L’alfabeto: i metodi Montessori applicati all’apprendimento dell’italiano con adulti stranieri

Da wikiafrica.

L’alfabeto: i metodi Montessori applicati all’apprendimento dell’italiano con adulti stranieri

Maria Montessori in “analfabetismo mondiale” scrive: “l’analfabeta è un extrasociale, un anormale, paragonabile ai sordomuti”. La definizione “extrasociale” legato all’analfabetismo rimanda alla condizione di molti tra gli stranieri, i rifugiati e i richiedenti asilo da poco arrivati in Italia. Non è un caso infatti che molto spesso durante le lezioni di italiano destinate ad adulti stranieri, gli insegnanti che operano tanto nelle scuole di associazioni private quanto nei Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti, testimoniano che la parola “sordomuto” genera sempre molta emozione ed empatia al momento della traduzione e comprensione perché riflette un sentimento comune di molti studenti stranieri: quello di essere socialmente dei sordomuti, dei “senza bocca”. “Quello che gli manca è il linguaggio – continua la Montessori – il linguaggio attraverso cui passano i rapporti sociali. La persona che parla, disperdendo per l’atmosfera dei suoni articolati (nel caso degli stranieri dovremmo dire spesso disarticolati a causa di uno scorretto apprendimento della lingua per lo più di tipo occasionale: la strada, il lavoro, ecc.), non è sufficiente alla vera integrazione sociale. Bisogna che la parola diventi permanente, si solidifichi sugli oggetti, si riproduca colle macchine (i computer, le macchine da scrivere), viaggi attraverso i mezzi di comunicazione (giornalini, volantini, quaderni stampati, libretti, siti web, brevi documentari), raccolga i pensieri di popolazioni lontane, e possa quasi esternarsi in modo da fissare le idee nel susseguirsi delle generazioni”. La Montessori in poche parole sostiene che l’analfabeta è colui a cui manca il linguaggio scritto, e questa mancanza lo costringe a rimanere fuori dalla società. In questo senso molti dei rifugiati e degli stranieri che si incontrano nelle classi sono degli analfabeti, anche se sono alfabetizzati nella loro lingua, nel momento in cui si confrontano con la scrittura e la lettura in italiano. Essi non dominano la lingua parlata e con ancora maggiore difficoltà e tempo domineranno la lingua scritta. Eppure questo passaggio è essenziale tanto dal punto di vista psichico che da quello sociale. La Montessori infatti sosteneva che l’apprendimento del segno corrispondente al suono genera un impulso psichico. Inoltre per molti stranieri rifugiati politici o immigrati che parlano e scrivono lingue semitiche quali l’arabo, l’amarico, il tigrino, ecc., l’apprendimento di una lingua indoeuropea quale l’italiano li costringe a un’autentica rivoluzione tanto dal punto di vista del segno quanto della fonetica. In questi casi si può considerare la loro condizione vicina a quella di un analfabeta e diventa così necessario fare con loro tutti i passaggi obbligati per un corretto apprendimento dell’alfabeto, del segno e del suono così come Maria Montessori indica nel suo saggio “Metodo per gli analfabeti adulti”. Maria Montessori traeva dall’esperienza con i bambini i principi pratici per costruire un metodo per insegnare a leggere e a scrivere anche agli adulti. Nello stesso tempo avvertiva però che era necessario adattarli a condizioni diverse. Un metodo per l’apprendimento dell’italiano rivolto a persone migranti e rifugiati, che prenda spunto dai principi pratici dei metodi Montessori, deve però tener conto di almeno tre specifiche condizioni di partenza: • a differenza del bambino non abbiamo una lingua comune e appresa naturalmente fin dai primi giorni di vita • l’adulto non ha la stessa permeabilità del bambino all’apprendimento • l’adulto straniero o rifugiato vive spesso condizioni di marginalizzazione sociale e un disagio psichico dovuto alla migrazione

“L’invenzione dell’alfabeto, scrive Maria Montessori, fu una grande conquista” e citando Diringer afferma che fu la conquista più importante per il progresso della civilizzazione perché attraverso l’alfabeto si possono unire i pensieri di tutta l’umanità. L’alfabeto riguarda la natura stessa dell’uomo perché completa il linguaggio naturale, aggiungendovi un’altra forma di espressione. In questo senso nella nostra società multiculturale l’apprendimento dell’alfabeto della lingua del paese ospite, come forma di espressione e comunicazione da parte della popolazione straniera, rappresenta un passo ulteriore di civilizzazione verso la costruzione di una reale convivenza all’interno di una società multiculturale dove i cittadini stranieri possano conquistare una maggiore presenza sociale e non occupare soltanto le fasce più marginali della società. Quindi l’analfabetismo riferito agli adulti stranieri che vivono nel nostro paese va considerato un male sociale, ma per rispondere a questo male dobbiamo rivalutare il significato e l’uso pratico dell’alfabeto, e modificare i metodi relativi all’insegnamento alfabetico della scrittura.

Una delle prime cose che Maria Montessori avverte di fare quando ci si trova di fronte a degli adulti è quella di suscitare un interesse verso l’alfabeto. L’adulto diversamente dal bambino e l’adulto straniero in particolare, come nuovo ospite in un contesto nuovo, ha delle caratteristiche culturali e psicologiche e degli interessi sociali che vanno compresi ed integrati nel metodo: le necessità prodotte dall’ambiente e dalla condizione della migrazione determinano molto spesso la spinta ad imparare oppure a rinunciare. Gli adulti sosteneva la Montessori devono essere accolti e incoraggiati: il maestro si deve sentire uomo con uomini.

Costruzione del lessico familiare

La prima fase del metodo Montessori sia con gli adulti che con i bambini è quello di riconoscere e scoprire i suoni del linguaggio delle cose che ci circondano collegandoli all’alfabeto scritto. Ma gli adulti stranieri non hanno con il maestro un linguaggio comune e questo è il primo enorme scoglio. Il maestro si trova di fronte una classe di infanti (nel senso di non parlanti), di “neonati”, che balbettano strane parole e strani suoni. La prima fase di scoperta e di co-ricerca con il maestro-guida è quello della costruzione di un lessico “familiare”. Senza l’utilizzo dei libri di testo, il maestro e gli studenti andranno alla ricerca delle parole significative relative al loro contesto di vita, alla migrazione, al viaggio, agli ambienti di vita, all’ambiente di scuola. Si cominceranno a balbettare parole, poi frasi che diventeranno nel tempo la base di discorsi sempre più articolati e complessi utili ad esprimere fatti, emozioni, sentimenti, esperienze vissute. Parallelamente alla costruzione di questo “lessico familiare” con l’aiuto del metodo Montessori si comincerà a collegare l’alfabeto (cioè i segni) al linguaggio fin qui condiviso, che però rimarrà permanentemente incerto fin quando non diventerà scritto ed elaborato attraverso l’esercizio, individuale e in piccoli gruppi, con diversi strumenti e tecniche predisposte con accuratezza dai maestri. Esercizi, strumenti e tecniche, progettati e costruiti dalla Montessori nell’arco di tutta la sua vita, ragionati per tappe sequenziali di apprendimento, sono proposti all’interno di una relazione educativa che privilegia l’esperienza e l’autonomia dello studente. Nel metodo Montessori ricorre sempre il principio di legare il linguaggio scritto e orale ad immagini e oggetti che lo rappresentino o ad azioni che lo interpretino.

La caccia dei suoni

La prima parte dell’insegnamento, di pari passo con la costruzione di un lessico familiare, ha lo scopo di far conoscere l’alfabeto mettendolo in rapporto con i suoni della parola parlata; perciò è l’alfabeto il riferimento su cui si concentrano i primi esercizi insieme alla caccia dei suoni, sempre però legata poi alla scrittura dei segni corrispondenti, sulla lavagna visibili da tutti e riproducibili. Per un adulto straniero lo sforzo di riconoscere le lettere dell’alfabeto in sé, senza alcun riferimento alle parole, specialmente se tratte da un anonimo libro di testo, e poi lo sforzo di leggere sillabe distaccate che non significano niente, diventa il più scoraggiante tra i lavori forzati.


L’alfabeto come nuova potenzialità del linguaggio

Montessori sosteneva che la potenza dell’alfabeto non è semplicemente quella di far capire le parole scritte nel loro senso, ma è quella di dare nuovi caratteri al linguaggio: lo raddoppia, arricchisce l’uomo, estende i suoi poteri naturali di esprimersi, li rende permanenti, li trasmette nel tempo e nello spazio, gli permette di rivolgersi all’umanità e alle nuove generazioni. Quindi si tratta di legare lo studio dell’alfabeto per l’apprendimento della scrittura e della lettura a partire dall’esperienza diretta con il fine di estendere il potere naturale di ciascun uomo di esprimersi.


Bibliografia Maria Montessori, "Formazione dell'uomo, pregiudizi e nebule, analfabetismo mondiale" Milano, Garzanti, 1955