Migrazione clandestina

Da wikiafrica.

Per immigrazione clandestina si intende l'ingresso non autorizzato di cittadini di altri stati nel territorio di un dato Paese.

Gli immigrati sono mossi dalla ricerca di condizioni di vita migliori perché spesso i Paesi di provenienza sono poveri oppure in quei Paesi non vengono rispettati i diritti civili. L'immigrazione clandestina, così come quella regolare, è un fenomeno di cui sono oggetto generalmente i Paesi più ricchi.

Problematiche

L'immigrazione clandestina provoca numerosi problemi ulteriori a quelli propri della semplice immigrazione.

In primo luogo, gli immigrati clandestini seguono vie illegali per raggiungere il paese di destinazione, e si affidano molto spesso a malavitosi che sono talvolta indicati come veri e propri neo-schiavisti che gestiscono vere e proprie tratte degli esseri umani. Un esempio sono i cosiddetti scafisti del Mar Mediterraneo, che ammassano enormi quantità di persone su navi di scarsissima qualità e sicurezza (le carrette del mare) partendo dalle coste settentrionali dell'Africa per arrivare nei Paesi mediterranei: l'Italia è una delle mete preferite perché il tratto dall'Africa alla Sicilia e in particolare a Lampedusa è molto corto rispetto agli altri possibili. Per molti di loro il viaggio continua verso altri Paesi europei.

Questi scafisti si fanno pagare somme molto ingenti in cambio della speranza di una nuova vita, e sono spesso alleati con varie organizzazioni criminali oltre che, spesso, con complicità di parte della polizia del paese d'origine: attorno all'immigrazione clandestina c'è un forte indotto criminale fin dall'origine. Nei viaggi della speranza muoiono molto spesso decine e decine di persone per volta, non solo per i frequenti affondamenti delle sovraccariche navi usate allo scopo, ma anche per la mancanza d'acqua, cibo e qualunque altro servizio elementare cui sono costretti i migranti, fra cui spesso sono presenti anche bambini e donne in stato di gravidanza.

Essendo entrati illegalmente, i clandestini non possono entrare nel mercato del lavoro ufficiale. Pertanto, arrivati a destinazione, vengono spesso sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li usano come manodopera a basso costo, approfittando del fatto che sono facilmente ricattabili a causa della loro posizione irregolare. In quanto manodopera a basso costo, i clandestini sono gli immigrati più soggetti alle accuse di abbassare i salari medi (un fenomeno che è detto svalutazione sociale[1]) e di togliere il lavoro alle popolazioni autoctone peggiorandone la qualità della vita.

Molti clandestini finiscono anche nella rete della criminalità organizzata, che li sfrutta per svolgere il cosiddetto lavoro sporco.

L'abbinamento di svalutazione sociale e criminalità ovviamente non fa che incrementare i problemi di emarginazione e xenofobia, diminuendo la possibilità di una buona integrazione nel tessuto sociale del Paese ospitante.

Vittime dell'immigrazione clandestina

Da vent'anni migliaia di giovani emigranti continuano a morire lungo i confini dell'Europa. Sono soprattutto vittime di naufragi, ma anche di incidenti stradali; morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi; uccisi da un'esplosione negli ultimi campi minati in Grecia, dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia. La rassegna stampa dell'osservatorio sulle vittime dell'immigrazione clandestina Fortress Europe ha documentato 8.966 morti dal 1988 al maggio 2007, tra cui si contano 3.079 dispersi.

Nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico sono annegate 6.495 persone. Quasi la metà delle salme (3.079) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l'Egitto, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono 2.023, tra cui 1.209 dispersi. Altre 35 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte almeno 3.086 persone di cui 1.277 risultano disperse. Nell'Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 693 migranti, tra i quali si contano 343 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 553 persone, delle quali 250 sono disperse. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche sui mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 140 le morti accertate per soffocamento o annegamento.

Per chi viaggia da sud il Saharaè un pericoloso passaggio obbligato per arrivare al mare. Il grande deserto separa l'Africa occidentale e il Corno d'Africa dal Mediterraneo. Si attraversa sui camion e sui fuoristrada che battono le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall'altro. Qui dal 1996 sono morte almeno 1.079 persone. Ma stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Pertanto le vittime censite sulla stampa potrebbero essere solo una sottostima. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto

In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human rights watch e Afvic hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sono stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste.

Viaggiando nascosti nei tirhanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacchiati dal peso delle merci 273 persone. E almeno 180 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'Oder-Neisse tra Polonia e Germania, nell'Evros tra Turchia e Grecia, nel Sava tra Bosnia e Croazia e nel Morava, tra Slovacchia e Rep. Ceca. Altre 108 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in Turchia e Grecia.

In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.

Sotto gli spari della polizia di frontiera, sono morte ammazzati 87 migranti, di cui 35 soltanto a Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Marocco, e altri 28 al confine turco con l'Iran. Ma ad uccidere sono anche le procedure di espulsione in Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei. E altre 22 hanno perso la vita viaggiando nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, per raggiungere l'Inghilterra, cadendo lungo i binari o rimanendo fulminati scavalcando la recinzione del terminal francese, oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel Canale della Manica

Politiche dell'immigrazione

Le politiche dell'immigrazione sono un tema centrale della politica, in particolar modo, dei Paesi più ricchi.

L'introduzione di quote per l'immigrazione, se da un lato dovrebbe evitare un afflusso troppo massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall'altro può finire coll'incentivare l'immigrazione clandestina.

A fronte di un numero di immigrati irregolari vengono spesso applicate delle sanatorie, che da un lato portano fuori dall'illegalità molti immigrati, ma che dall'altro non sono che un prendere atto che le politiche per fronte di fronteggiare il problema non sono state efficaci.

Ultimamente si è tentato di eliminare l'immigrazione alla fonte, con degli accordi con i Paesi di origine e in specie con la Libia, dove a spese dello Stato italiano molti immigrati sono stati rimpatriati per poi essere portati nei loro Paesi di origine, spesso dell'Africa subsahariana o centrale. Tuttavia, questi ultimi spostamenti sono stati effettuati dalla Libia in modo molto poco chiaro, con delle carovane del deserto non molto diverse dalle carrette del mare di cui sopra, senza contare i sospetti di una pulizia etnica surrettizia con cui si sarebbero rimpatriati, oltre agli immigrati portati dall'Italia, anche ampie quote di popolazione nera libica. Inoltre, alcune associazioni che si occupano di diritti umani, tra le quali Amnesty International, sottolineano che la Libia non offre garanzie adeguate per i rifugiati e che le autorità locali non consentirebbero all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati dell'ONU di operare in modo adeguato all'interno del Paese. Inoltre, secondo Dick Oosting di Amnesty, «Le persone deportate in Libia dall’Europa vanno incontro a condizioni detentive degradanti e ad ulteriori espulsioni verso paesi dove possono rischiare la prigione e la tortura

Note

  1. Dumping sociale, con un anglicismo.

Voci correlate