La Spagna sulle rotte dei migranti

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Introduzione

Sin dalla fine degli anni Ottanta la Spagna si trova sulle rotte dell'emigrazione africana verso l'Europa. Emigrazione che passa dallo stretto di Gibilterra verso le coste andaluse; dai litorali atlantici africani verso le isole Canarie, oppure dall'entroterra marocchino verso le due città autonome di Ceuta e Melilla. Dal 1988 almeno 4.189 migranti e rifugiati, uomini, donne e bambini, hanno perso la vita al largo delle coste spagnole.[1]. Ogni anno, tra le 10.000 e le 40.000 persone entrano irregolarmente in Spagna dall'Africa, attraversando l'Atlantico e il Mediterraneo. Gli arrivi sono in diminuzione dal 2006[2]. Una cifra contenuta rispetto ai numeri dell'immigrazione in Spagna. Infatti, quando nel 2005 la Spagna regolarizzò 690.000 immigrati senza documenti di soggiorno, solo il 4% delle richieste veniva da immigrati africani dei paesi sub-sahariani. Il 20% erano ecuadoregni, il 17% rumeni, e il 12% marocchini. Segno che come negli altri paesi europei, solo una piccola parte dell'immigrazione viaggia sulle rotte del mare

Spagna meridionale

Fin dalla fine degli anni Ottanta le acque dello stretto di Gibilterra sono state attraversate da importanti flussi migratori, inizialmente composti prevalentemente da cittadini marocchini e algerini, e in un secondo momento anche dell'Africa sub-sahariana. Oggi i punti di partenza interessano tutta la costa tra Larache e Hoceima, in Marocco, e tra Ghazaouet e Mostaganem in Algeria. Gli sbarchi avvengono sulla costa spagnola andalusa tra Cadiz e Almeria. Dal 2007 anche sulle isole Baleari. La traversata si effettua su piccole imbarcazioni e gommoni Zodiac. Nonostante il breve tratto di mare, dal 1988 le vittime sarebbero almeno 1.686[3].

I passeggeri sono marocchini, algerini e poi sub-sahariani dell'Africa occidentale e centrale. Per entrare in Marocco, i migranti sub-sahariani attraversano l'Algeria fino ad attraversare illegalmente la frontiera tra Maghnia e Oujda. La frontiera tra i due paesi ufficialmente è chiusa. Tuttavia passare la frontiera è estremamente semplice, a piedi o a bordo dei taxi locali. Oujda, nel nord est del Marocco, è anche il capolinea delle deportazioni dei migranti sub-sahariani arrestati in mare dalle autorità marocchine o rastrellati a El Ayun, Rabat e Casablanca durante le retate della polizia. I candidati all'emigrazione clandestina vengono così preventivamente arrestati e semplicemente abbandonati lungo la frontiera algerina, da dove raggiungono a piedi la bidonville alle porte della vicina città di Maghnia, oppure ritornano a Oujda, spesso minacciati dalla stessa polizia di frontiera algerina.

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«La polizia li scorta per un tratto, a piedi, dopodiché indica loro la direzione della frontiera con l'Algeria, a dieci minuti di cammino. A metà strada l'esercito algerino spara dei colpi in aria per spaventarli e costringerli a tornare indietro, ma dall'altro lato sono gli uomini delle forze ausiliarie marocchine a sparare... Nel corso della notte il gruppo, ormai perso, si ferma per riposare qualche ora sul territorio algerino, sotto le stelle. Improvvisamente il freddo è rotto dai passi di alcuni soldati algerini che svegliano tutti urlando di andarsene via da là, eccetto tre donne, che vengono prima perquisite, poi palpate e quindi stuprate»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 68-69)

Nel 2007, nelle acque tra Spagna e Marocco si sono tenuti pattugliamenti europei congiunti, sotto l'egida di Frontex, denominati missione Indalo. Anche la marina reale marocchina effettua pattugliamenti anti emigrazione. Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International e Human Rights Watch, il 28 aprile 2008 una nave della Marina reale marocchina avrebbe affondato un gommone carico di migranti subsahariani, causando la morte di almeno 28 persone, al largo di Hoceima.[4] Con il Marocco, la Spagna ha stretto accordi di riammissione che vengono applicati anche ai minori non accompagnati[5].

Dopo la militarizzazione della costa marocchina e la dura repressione del 2005 nelle valli intorno a Ceuta e Melilla, le rotte dell'emigrazione si sono concentrate sulle isole Canarie - che nel 2006 hanno accolto la cifra record di 31mila immigrati - e i punti di imbarco si sono spostati sempre più a sud, dalla Mauritania al Senegal, su rotte più lunghe e pericolose per evitare i pattugliamenti navali di Frontex.

Ceuta e Melilla

Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal Marocco, situate sulla costa del mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, Ceuta e Melilla hanno rappresentato per tutti gli anni Novanta due porte d'ingresso per la Spagna e l'Unione europea. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a Ceuta e nel 1998 a Melilla, la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'Unione europea. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della Guardia civil spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di 'Ain Chouatar, vicino Bouarfa. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati[6].

Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero, un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di Gourougou, davanti a Melilla, e almeno il doppio a Bel Younes, di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.

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«Nascosta tra gli alberi si forma una società parallela, organizzata con le proprie leggi e le proprie istituzioni, in gruppi divisi per nazionalità. Sono quasi tutti uomini, età media 25 anni. Ogni comunità è retta da un presidente, chairman, e dal suo bureau', un esecutivo composto da un ministro della finanza e un colonnello responsabile della sicurezza, eletti per maggioranza e in base all'anzianità in un 'assemblea collettiva»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 81-82)

Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di Médicins sans frontières denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confine[7]. Dal 2006 il flusso si è notevolmente ridotto. Alcuni tentano di raggiungere via mare le spiagge delle due città spagnole. Ma la maggior parte degli emigranti si è concentrata sulle rotte per le Canarie o per l'Andalusia.

Isole Canarie

Mappa delle isole Canarie

L'arcipelago delle isole Canarie (7 isole e sei isolotti minori), dista 108 km dal punto più vicino della costa africana, Tarfaya, in Marocco. A partire dal 1999 è una delle mete principali delle rotte dell'immigrazione africana via mare. Il numero di arrivi è salito di pari passo all'aumento dei pattugliamenti nello stretto di Gibilterra e a Ceuta e Melilla (dove nel 1998 veniva ultimata la doppia barriera lungo il confine). Nel 2002 si imbarcarono per le isole Canarie, dal Sahara occidentale e dal Marocco, 9.929 persone[8]. Un boom rispetto alle poche centinaia di persone all'anno degli anni precedenti. Per la prima volta nel 2002 il numero di sbarchi alle Canarie superò quello della costa andalusa. Ma il record di arrivi venne registrato nel 2006, con oltre 31.000 persone, in grande maggioranza africani sub-sahariani[9], salpati non più soltanto dalle coste del Sahara occidentale, ma anche da Mauritania, Senegal e Gambia. Nel 2007 gli arrivi alle Canarie sono invece diminuiti del 60% e nel 2008 continuano a diminuire. Le vittime su questa rotta, sono almeno 2.053 dal 1999, secondo Fortress Europe[10].

La diminuzione degli arrivi è stata causata dall'intensificarsi dei pattugliamenti europei congiunti, coordinati dall'agenzia Frontex attraverso la missione Hera, che ha coinvolto anche le autorità di Marocco, Mauritania e Senegal. Secondo dati ufficiali[11], Frontex ha respinto verso le coste africane 12.864 migranti tra il 2006 e il 2007. Il costo preventivato da Frontex per la missione Hera è di 12 milioni di euro l'anno. Altri 87 milioni sono stati stanziati dall’Ue per il biennio 2007-08 per finanziare i rimpatri dei migranti sbarcati alle Canarie (16.000 tra il gennaio e l’agosto del 2007, per un costo di 10,8 milioni di euro, ovvero 675 euro a testa). Parallelamente la Spagna ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell'Africa occidentale, prevedendo il rimpatrio dei migranti sbarcati irregolarmente. Come conseguenza è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull'arcipelago nel 2008, di solito protetti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo.

Una dettagliata analisi del fenomeno dell'immigrazione alle isole Canarie è stata fatta dalla ong spagnola APDHA[12]. Amnesty International ha invece curato un rapporto sulle condizioni dei migranti respinti in Mauritania dalle autorità spagnole[13]. Sulle missioni Frontex nell'Atlantico è invece disponibile uno studio della ong tedesca Pro Asyl.[14]
  1. Fortress Europe, dati 19 agosto 2008
  2. Dati del Ministero dell'interno spagnolo, 9 gennaio 2008
  3. Fortress Europe, Dati anno per anno sulle vittime dell'immigrazione al largo della Spagna
  4. Amnesty International, 8 maggio 2008, Investigate on Migrants' deaths
  5. Spagna, Accordo di riammissione con il Marocco
  6. Le livre noir de Ceuta et Melilla, Migreurop
  7. Msf, Rapporto su Ceuta e Melilla, 2005
  8. La Nacion, Temor a una crisis humanitaria en las islas Canarias, 7 settembre 2006
  9. El Mundo, Más de 31.000 inmigrantes ilegales han sido interceptados en Canarias en 2006, 27 dicembre 2006
  10. Fortress Europe, Dati Spagna anno per anno
  11. Frontex Statistics
  12. APDHA, Derechos humanos en la frontera sur
  13. Amnesty, Rapporto Mauritania 2007
  14. Pro Asyl, Frontex auf den Kanarische inseln