Ceuta e Melilla sulle rotte dei migranti

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Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal Marocco, situate sulla costa del mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, Ceuta e Melilla hanno rappresentato per tutti gli anni Novanta due porte d'ingresso per la Spagna e l'Unione europea. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a Ceuta e nel 1998 a Melilla, la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'Unione europea. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della Guardia civil spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di 'Ain Chouatar, vicino Bouarfa. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati[1].

Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero, un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di Gourougou, davanti a Melilla, e almeno il doppio a Bel Younes, di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.

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«Nascosta tra gli alberi si forma una società parallela, organizzata con le proprie leggi e le proprie istituzioni, in gruppi divisi per nazionalità. Sono quasi tutti uomini, età media 25 anni. Ogni comunità è retta da un presidente, chairman, e dal suo bureau', un esecutivo composto da un ministro della finanza e un colonnello responsabile della sicurezza, eletti per maggioranza e in base all'anzianità in un 'assemblea collettiva»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 81-82)

Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di Médicins sans frontières denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confine[2]. Dal 2006 il flusso si è notevolmente ridotto. Alcuni tentano di raggiungere via mare le spiagge delle due città spagnole. Ma la maggior parte degli emigranti si è concentrata sulle rotte per le Canarie o per l'Andalusia.

Collegamenti esterni

  • Melilla: choque de civilizaciones. Abusi, pestaggi, omicidi. Alle porte d’Europa. Uno dei documentari più completi sull’enclave spagnola. Girato dalla ong Prodein
  • La frontera, documentario video di Un mondo a Colori, 30 minuti. I migranti ammazzati dagli spari della polizia a Ceuta, i passeur marocchini, e i cpt in Francia e Inghilterra

Voci correlate

Note

  1. Le livre noir de Ceuta et Melilla, Migreurop
  2. Msf, Rapporto su Ceuta e Melilla, 2005