Princesa

Da wikiafrica.

Princesa è un romanzo di Fernanda Ferias di Albuquerque scritto in coppia con Massimo Janelli.

Sono la pecora sono la vacca/che agli animali si vuol giocare/sono la femmina camicia aperta/piccole tette da succhiare

Così descriveva Fabrizio de Andrè Princesa nella canzone omonima raccolta nell’album 'Anime Salve'. Princesa l’abbiamo già incontrata, è l’autrice Fernanda Farias de Albuquerque, classe 63’, brasiliana, condannata incarcerata per tentato omicidio. Fernanda incontra in carcere l’ex brigatista rosso Maurizio Janelli, detenuto a Rebibbia per la sua militanza nelle BR. Non è il solito percorso di autore e co-autore, tra Princesa e Janelli ci sono più strati. Più chilometri da fare, più complicazioni. Prima di tutto l’incontro avviene in un carcere a Rebibbia, dove tutte le identità, non sono quella di Princesa-Fernanda, sono in costruzione, poi c’è anche il disorientamento di genere che Janelli spiega ottimamente nelle Brevi note di contesto quando dice:

l’incontro con i trans in principio ci disorientò Profumi di donna arrivarono ad olfatti disabituati; gonne, calze e reggiseno stesi alle finestre spezzarono la continuità monotone del precedente panorama carcerario. Per noi, rivoluzionari di un tempo, irrigiditi dalle fasciature strette dell’ideologia, quei corpi fotocopiati da riviste sexy, bloccati nel transito di un sesso all’altro, costituirono un ulteriore attentato al vecchio modo di condursi in carcere. Come rispondere alle loro richieste di essere chiamate al femminile? Alle loro avances esagerate? Ma soprattutto, come interpretare quei nuovi fantasmi che di notte iniziarono ad abitare i nostri sogni? Ci dividemmo in due partiti. Quello degli indifferenti, di coloro che, suppongo cin sforzi inauditi, decisero di rimuovere e mettere a tacere ogni emozione. E quello di chi, con mille autogiustificazioni, diede ascolto ai sentimenti contradditori di attrazione e repulsione che quelle ambiguità inducevano. Io partecipai a quest’ultimo e conobbi Fernanda tramite Giovanni .

Giovanni è un personaggio importantissimo. Non solo perché presenta Maurizio Janelli a Fernanda, ma perché crea insieme a loro un codice linguistico che permetterà la nascita di Princesa. Infatti una cosa è Fernanda in carne e ossa, un’altra è Princesa, la trasformazione, il viaggio, il libro, la parola. Il codice creato dai tre è un misto di sardo, portoghese brasiliano, italiano che poi per essere reso comprensibile al pubblico verrà ritradotto in italiano standard (anche se alcune parole vengono lasciate nell’originale codice, come per esempio la parola bombadeira). C’è una scelta precisa da parte del trio di non voler parlare del carcere. Princesa è un’altra cosa rispetto alla vita dura del carcere, è il carattere poliforme che si accuccia dentro Fernanda. Il carcere è una realtà monocolore, dove a stento si riesce a immaginare Princesa con le sue mille sfaccetature. Inoltre c’è da dire che i transessuali non trovano un riscontro tra le loro vite, i viaggi compiuti, l’identità inseguita, con il carcere. Lì vengono inseriti, senza riguardo, nella sezione maschile, azzerando di fatto percorsi e conquiste fatte. La scrittura per Fernanda in primis è evasione, lei si libera del carcere, per ritrovare se stessa nelle pieghe della memoria. Però anche Maurizio Janelli entra in questa memoria e la condivide. Ma qui la co-autorialità del testo, si trasforma in un viaggio per certi versi scioccante e definitivo. Una sorta di elletroshock, un cortocircuito che porta l’ex brigatista rosso ad immergersi in mondi non sospettati. Janelli all’inizio quasi inconsapevolmente, comincia a ballare sull’archittettura di un confine che non è solo territoriale, ma anche di genere. Gloria Anzaldúa diceva che:

dietro la maschera di ghiaccio vedo i miei occhi, Non guarderanno verso di me. Miro que estoy encabronada, miro la resistencia-resistenza a sapere, a lasciare andare, a quel profondo oceano dove una volta mi tuffai nella morte. Ho paura di affogare. Resistenza al sesso, al contatto intimo, ad aprirmi all’altro dove sono priva di controllo, non sono in guardia. Affacciarmi sull’altro lato sconosciuto, le redini che cadono e i cavalli che si gettano alla cieca suòl sentiero che si sbriciola, sfiorando l’orlo del burrone, che precipita con un salto di mille piedi. Ogni incremento di coscienza, ogni passo in avanti è una travesía, un attraversamento. Sono di nuovo una aliena in un nuovo territorio. E di nuovo, e di nuovo. Ma se sfuggo dalla consapevolezza cosciente, se sfuggo dal conoscere, non mi muoverò. La conoscenza mi rende più consapevole, mi rende più cosciente. Conoscere è doloroso perché dopo che “ciò” avviene non posso restare nello stesso posto e stare bene. Non sono più la stessa persona che ero prima .

Dopo che Janelli ha attraversato la storia di Fernanda non può essere più la stessa persona che era prima e viceversa. Nel testo i confini tra Maurizio, Fernanda, Giovanni, Princesa diventano labili. Il co-autore dà in un certo senso forma alla protagonista. Un po’ come la bombadeira con bisturi e iniezioni dava corpo, consistenza a Fernanda, ai suoi fianchi, ai suoi seni, alla sua femminilità. In questo testo rimangono vari dubbi nel lettore. È difficile sapere se Janelli ha dato la sua favella al materiale bruto datogli da Fernanda o se è stata lei a mostrare lui cosa estrarre, l’essenza femminile nella sua mascolinità manifesta. De Andrè nella omonima canzone aveva colto questa doppia essenza, che poi è la traversia non solo del corpo, ma anche delle parole quando dice: Perché Fernanda è proprio una figlia/Come una figlia vuol far l’amore/Ma fernandinho resiste e vomita/E si contorce dal dolore/E allora il bisturi per seni e fianchi/In una vertigine di anestesia/Finchè il mio corpo mi rassomigli/Sul lungomare di Bahia[...]Che Fernandinho mi è morto in grembo/Fernanda è una bambola di seta/Sono le braci di un’unica stella/Che squilla di luce di nome princesa .''