Processi contro il salvataggio in mare dei migranti

Da wikiafrica.

Con Processi contro il salvataggio in mare dei migranti si intendono i processi celebrati ai danni di pescatori o marinai accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver sbarcato in Italia migranti senza validi visti d'ingresso salvati nel Canale di Sicilia. Il processo di Agrigento ai sette pescatori tunisini e il caso della Cap Anamur sono stati definiti dal giurista Fulvio Vassallo Paleologo "delitto di solidarietà"[1]. Le testimonianze raccolte tra i migranti sbarcati in Sicilia negli ultimi anni denunciano vari episodi di omissione di soccorso da parte di pescherecci e mercantili, i cui equipaggi temono di avere problemi con la giustizia. Come l'11 giugno 2007[2], quando una nave cargo battente bandiera iraniana rifiutò di soccorrere 25 migranti, 47 miglia al largo dalla costa libica, in mezzo al mare in tempesta. Una chiamata satellitare di uno dei passeggeri aveva allertato le capitanerie di porto maltesi, che quindi girarono l’allarme alle autorità libiche, che però rifiutarono di intervenire per le pessime condizioni meteo. Il cargo era l’unica nave in zona che potesse intervenire, ma il capitano rifiutò di prestare soccorso. Due giorni dopo, quando un aereo libico si recò sul posto in ricognizione, non c'era più nessuna traccia dell'imbarcazione, probabilmente affondata.

Da un lato la Convention on Marittime Search and Rescue SAR del 1979, impone a ogni unità navale il soccorso delle persone in mare “regardlerss of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, prescrivendo di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”. Dall'altro il Testo unico sull’immigrazione prevede il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per chiunque accompagni in Italia migranti senza regolare visto d'ingresso. Anche se la stessa legge, all'articolo 12, prevede l’esimente umanitaria per cui “non costituiscono reato le attività di soccorso e di assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizione di bisogno”.

Il 10 gennaio 2008[3], il peschereccio pugliese Enza incrociò 50 miglia a sud di Lampedusa un gommone finito alla deriva con 60 passeggeri a bordo. Uno dei passeggeri si tuffò in mare per raggiungere a nuoto l’Enza e chiedere aiuto. Salito a bordo venne ributtato in mare dal comandante Mariano Ruggiero dopo una colluttazione, e morì annegato. Ruggiero fu arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Sul caso indaga la Procura di Agrigento.


Per approfondimenti Ancora sotto accusa chi salva la vita in mare, di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

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Il processo di Agrigento ai sette pescatori tunisini

Sette pescatori tunisini a bordo dei due pescherecci Mohamed Hedi e Mortadha, regolarmente iscritti alla flotta del porto di Monastir, sono giudicati dalla Corte di Agrigento per "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina", avendo sbarcato a Lampedusa 44 migranti, tra cui 11 donne e due bambini, salvati in mare a circa trenta miglia dall'isola l'8 agosto 2007. Secondo la testimonianza resa alla corte il 23 agosto 2008 dal testimone Naciri Mohamed, marocchino, tratto in salvo dei pescatori, i migranti erano partiti da Zuwarah in Libia. La notte del secondo giorno di viaggio il motore era andato in avaria e la camera d'aria a poppa aveva iniziato a sgonfiarsi. Diversi pescherecci rifiutarono di prestare loro soccorso, quando finalmente le due barche tunisine si avvicinarono e li presero a bordo. Il capitano Zenzeri avvisò la Guardia costiera tunisina, che segnalò via fax la posizione dei pescherecci al Centro di coordinamento per il soccorso in mare a Roma. Sul luogo venne inviata in soccorso la nave Vega della Marina militare italiana. Dopo una visita ad alcuni passeggeri i pescherecci furono scortati da unità dalla Guardia costiera e della Guardia di Finanza, giunte nel frattempo, verso Lampedusa, che in quel momento era il porto più vicino. All’arrivo, quattro dei passeggeri furno trasportati in elicottero all’ospedale di Palermo. I sette tunisini, due comandanti e cinque membri dell’equipaggio, vennero arrestati in flagranza di reato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il processo è ancora in corso. Gli imputati rischiano da uno a 15 anni di carcere. Le imbarcazioni sono state poste sotto sequestro.


Per approfondimenti Lampedusa: salvarono naufraghi, oggi rischiano il carcere

Cap Anamur

Cap Anamur è il nome di una associazione umanitaria tedesca, impegnata dal 1979 nell'assistenza sanitaria in zone di guerra. Cap Anamur si chiamava la vecchia nave da carico, che prendeva il suo nome da un promontorio sulla costa turca, acquistata nel 1979 da Christel e Rupert Neudeck e impegnata in una missione di salvataggio di profughi vietnamiti in mare. I Neudeck, nel 1979, avevano fondato insieme ad alcuni amici il comitato "Una nave per il Vietnam", in Germania. L'emergenza dei profughi vietnamiti ("boat people"), in fuga verso la libertà nei mari del Sud della Cina, spesso si traduceva in naufragi delle vecchie e sovraccariche imbarcazioni utilizzate. I viaggi della "Cap Anamur" (e delle altre navi che seguirono) permisero di trarre in salvo dal mare 10.375 profughi, mentre altri 35.000 ricevettero assistenza sanitaria a bordo. La missione fu resa possibile grazie alle offerte dei cittadini tedeschi. Sull'onda del successo della prima missione Cap Anamur divenne una associazione umanitaria impegnando medici e infermieri in zone di guerra. In trent'anni di attività ha lavorato in Somalia, Uganda, Etiopia, Sudan, Eritrea, e poi in Afghanistan, Vietnam e Corea del Nord, ma anche in Bosnia, nel Kosovo e in Macedonia.

Nella notte di domenica 20 giugno 2004, una nave della Cap Anamur, navigando in acque internazionali, avvistò 37 migranti - tutti uomini e originari dell'Africa sub Sahariana - a bordo di un gommone alla deriva in acque internazionali, tra la Libia e l'isola di Lampedusa. La Cap Anamur stava facendo un giro di prova dopo aver riparato il motore a Malta. La nave ottenne il permesso di attraccare nel porto di Porto Empedocle, ad Agrigento, soltanto 21 giorni dopo, il 12 luglio 2004. Il governo italiano contestava alla Cap Anamur di essere entrata in acque maltesi e pretendeva che i profughi fossero portati a Malta. Inoltre essendo la nave di proprietà tedesca l'Italia delegava alla Germania la responsabilità dei profughi. Dopo 20 giorni di negoziazione, in cui la nave ferma in alto mare fu raggiunta da giornalisti, politici, missionari e membri del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), finalmente venne concesso di attraccare a Porto Empedocle. Ma al momento dell'arrivo Elias Bierdel, Vladimir Dachkevitce e Stefan Schmdt, rispettivamente presidente dell’associazione umanitaria Cap Anamur, comandante e primo ufficiale della nave omonima, vennero arrestati in flagranza di reato con l'accusa di "favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina". La nave fu posta immediatamente sotto sequestro e venne restituita all'associazione, sotto pagamento di una cauzione, solo il 28 febbraio del 2005. In seguito è stata venduta. I 37 migranti vennero portati, subito dopo lo sbarco, nel Cpt di San Benedetto ad Agrigento, chiuso pochi mesi dopo la visita del Comitato europeo di Prevenzione della Tortura. Da lì vennero trasferiti dopo 48 ore al Cpt di Pian del Lago a Caltanissetta. 30 di loro furono rimpatriati in Ghana e 5 in Nigeria. In Ghana vennero quindi arrestati per lesa immagine del paese e alto tradimento della patria. Il processo a Bierdel, Schmidt e Dachewitsch è ancora in corso.

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Premio Per Mare

Il "Premio Per Mare - Al coraggio di chi salva vite umane", è stato istituito dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) nel 2007 e viene assegnato ai pescatori che, spesso a rischio della propria vita, salvano la vita a migranti e rifugiati vittime di naufragi nel Canale di Sicilia. Il premio, che consiste in una somma di 10.000 euro e nella consegna di una medaglia a ciascun membro dell'equipaggio, nasce dalla collaborazione tra Unhcr e Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto della Guardia Costiera; conta su un contributo dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani ed è sponsorizzato da Banca Nuova.

I vincitori della seconda edizione del Premio Per Mare sono stati premiati a Roma il 20 giugno 2008 in occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati. Il primo premio è andato al capitano Gaspare Marrone e all'equipaggio del motopeschereccio Ariete, del compartimento marittimo di Mazara del Vallo, che la notte del 28 novembre 2007 salvarono 54 migranti, tra cui una bimba di pochi mesi e nove donne, su un gommone a una trentina di miglia dall'isola Lampedusa. Durante il salvataggio un membro tunisino dell’equipaggio si tuffò in mare per salvare alcuni naufraghi. Uno dei migranti, un nigeriano, morì durante il viaggio. Il secondo premio, che consiste in una somma di 5mila euro e in una targa, è stato assegnato al capitano Nicola Asaro e all’equipaggio del motopesca Monastir. Il 18 luglio 2007 salvarono 14 migranti 187 miglia a sud di Lampedusa. Al momento dei soccorsi il gommone si capovolse sotto a causa dell'agitazione dei passeggeri a bordo. Le vittime furono 12. Nicola Asaro aveva già salvato 50 migranti l'11 febbraio 2003. Il secondo premio è stato conferito ex aequo anche al capitano Vito Cittadino, e all'equipaggio del motopeschereccio Ofelia I, protagonisti di due salvataggi nel 2007, di 47 persone il 24 settembre 2007 e, un mese prima, di un migrante rimasto aggrappato ad una tavola per dodici ore, unico sopravvissuto di un naufragio. Lo stesso Vito Cittadino nel 2006 aveva già salvato altri 21 uomini. Due menzioni speciali sono state assegnate a Federico Nicoletti e Oronzo Oliva, due sottufficiali della nave motonave CP 407 della Guardia Costiera che lo scorso 25 aprile 2008, durante una operazione di salvataggio, si gettarono in acqua per salvare due migranti caduti in mare durante il trasbordo dal barcone alla motovedetta, 80 miglia a sud est di Lampedusa.


Per approfondimenti

Unhcr - Premio per mare 2008
  1. http://www.carta.org/campagne/11550
  2. http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/giugno-2007.html
  3. http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/processo-di-agrigento-ultimi.html