Il mar Egeo sulle rotte dei migranti

Da wikiafrica.
Bandiera dell'Etiopia disegnata su un muro del vecchio campo di detenzione per migranti sull'isola greca di Samos

Dall'inizio degli anni Duemila, le isole greche del mar Egeo sono divenute meta dei flussi migratori, inizialmente di origine asiatica, di transito in Turchia. I dati degli arrivi sono in aumento. Soltanto nei primi sette mesi del 2008 sono state intercettate 7.263 persone nell'Egeo, contro le 9.240 di tutto il 2007. Nel 2006 gli arrivi sulle isole greche non avevano superato le 4.000 unità[1]. Gli intensi pattugliamenti lungo la rotta spagnola e italiana hanno spostato i flussi dell'emigrazione africana sulla rotta greca. Interi quartieri di Istanbul e Izmir (in Turchia) sono abitati da migranti africani di transito, in attesa di raggiungere la Grecia, via mare oppure via terra, attraversando nascosti nei camion la frontiera nord occidentale della Turchia. A Istanbul i migranti africani (somali, eritrei, nigeriani, sudanesi, senegalesi, burkinabé, ma anche marocchini, tunisini e algerini) vivono nei quartieri di Aksaray, Kunkapi, Zeytinburnu e Tarlabaşı. Ogni nazionalità ha un proprio connection man che prende in pegno i soldi per il pagamento del viaggio (2.000 dollari per la traversata via mare e 4.000 per quella via terra), ne trattiene una quota e li consegna al kaçakçi, l'organizzatore, di solito turco, una volta finito il viaggio. Una volta pagato si viene trasferiti nella città costiera di Izmir, ospitati nei piccoli alberghi del quartiere Basmane. Il pagamento della quota del viaggio dà diritto a imbarcarsi di nuovo, gratuitamente, ogni qual volta la traversata non vada a buon fine. Il viaggio infatti è molto pericoloso, sebbene il tragitto sia di poche miglia marittime. La Guardia costiera greca è abituata a respingere in mare i migranti intercettati. Secondo decine di testimonianze raccolte dalla ong tedesca Pro Asyl nel 2007, spesso i gommoni sono forati dagli agenti, che li lasciano quindi affondare in prossimità della costa turca[2]. Il 26 settembre 2006, a Karaburun, nella provincia di Izmir, 8 migranti morirono annegati dopo essere stati gettati in mare da una motovedetta della Guardia costiera greca, secondo una denuncia di Amnesty International[3]. Altre volte, per evitare i pattugliamenti, si parte in piena tempesta. I viaggi vengono effettuati quasi sempre in gommoni tipo zodiac con motore fuoribordo. Talvolta, quando le traversate sono autoorganizzate, ci si imbarca su canotti di due metri, in gruppi di quattro o cinque persone, spingendosi con i remi, senza motore, nei punti della costa più vicini alle isole. Dal 1994 le vittime tra la Turchia e la Grecia sono almeno 908, di cui 257 soltanto nel 2007[4].

Una volta in Grecia, la quasi totalità dei migranti e dei richiedenti asilo entra nella clandestinità. Dai centri di detenzione delle isole, si viene rilasciati con un ordine di espulsione valido un mese. Arrivati ad Atene molti provano a chiedere asilo politico. Tuttavia il diniego delle domande d’asilo in Grecia è pressoché sistematico: su 13.345 richieste d’asilo nei primi sette mesi del 2007, sono stati riconosciuti solo 16 rifugiati e 11 protezioni umanitarie. Lo 0,2%[5]. La Grecia ha firmato nel 2001 un accordo di riammissione con la Turchia. E i diniegati rischiano l'espulsione in Turchia. A loro volta in Turchia, molti rischiano di essere rimpatriati oppure riaccompagnati al confine con la Siria. La maggior parte dei migranti africani infatti atterra con un visto turistico in Siria ed entra senza documenti in Turchia, attraversando a piedi il confine siriano, sulle montagne tra Halabb (in Siria) e Hatay (in Turchia). Le condizioni di detenzione nel centro di trattenimento degli immigrati in Turchia sono pessime, secondo quanto dichiarato dal rapporto Unwelcome Guests, redatto da Hyd nel 2008[6].

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«Era all'interno della stazione di polizia. Era un locale con due camerate, cucina e bagni, per un totale di non più di cinque metri per dieci. Eravamo in 150 persone. C'erano letti a castello, ma la gente dormiva dappertutto. Per terra, sotto i tavoli, nelle docce. Faceva freddo, chi aveva due paia di pantaloni se li infilava uno sull'altro»
(Testimonianza sul campo di detenzione di Hatay, raccolta a Istanbul da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, Rapporto Luglio 2008)

Collegamenti esterni

  • Grecia: colpito e affondato, per l'ennesima volta la Guardia costiera greca respinge e abbandona in mare aperto un gommone semiaffondato. Il video della televisione turca NTV

Voci correlate

Note

  1. Ekathimerini, 12 agosto 2008
  2. The truth maybe bitter but it must be told, Pro Asyl, 2007
  3. Turkish Press, 26 settembre 2006
  4. Fortress Europe, dati mar Egeo
  5. http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/gennaio-2008.html
  6. Unwelcome Guests, Hyd, 2008