy and programme responses / prepared for IOM by Annuska Derks, IOM, c2000
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*Derks Annuska, Combating trafficking in south-east Asia: a review of policy and programme responses / prepared for IOM by Annuska Derks, IOM, c2000
  
*Altink Sietske, Stolen lives : trading women into sex and slavery, Scarlet, 1995
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*Altink Sietske, Stolen lives: trading women into sex and slavery, Scarlet, 1995
  
 
*Barlay Stephen, Schiavitu sessuale, Feltrinelli, 1968
 
*Barlay Stephen, Schiavitu sessuale, Feltrinelli, 1968
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*Paulucci di Calboli Raniero, La tratta delle donne e dei fanciulli, Direzione della Nuova antologia, 1921
 
*Paulucci di Calboli Raniero, La tratta delle donne e dei fanciulli, Direzione della Nuova antologia, 1921
  
*Francesco Carchedi , Ulf Stridbeck , Vittoria Tola, Lo Zoning possibile. Governance della prostituzione e della tratta delle donne. Il caso di Venezia, Stoccolma ed Amsterdam, Collana Politiche Migratorie - Ricerche, 1a edizione  2008
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*Francesco Carchedi, Ulf Stridbeck, Vittoria Tola, Lo Zoning possibile. Governance della prostituzione e della tratta delle donne. Il caso di Venezia, Stoccolma ed Amsterdam, Collana Politiche Migratorie - Ricerche, 1a edizione  2008
  
 
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Versione delle 14:13, 15 ott 2008

La prima definizione internazionale della tratta è stata adottata il 6 ottobre 2000 dal Comitato Speciale delle Nazioni Unite, incaricato dell'elaborazione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sulla criminalità transnazionale relativo alla tratta di esseri umani (Protocollo di Palermo). La tratta delle donne designa il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza, attraverso la minaccia o il ricorso alla forza o ad altre forme di coercizione, attraverso il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o di una situazione di vulnerabilità, o attraverso l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che esercita un’autorità su di un’altra ai fini di sfruttamento. [1]

Panoramica

E' un fenomeno che comporta vaste implicazioni per il tessuto sociale, economico e organizzativo della nostra società. Il fenomeno è agevolato dalla globalizzazione e dalle tecnologie moderne. La tratta delle donne comprende lo sfruttamento sessuale in condizioni vicine alla schiavitù. Le vittime sono soggette a violenza, stupro, percosse e forme estreme di crudeltà, nonché ad altri tipi di pressione e coercizione. Le donne sono particolarmente soggette a diventare vittime della tratta di esseri umani; tra le cause principali figurano la femminilizzazione della povertà, della discriminazione sessuale e della mancanza di istruzione e opportunità professionali nei loro paesi di origine. Molto spesso le donne vengono minacciate, maltrattate e stuprate. In alcuni casi vengono imprigionate per evitare che possano fuggire. I trafficanti minacciano anche di far sapere alle loro famiglie che lavorano all'estero come prostitute. Inoltre, il fatto stesso di essere clandestine le fa sentire in trappola. Il potere esercitato sulle vittime è ancora maggiore quando l'organizzazione criminale controlla l'intera catena del reclutamento, dal trasporto all'effettivo sfruttamento sessuale.

Evoluzione

Il flusso tradizionale è in atto tra alcuni paesi in via di sviluppo (Africa settentrionale e centrale, America latina, Asia) e i paesi occidentali di destinazione. Ma l'aspetto che desta maggiore preoccupazione è l'aumento del numero di donne che arrivano nell'UE dai paesi dell'Europa centrale ed orientale. Il deterioramento della situazione economica in questi paesi ha avuto un impatto diretto sulla tratta delle donne. Si calcola che ogni anno fino a 120 000 donne vengono illecitamente introdotte nell'Europa occidentale. La maggior parte degli Stati dell'Europa centrale e orientale sono diventati, in diversa misura, paesi sia di origine, che di transito, che di destinazione: è quanto affermano le loro stesse forze di polizia. Molte donne provenienti dai nuovi Stati indipendenti passano dai paesi candidati prima di finire negli Stati membri dell'UE. Si sta inoltre affermando il fenomeno della compravendita ripetuta all'interno dell'UE. Il problema della tratta delle donne interessa, in maniera più o meno rilevante, tutti gli Stati membri. In particolare, negli ultimi anni, con lo sviluppo dell'industria del sesso, ha avuto un forte incremento il traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale. Sebbene forze di polizia, ONG e organizzazioni internazionali abbiano raccolto un certo numero di dati, non è facile disporre di valori globali attendibili. Le forze di polizia hanno potuto rilevare che accanto ad un traffico di piccole dimensioni che interessa un numero limitato di persone, esistono grandi imprese e reti internazionali. Queste creano una "industria" organizzata che gode di appoggi politici e di risorse economiche nei paesi di origine, transito e destinazione. Non mancano i casi di corruzione di pubblici ufficiali. Esistono, inoltre, collegamenti con altre forme di criminalità.

Modalità di reclutamento

La tratta delle donne sta diventando una fonte primaria di reddito per alcuni gruppi della criminalità organizzata. I cospicui introiti di tali organizzazioni criminali spesso comportano la costituzione di società di facciata dedite ad attività perfettamente lecite. Parte degli utili vengono poi riciclati per andare ad alimentare altre attività criminose, tra cui il traffico di stupefacenti e di armi. I trafficanti di donne usano diversi metodi per adescare le loro vittime. A volte operano attraverso agenzie di lavoro, di viaggio, di spettacoli o matrimoniali nominalmente rispettabili. Le vittime vengono spesso munite di regolari documenti di viaggio per poter attraversare le frontiere, dopodiché scompaiono o non rinnovano i visti. Infatti i trafficanti possono ricorrere a documenti falsi per ottenere i documenti di viaggio oppure avvalersi di documenti alterati o contraffatti. L'adescamento delle vittime avviene in diversi modi. I trafficanti tendono ad approfittare della fragile situazione economica e sociale delle donne, allettandole con la promessa di ingenti guadagni in Occidente. Accettando tali proposte, le vittime pensano di poter provvedere non soltanto ai loro bisogni, ma anche a quelli delle loro famiglie. Il contatto con le donne viene stabilito mediante annunci sui giornali con offerte di lavoro per ballerine, cameriere, hostess, ecc., oppure tramite assunzione diretta in discoteche e bar, o ricorrendo ad agenzie matrimoniali. Anche se un certo numero di donne sono consapevoli della professione che le attende, non sanno che il più delle volte saranno tenute in condizioni di schiavitù per evitare che possano sfuggire ai loro sfruttatori. Dopo essere state trasportate nel paese di destinazione, vengono costrette in vari modi a prostituirsi. Spesso sono tenute a rimborsare gli elevati debiti contratti per ottenere i documenti necessari e sostenere le spese di viaggio, oppure vengono private del passaporto e dei loro averi, o ancora avviate alla tossicodipendenza dai loro sfruttatori. Molto spesso le donne vengono minacciate, maltrattate e stuprate. In alcuni casi vengono imprigionate per evitare che possano fuggire. I trafficanti minacciano anche di far sapere alle loro famiglie che lavorano all'estero nel campo della prostituzione. Inoltre, il fatto stesso di essere clandestine le fa sentire in trappola. Il potere esercitato sulle vittime è ancora maggiore quando l'organizzazione criminale controlla l'intera catena del reclutamento, dal trasporto all'effettivo sfruttamento sessuale. Il sostegno efficiente e l'assistenza alle vittime, nonché la loro protezione, richiedono un approccio multidisciplinare con tutte le parti in causa. L'assistenza sociale deve consistere nel fornire non soltanto centri di accoglienza e di riabilitazione sicuri per proteggere le vittime dai loro sfruttatori, ma anche cure mediche, sociali e psicologiche, nonché assistenza giuridica. Pure necessaria è un'ulteriore assistenza per quanto riguarda la reintegrazione e la formazione professionale o il rimpatrio.

Entità del fenomeno

La natura illegale del fenomeno non consente di quantificarne con attendibilità l’estensione. Secondo alcune fonti, annualmente nel mondo le persone trafficate da uno stato all’altro ammonterebbero a circa 800 mila, di cui l’80% donne [2]. In Europa le donne e i minori trafficati ogni anno dai Balcani e dall’Europa dell’Est sarebbero rispettivamente 120 e 200 mila[3], contro i 500 mila stimanti dall’UNODC[4]. In Italia si dispone solamente di dati frammentari: secondo il Dipartimento per le Pari Opportunità, tra il 2000 e il 2006 più di 11.500 persone sono state inserite in programmi di protezione sociale. La mancanza di dati affidabili è imputabile soprattutto all’assenza di un sistema centralizzato predisposto a raccogliere e rielaborare i dati sulle persone trafficate, traendoli da fonti diverse (istituzioni governative e non governative, ricerche nazionali e regionali ad hoc, media, ecc.) al fine di produrre statistiche comparabili a livello internazionale[5].

Altre definizioni

Sono state sviluppate diverse definizioni della tratta di esseri umani:

  • La Convenzione internazionale del 25 settembre 1926 relativa all’abolizione della schiavitù definisce la schiavitù come "lo stato o condizione di un individuo sul quale sono esercitati gli attributi del diritto di proprietà o alcuni di questi" (articolo 1, § 1). [6]

Questa stessa Convenzione, nella sottosezione 2 dell’articolo 1, definisce la tratta di schiavi come ogni atto di cattura o di cessione di un individuo al fine di ridurlo in schiavitù; ogni atto di cessione attraverso la vendita o lo scambio di uno schiavo acquisito al fine di venderlo o di scambiarlo, così come ogni atto di commercio o di trasporto di schiavi.

  • La Convenzione Europol del 1995 parla della tratta di esseri umani come il fatto di sottomettere una persona al potere reale e illegale di altre persone, ricorrendo a violenze o minacce o abusando di un rapporto di autorità o di stratagemmi in particolare per dedicarsi allo sfruttamento della prostituzione altrui, a forme di sfruttamento e di violenze sessuali nei confronti di minori o al commercio legato all’abbandono di minori.[7]
  • L’OSCE in "Trafficking in Human Beings: implications for OSCE", definisce la tratta come ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterla a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine. [8]

1) un migrante è ingaggiato in maniera illecita (rapito, venduto o semplicemente reclutato) e/o trasferito all’interno delle frontiere nazionali o verso un paese straniero; 2) degli intermediari (trafficanti) ne traggono un profitto economico o di altro tipo, a qualunque stadio essi intervengano, attraverso l’inganno, la coercizione e/o altre forme di sfruttamento, in condizioni che violano i diritti fondamentali dei migranti.

  • Il GAATW (Global Alliance Against Trafficking in Women), l’International Human Rights Law Group e la Foundation Against Trafficking in Women (STV), in cooperazione con numerose ONG hanno elaborato una definizione basata sulle loro esperienze concrete.

"Ogni azione che porti un pregiudizio implicante il reclutamento, il trasporto all’interno o all’esterno dei confini nazionali, lo scambio, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di una persona ricorrendo all’inganno, alla coercizione (ivi compreso il ricorso alla forza o all’abuso di potere) o alla servitù per debiti al fine di indurre o mantenere questa persona, in cambio o meno di un pagamento, in servitù (domestica, sessuale o riproduttiva), in situazioni di lavoro forzato o in condizioni analoghe alla schiavitù, in una comunità diversa da quella di origine".

  • Il Protocollo di Palermo è il trattato che regola la lotta al traffico di esseri umani. La legislazione internazionale prevede particolare protezione per i bambini vittime del traffico di minori.

Il suo titolo esatto è "Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini" ed è un documento addizionale alla Convenzione contro il Crimine Transnazionale Organizzato. Prende il nome dalla città, Palermo dove venne adottato e firmato nel 2000. Il Protocollo di Palermo è entrato in vigore a livello internazionale il 25 dicembre 2003 L'Italia, pur essendo tra i primi paesi firmatari nel 2000, ha ratificato il Protocollo di Palermo solo il 2 agosto 2006.

Strategie dell'UE contro la tratta delle donne

La lotta alla tratta delle donne è diventata in modo crescente una priorità politica per l'Unione europea. Dal 1996 l'Unione europea si è impegnata attivamente ad elaborare un approccio globale e interdisciplinare per prevenire e combattere la tratta delle donne con la partecipazione di tutti i soggetti interessati: ONG, operatori sociali, autorità giudiziarie, forze di polizia ed enti preposti a controllare l'immigrazione. Un tale approccio richiede una collaborazione a livello nazionale ed internazionale. Il fenomeno va affrontato prendendo in considerazione tutta la catena del traffico illecito (addetti al reclutamento, passatori, sfruttatori, altri intermediari e clienti). Servono provvedimenti di vario tipo, tra cui un'apposita protezione giuridica, nonché misure preventive e atte a garantire un'adeguata tutela, sostegno e assistenza alle vittime. Il Parlamento europeo è sempre stato molto attivo nel richiedere ulteriori interventi a livello europeo, sia nel campo della prevenzione che in quello della lotta al traffico delle donne. Ha approvato diverse risoluzioni. Vi è un generale consenso, in particolare sulla necessità di sviluppare:

  • misure preventive;
  • la legislazione penale, nonché la collaborazione tra forze di polizia ed autorità giudiziarie;
  • la protezione, l'assistenza e il sostegno alle vittime;
  • adeguate politiche di cooperazione.

Tutti questi elementi richiedono iniziative diverse. Finora l'Unione Europea si è impegnata maggiormente sul fronte dell'elaborazione di una legislazione penale e della collaborazione tra forze di polizia ed autorità giudiziarie, piuttosto che su quello della prevenzione del traffico e della tutela delle vittime. In una prima comunicazione del 1996 sulla tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale, la Commissione europea ha messo a punto una strategia europea per prevenire e combattere il fenomeno. Sempre nel 1996 è stato esteso il mandato dell'Europol per consentire a tale organismo di occuparsi anche della tratta di esseri umani. Nel febbraio 1997 il Consiglio d'Europa ha adottato un'azione comune che invita gli Stati membri dell'Unione Europea a rivedere le rispettive legislazioni penali per quanto riguarda la tratta delle donne e la collaborazione giudiziaria, nonché a favorire la protezione delle vittime nei procedimenti giudiziari. Nello stesso anno è stata varata anche l'iniziativa DAPHNE per combattere la violenza nei confronti delle donne, ma anche dei bambini. Tale iniziativa è aperta agli organismi pubblici e si concentra soprattutto sul ruolo importante che svolgono le ONG. Nel dicembre 1998 in una seconda comunicazione riguardante ulteriori azioni nella lotta alla tratta delle donne, la Commissione ha valutato i progressi compiuti e raccomandato una serie di nuove iniziative mirate, nonché il potenziamento di alcune azioni esistenti, in particolare con l'obiettivo di:

  • garantire che il problema della tratta delle donne conservi la sua importanza nel programma politico dell'UE;
  • rafforzare la collaborazione internazionale ed europea, compresa quella tra governi e ONG dei paesi di origine, transito e destinazione;
  • potenziare l'impostazione interdisciplinare, concentrando l'attenzione sulla prevenzione, la ricerca e le attività delle forze di polizia, nonché provvedendo a sanzionare adeguatamente i trafficanti e ad assistere le vittime;
  • inviare, nell'ambito del processo di adesione, un esplicito messaggio ai paesi candidati sulle loro responsabilità nel controllo della tratta attraverso provvedimenti nazionali al riguardo e la collaborazione con l'UE.

Inoltre l'UE si è già adoperata per prevenire la tratta delle donne, anche se non mancheranno ulteriori provvedimenti. Da un lato, ha adottato misure più specificamente finalizzate alla prevenzione, come le campagne informative e il Forum europeo per la prevenzione della criminalità organizzata, e dall'altro, ha varato iniziative aventi una portata più generale, come la promozione della parità sessuale e la lotta contro lo povertà, che possono contribuire a ridurre il numero delle donne comprate e vendute a fini di sfruttamento. Altri tentativi di contrasto e repressione sono stati messi in atto dall’Europe Law Enforcement Group il quale in un documento indirizzato principalmente allo sfruttamento sessuale dei minori esemplifica alcuni suggerimenti applicabili anche al tema della tratta delle donne,tra cui procedimenti giudiziari che assicurino osservanza della pena comminata al colpevole anche in caso di extraterritorialità e contemporaneamente facilitando le procedure di estradizione per questo genere di reato fermo restando il rispetto dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti nel paese di origine del colpevole. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, gli Stati membri dell'Unione Europea e la Commissione sono impegnati attivamente nei lavori di forum multilaterali quali l'ONU, l'OSCE/ODIHR, il Patto di stabilità per l'Europa sudorientale, il G8, l'ASEM ed il Consiglio d'Europa al fine di coordinare gli sforzi contro la tratta di esseri umani. Nell'ambito della nuova agenda transatlantica, l'UE e gli Stati Uniti hanno unito le forze per combattere la tratta delle donne, finanziando nel 1999/2000 alcune campagne informative organizzate in Ungheria e Bulgaria dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Con tali iniziative si è voluto portare il problema all'attenzione dell'opinione pubblica e delle autorità, nonché fornire un sostegno legale e medico alle vittime e avvertire le donne dei pericoli insiti nel fenomeno

Campagne di prevenzione e sostegno delle ONG

La dichiarazione ministeriale dell'Aia del 1997 su linee guida europee per combattere efficacemente la tratta delle donne finalizzata allo sfruttamento sessuale dedica un capitolo specifico alla prevenzione. Purtroppo, a tale iniziativa non ha fatto seguito una verifica coerente sui diversi aspetti individuati dai ministri. Nel novembre 2000 la Commissione ha, tuttavia, presentato una comunicazione sulla prevenzione della criminalità in generale, in cui illustra una strategia globale contro varie forme di criminalità, compresa la tratta delle donne. Un elemento chiave della strategia è la realizzazione, nel corso di quest'anno, di un Forum europeo il cui intento è di promuovere forme di collaborazione tra i diversi soggetti interessati (forze di polizia, operatori sociali, autorità giudiziarie, servizi d'immigrazione, ONG, organizzazioni internazionali). Sono inoltre stati sostenuti una serie di progetti del programma STOP, miranti a costituire partnership e reti europee, che hanno dimostrato la loro utilità, specie nel campo della prevenzione. Non mancano naturalmente altre misure preventive, tra cui studi per comprendere meglio le cause del fenomeno, l'analisi delle tendenze, lo sviluppo della ricerca e della formazione, lo scambio di esperienze positive e il varo di campagne informative. Sostenere finanziariamente la creazione e lo sviluppo delle ONG attive nel campo della lotta alla tratta di esseri umani consente di completare in modo efficace il ruolo svolto dalle autorità pubbliche. Ad esempio, finanziando nel 1996 l'ONG "La Strada" l'UE ha voluto favorire la prevenzione della tratta delle donne provenienti dai paesi dell'Europa centrale e orientale e, in particolare, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia e dall'Ucraina. Nel 1999 è stato finanziato un progetto realizzato dalla ONG "Anti-Slavery International" per rendere più efficaci le azioni penali nei confronti dei trafficanti e promuovere programmi di protezione alle vittime in dieci paesi selezionati. I programmi PHARE e TACIS per la democrazia hanno svolto un ruolo di primo piano nel finanziamento di tali attività. Nuove campagne informative sono in fase di approntamento nei paesi candidati, nonché in altri paesi dell'Europa orientale, come quelli confinanti con la Russia, e anche in quest'ultimo paese si sta realizzando una campagna di sensibilizzazione. Affrontare il problema della discriminazione sessuale e promuovere la parità tra uomo e donna nell'UE e nei paesi di origine Per cambiare gli atteggiamenti sociali nei confronti dello sfruttamento sessuale delle donne servono misure preventive di lunga durata. Nella strategia quadro a favore della parità tra i sessi per il periodo 2001-2005 la Commissione ha inserito la promozione della parità nella vita civile. Questo aspetto si ricollega alla questione del pieno esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a prescindere da razza, origine etnica, religione o credo, disabilità, età o preferenze sessuali. Un'attenzione particolare va prestata alle donne esposte a discriminazioni multiple o vittime di violenza e/o sfruttamento sessuale. Accanto ai progetti finanziati dai programmi STOP e DAPHNE, le iniziative in questo campo comprenderanno:

  • attività di formazione sulla legislazione antidiscriminatoria, rivolte in modo specifico alle professioni legali, agli ispettorati del lavoro, alle parti sociali e alle ONG europee e dei paesi candidati;
  • la ricerca e raccolta di dati sulle specificità di genere della salute e sicurezza sul lavoro;
  • l'elaborazione di strutture che favoriscano l'attuazione delle politiche paritarie nei paesi candidati.

Per prevenire la tratta di esseri umani è anche indispensabile considerare le differenze socioeconomiche che inducono le persone ad accettare il primo lavoro che trovano in Occidente nell'illusione di un futuro più prospero. Dal 1999 in poi si è provveduto a preparare i paesi candidati per metterli in condizione di attuare progressivamente la strategia europea per l'occupazione e le diverse disposizioni esistenti in campo sociale a livello europeo. Con l'aiuto della Commissione, i paesi candidati stanno concludendo la prima fase dei lavori, comprendente una revisione delle rispettive politiche occupazionali e delle caratteristiche del loro mercato del lavoro. I paesi candidati sono tenuti ad individuare una serie di misure per consentire alle politiche occupazionali nazionali di affrontare i problemi strutturali del mercato del lavoro locale. Ciò induce ciascun paese candidato ad elaborare con la Commissione una valutazione comune delle priorità nazionali in materia di occupazione. Un'attenzione particolare viene rivolta alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro per conformarsi ai requisiti antidiscriminatori previsti dalla strategia europea per l'occupazione. Le valutazioni comuni propongono pertanto misure per colmare eventuali disparità, promuovere condizioni di lavoro rispettose della vita famigliare e migliorare la situazione generale delle donne nel mercato del lavoro. In una seconda fase i paesi candidati saranno chiamati ad elaborare, in collaborazione con la Commissione, strategie nazionali per l'occupazione e lo sviluppo delle risorse umane, comprendenti una serie di provvedimenti per rispondere alle numerose sfide individuate nella valutazioni comuni. Sulla base delle priorità indicate in tali valutazioni verranno selezionati i progetti da finanziare nell'ambito del programma PHARE. Allo stesso modo, anche la strategia europea per combattere la povertà e l'emarginazione sociale, di recente approvazione, sarà prossimamente discussa con i paesi candidati per prepararli ad adottarla in modo graduale. Il Fondo sociale europeo costituisce il principale strumento finanziario a sostegno delle strategie europee per l'occupazione e l'integrazione sociale. Sarà messo a disposizione dei paesi candidati al momento della loro adesione, ma nel frattempo un programma speciale, gestito dalla Fondazione europea per la formazione professionale (ETF), ha la funzione di preparare tali paesi ad usarlo.

Legislazione italiana in tema di tratta delle donne

Il tema fu tutelato dalla Legge Merlin che indica convenzionalmente la legge n. 75 - approvata il 20 febbraio 1958 dal Parlamento italiano ed entrata in vigore sette mesi dopo - che aveva come prima firmataria la senatrice Lina Merlin, con la quale veniva decisa l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e, contestualmente, veniva avviata la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui; veniva decisa la soppressione delle case di tolleranza. Da allora ci sono state innumerevoli proposte di abrogazione o modifica. La legge abrogava le disposizioni emanate dal governo Crispi nel dicembre del 1883 e puniva il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non configurava, però, la prostituzione come reato. Di conseguenza, chi la esercitava non poteva essere schedato, facendo venir meno la schedatura sanitaria. La paura di malattie veneree, e i pregiudizi dell'opinione pubblica spinsero diversi parlamentari a presentare molti progetti di modifica alla Merlin. Già nel 1963 ce ne fu uno che ne chiedeva l'abolizione, ma venne bocciato. Innumerevoli sono state le proposte di modifica o abrogazione della Merlin. Nel 1998 Viviana Beccalossi, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, che per contenere la diffusione dell'AIDS propose una legge per la riapertura delle case chiuse. Nel 2000, l'allora ministro del Tesoro Giuliano Amato propose di punire i clienti delle prostitute e non permettere, in particolare, a "chi va con le minorenni" di farla "franca", perché "è complice del reato di schiavitù". Poco tempo dopo seguì la proposta dell'allora ministro della Solidarietà sociale, Livia Turco: riformare la Merlin "permettendo l'esercizio della prostituzione all'interno delle case, magari nell'ambito di un esercizio cooperativo delle donne nella gestione" e destinare "alcuni spazi delle città alla prostituzione per dare una risposta di sicurezza ai cittadini". Nell'agosto 2003 il Parlamento italiano ha approvato un disegno di legge dei ministri Bossi, Fini e Prestigiacomo che, confermando i divieti imposti dalla legge Merlin, vieta l'esercizio della prostituzione in luoghi pubblici e aperti al pubblico. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in data 11 settembre 2008, il disegno di legge contenente "Misure contro la prostituzione", messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, insieme ai ministri dell'Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Angelino Alfano. Il ddl, che modifica la legge Merlin del 1958, è stato presentato durante la conferenza stampa al termine del Cdm. Viene introdotto il reato di esercizio della prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza distinzioni di trattamento tra prostitute e clienti: è previsto l'arresto da cinque a quindici giorni con ammenda da 200 a 3000 euro sia per chi offre prestazioni sessuali, sia per chi le richiede. Le misure previste mirano ad eliminare la prostituzione in strada e soprattutto a contrastarne lo sfruttamento, tutelando la dignità e i valori della persona umana: "Combattere questo fenomeno non è solo una questione di decoro urbano o di sicurezza – spiega il Ministro Carfagna – La prostituzione fa proliferare tutte le organizzazioni criminali che la sfruttano e che stanno dietro a questa pratica". Pene più severe dunque per chi organizza o partecipa a un'associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Quanto alla prostituzione minorile, verrà punito con il carcere fino a 12 anni e con multe fino a 150mila euro chi sfrutta e gestisce la prostituzione minorile o induce un minore alla pratica; carcere e ammenda anche per chi compie atti sessuali con un minorenne. I minori stranieri che esercitano la prostituzione in Italia saranno invece riaffilati alla famiglia d'origine o alle autorità responsabili del loro Paese di provenienza.

Collegamenti esterni

Voci correlate

Note

  1. Protocollo di Palermo
  2. U.S. Department of State, 2007
  3. Lehti, 2003
  4. 2006
  5. Laczko e Gozdziak, 2005
  6. Convenzione internazionale sulla schiavitù
  7. Convenzione Europol
  8. "Trafficking in Human Beings: implications for OSCE"

Bibliografia

  • Derks Annuska, Combating trafficking in south-east Asia: a review of policy and programme responses / prepared for IOM by Annuska Derks, IOM, c2000
  • Altink Sietske, Stolen lives: trading women into sex and slavery, Scarlet, 1995
  • Barlay Stephen, Schiavitu sessuale, Feltrinelli, 1968
  • Paulucci di Calboli Raniero, Ancora la tratta delle ragazze italiane e la Conferenza internazionale di Parigi, Direzione della Nuova antologia, 1902
  • Paulucci di Calboli Raniero, La tratta delle donne e dei fanciulli, Direzione della Nuova antologia, 1921
  • Francesco Carchedi, Ulf Stridbeck, Vittoria Tola, Lo Zoning possibile. Governance della prostituzione e della tratta delle donne. Il caso di Venezia, Stoccolma ed Amsterdam, Collana Politiche Migratorie - Ricerche, 1a edizione 2008