Radio Libere in Africa

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Radio Libere in Africa

Indice

  • Cenni storici
  • Progetti
  • Personaggi
  • Festival
  • Pubblicazioni
  • Il primato del Mali
  • Arriva la radio a manovella
  • Link




Cenni storici

Dagli anni '60 ad oggi le radio rurali hanno assunto diverse denominazioni: radio educativa, radio agricola, radioclub, radio rurale comunitaria e radio libera.


E’ durante il periodo coloniale, già dal 1924, che lo sviluppo del sistema radiofonico prende avvio nell’ area sud africana a dominazione anglofona. Lo sviluppo nelle colonie francesi è successivo, in quest'area le prime emittenti nascono alla fine degli anni ’30.

La prima vera radio appare infatti nella capiale dell’ex AOF, Dakar, nel 1939. Nel Madagascar, il governo coloniale ne installa una nello stesso anno. Sempre nel 1939, i governatori di Uganda, Tanzaia e Kenya decidono l’installazione di trasmettitori per le comunità locali.

La radio viene utilizzata come mezzo di rafforzamento delle colonie presso gli indigeni e al tempo stesso come mezzo di diffusione di norme sanitarie e istruzione presso i cittadini, la lingua è quella del paese colonizzatore e per lo più si diffondono modelli culturali occidentali.

Durante il periodo della seconda guerra mondiale nascono nuove emittenti, nonostante si registri una pausa nello sviluppo del sistema e delle attrezzature radiofoniche. La radio in questa fase è ancora un mezzo poco sfruttato dalla popolazione se si esclude la parte di origine europea concentrata in particolare nel sud. Nei paesi del sud Africa la BBC incrementa i programmi cercando di contrastare la propaganda della Germania fra gli Afrikaners.

La radio rappresenta un mezzo fondamentale nell’azione politica, in particolare nelle colonie francesi dove si inserisce nella contesa fra il governo Vichi e le forze del generale De Gaulle: Radio Nairobi trasmette contro la politica di Vichi e con lei altre emittenti supportano la Francia combattente. Nel periodo della decolonizzazione, mentre nei paesi anglofoni la radio non assunse posto di rilievo nell’ azione di liberazione ( che fu invece assunto in particolare dalla stampa), nelle colonie francesi portò ad una più profonda coscienza e desiderio di emancipazione. Nel '50 viene creato il Sorafom (oggi OCORA), società di radiodiffusione francese che si occupa di creare emittenti locali e decolonizzate, grazie a questa attività il sistema vede nascere dal '59 un gran numero di radio nazionali: mentre nel periodo coloniale le trasmissioni erano quasi esclusivamente nella lingua del paese d’origine, a partire da questo momento si trasmette sia nella lingua della ex-colonia sia in una o due lingue locali. Il palinsesto si rivolge sempre più alla popolazione locale, si tratta di consigli d’igiene, educazione e agricoltura. Il sistema radiofonico diviene così il segno dell’ indipendenza dei paesi africani.

Fra il 1964-65 Unesco sviluppa in Ghana un progetto pilota di tribune radiofoniche i cui risultati sono poi pubblicati e resi pubblici, vengono inoltre organizzati corsi di formazione sia per paesi anglofoni che francofoni. la FAO In Ruanda organizza una assemblea per decidere il ruolo della radio rurale nello sviluppo economico della popolazione e del paese. Queste esperienze contribuirono allo sviluppo delle radio agricole/educative.

La Radio agricola prende avvio in Ghana nel 1956 anno in cui Radio Accra trasmette in lingua danese la trasmissione “Famiglia Cacao” un programma dedicato alle piantagioni di cacao, parallelamente altre radio inseriscono programmi dedicati a consigli agricoli e per lo sviluppo della meccanizzazione agricola. Anche nei paesi francofoni prende avvio questo tipo di relazione fra radio e popolazione rurale. In Benin viene coinvolta la FAO per sviluppare un programma di radio agricola indirizzato alla comunità contadina. La radio agricola è uno strumento d’informazione e divulgazione in campo agricolo che si rivolge alla popolazione rurale con brevi informazioni al fine di migliorare le condizioni di lavoro e di produzione.

Il passo successivo è quello dei radio-club d’ascolto collettivo, in questo “progetto” l’ ascolto viene associato ad un momento di discussione che diviene propositivo: mentre le radio agricole rimangono un mezzo di sviluppo della resa agricola senza una collaborazione con altri ambiti che promuovono il mondo rurale, il radio-club rimane una realtà lontana dai centri di produzione agricola, dagli abitanti dei villaggi, non vi è coordinamento tra i programmi delle radio rurali e quelle dei ministeri e dei governi, manca un confronto diretto con le problematiche e le esigenze della comunità e con la comunità stessa.

Fina dagli anni ‘70 le radio rurali hanno dovuto confrontarsi con più problematiche, sia di tipo logistico: costrizioni d’orario, sezioni d’ascolto limitate, palinsesti troppo brevi, la difficoltà di constatare l’esito del messaggio radio e la necessità di ripeterlo; che di tipo pratico: la scarsezza dei finanziamenti é un grosso handicap per crescita del sistema, poiché impedisce un contatto diretto con la comunità rurale. La molteplicità linguistica, la censura della classe dominante e la mancanza di figure professionali sono altre difficoltà cui far fronte.

Negli anni ‘80 la radio rurale locale viene vista come una possibilità per superare le difficoltà incontrate nel decennio precedente, sulla base di incontri avvenuti fra Unesco, ACCT, URTNA (The Union of National Radio and Television organisations of Africa) e CIERRO (Centro per lo sviluppo della radio nell’ Africa nera), si cerca di trovare nuovi metodi di approccio verso la comunità e nuove strategie di comunicazione. In Kenya nasce radio Homabay, il metodo è quello della partecipazione e dell’ espressione diretta legata ai problemi di sviluppo. Nascono trasmissioni in lingua locale, legati alla realtà locale; ci si avvale d’interviste condotte sui luoghi di ritrovo come il mercato le aziende agricole e le scuole per definire i programmi radiofonici. Questa tipologia di radio comunitaria rientra in un programma dell’ Unesco volta alla creazione in ambito rurale di stazioni radio a basso costo e con la partecipazione della comunità.

La radio rurale locale coinvolge direttamente il mondo contadino, si appropria della lingua locale, è comunitaria e volta ad occuparsi delle necessità collettive, creando un ambito partecipativo dove anche la forma che deve assumere la radio stessa è ripensata in un ottica di partecipazione.

Dagli anni ‘90 sono nate sempre più radio private-commerciali; queste, solitamente, si rivolgono a gruppi sociali specifici ( giovani, donne), diffondono musica e spot pubblicitari ed una parte di programmazione è dedicata alla questione ambientale, alla salute, utilizzando la lingua del posto.



Progetti

Radio Okapi, Nazioni Unite, Fondazione Hirondelle

Il progetto che coinvolge Radio Okapi è frutto di un partenariato tra le Nazioni Unite e la Fondazione Hirondelle con sede a Losanna. Radio okapi è una radio della Repubblica Democratica del Congo costituita da una rete di emittenti che copre una vasta area del territorio, il lavoro è condotto da nove stazioni che partecipano a creare i contenuti in collaborazione con quella principale di Kinshasa, andando a creare un palinsesto unificato. Attivo dal 2005 è un network di 25 emittenti locali che forniscono indicazioni e informazioni a livello locale da affrontare a livello nazionale. La diffusione dei programmi avviene in 5 lingue, in modo da raggiungere una larga fascia di popolazione. Obbiettivo del progetto è informare, educare, divertire e servire da strumento di dialogo per la pace e l’equilibrio dei poteri nella società congolese; si rivolge alle Popolazioni civili, istituzioni politiche dell’RDC.


Radio Penc-Mi, IPDC

Radio Penc-Mi è un emittente del Senegal, fondata nel 1996 da tre gruppi rurali, la radio trasmette in tre lingue locali e in Francese la lingua ufficiale del paese, I programmi si occupano di problematiche che spaziano dall' economia locale, sanitarie, culturali. Radio Penc-mi ha ottenuto il finanziamnento IPDC (International Programme for the Development of Communication), un programma dell’ Unesco che sostiene lo sviluppo dei Media. Il finanziamento permetterà a Radio Penc-mi di incrementare la relazione con le popolazioni locali, di portare avanti il palinsesto informativo sull’ HIV nelle aree rurali Mbour e Thies cercando di aumentare la consapevolezza e fare prevenzione nella popolazione a rischio.


Progetti Italia

Corso di formazione del Segretariato Sociale RAI

Il corso si svolge a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, e' indirizzato a 17 operatori della Radio Municipale della citta' e di altre radio operanti nella capitale e si inserisce nell'ambito dei rapporti di cooperazione che lega la citta' burkinabe' a Torino. L' Ong Lvia accompagna le attivita' affiancando le due municipalità. Gli obiettivi del progetto sono il rafforzamento della comunicazione sociale attraverso l'appoggio alla Radio Municipale, la promozione dell'identita' culturale attraverso la valorizzazione del Festival Cinema Africano e l'appoggio alle politiche giovanili, attraverso la realizzazione di un Centro multimediale di formazione e informazione polivalente.

Volontari per lo sviluppo, Regione Piemonte

Il progetto riguarda alcune emittenti piemontesi e le radio saheliane, è promosso dalla rivista “Volontari per lo Sviluppo”, con il sostegno della Regione Piemonte, il progetto si inserisce nel Programma Shael che prevede lo scambio e la collaborazione di giornalisti e vari media nell’ intenzione di creare una rete formativa e informativa fra media piemontesi e saheliani. Vi sono stati scambi di mezzi (computer, modem), di saperi attraverso periodi di residenza nelle aree interessate per speaker e giornalisti, sono stati realizzati due cicli di trasmissioni italo-africane, e sono state garantite per la formazione di quattro direttori di radio del Mali.


Personaggi

Giorgio Lolli

Giorgio Lolli, Di origine bolognese, è il tecnico italiano che da venti anni sostiene lo sviluppo e l’incremento del sistema radiofonico in Africa. La prima radio privata viene costruita 1991 in Mali durante il colpo di stato che fece cadere la dittatura del generale Moussa Traorè. In Togo, fonda la ditta Solaris, specializzata nell’istallazione di stazioni radio e nella formazione di tecnici: grazie al lavoro svolto dalla Solaris si contano oltre 500 stazioni nel Paese, impiantate in Mali, Nigeria, Burkina Faso e Senegal. La scuola, gratuita, per tecnici-radio si occupa di dare un insegnamento professionale a più livelli, dal montaggio di antenne, la costruzione di tralicci, alla formazione di animatori e giornalisti radiofonici.



Festival

Ondes de liberté

il Festival Onde di Libertà è un festival a cadenza biennale, nato a Bamako, Mali, nel 1997. Il Festival è la festa delle radio Africane che celebra il pluralismo radiofonico. Ogni due anni si tiene un’assemblea circa il tema generale del Festival, viene indetto un concorso fra le radio sul tema scelto, le radio partecipanti creano dei programmi comuni. Una sezione è dedicata ad esposizione di materiali tecnici per la radio. La partecipazione è aperta a tutti, solitamente partecipano un numero di 400, 500 emittenti provenienti dall'Africa orientale centrale e del nord; partecipano anche emittenti europee e dagli Stati Uniti e Canada.



Pubblicazioni

Nel 2001 Unesco pubblica, a cura di Colin Fraser e Sonia Restrepo Estrada, il manuale delle radio comunitarie. "Questo Manuale a come scopo di mostrare che ogni persona, anche un agricoltore senza conoscenze tecniche può realizzare, organizzare, amministrare e produrre dei programmi radio indipendenti".



Il Primato del Mali

La patria della radiofonia africana

La radiofonia indipendente ha rivestito, e riveste tuttora, un ruolo centrale nella società maliana. Basta muovere lentamente la manopola di un ricevitore per convincersene. Vengono chiamate radio comunitarie. Sono piccole emittenti gestite in modo collettivo che parlano di salute, agricoltura, economia familiare, ma anche di problemi politici e diritti delle donne. Sono voci diverse, briose, talvolta irriverenti. Da ascoltare con molta attenzione A Kati, una cittadina del Mali[1] situata a quindici chilometri dalla capitale Bamako[2], la gente si sveglia con la voce squillante di Radio Belekan. Più bello ma anche più pericoloso: una mattina, l’ottobre scorso, i programmi sono iniziati con due ore di ritardo per colpa di un guasto al trasmettitore. «E’ stato un disastro – ricorda il ragazzo – l’intera città si è svegliata tardi: i negozi, le officine, persino gli uffici pubblici sono rimasti chiusi fino a metà mattinata. La nostra vita dipende da questa radio». Sulle frequenze di Belekan si alternano rubriche dedicate ai temi della salute, del risparmio, dell’auto-imprenditorialità, dell’ecologia[3], della tutela dei consumi. L’informazione locale ricopre uno spazio centrale nel palinsesto[4]. «Il nome di Belekan è sinonimo di autorevolezza e di rigore professionale», dice la direttrice, Abi Diallo. «Il merito è dei nostri cronisti, una ventina tra stipendiati e volontari, tutti nati e cresciuti qui». Il legame con il territorio è la loro carta vincente. A due passi dalla sede di Belekan ci sono gli studi di un’altra emittente radiofonica nata da poco ma già molto gettonata: Radio Jigi (“Radio Speranza” nella lingua locale). Il suo stile pungente e combattivo – «Poco diplomatico ma mai volgare né offensivo», assicura uno speaker[5] - ha conquistato i gusti di tanti giovani. Ogni giorno in redazione arrivano le loro lettere: c’è chi racconta un suo problema, chi critica amministratori e politici, chi si lamenta per la mancanza di spazi ricreativi e culturali. «Ma alcuni non sanno scrivere, così si presentano di persona per prendere la parola al microfono», spiega il direttore Bubacar Traore, che aggiunge: «Gli ascoltatori fanno parte della nostra grande famiglia. Per loro organizziamo concerti, incontri culturali, concorsi di bellezza, dibattiti pubblici, manifestazioni sportive e corsi di ballo». Belekan e Jigi non sono realtà isolate. In Mali esistono più di centoventi emittenti private, censite ufficialmente dal Ministero delle Comunicazioni[6], che fanno di questo Paese la patria indiscussa della radiofonia africana. Le radio indipendenti hanno fatto la loro comparsa nel 1991 - l’anno della svolta democratica che ha messo fine ad una lunga dittatura militare - e nell’ultimo decennio, con la liberalizzazione dell’etere, si sono moltiplicate. Le loro antenne spuntano ovunque: sui palazzoni di Bamako, lungo le rive paludose del fiume Niger, attorno a un grappolo di capanne nella savana. Sono piccole emittenti locali. Trasmettono nel raggio di venti, cinquanta, massimo cento chilometri. Vengono chiamate “radio comunitarie", perché sono create dalla comunità, ovvero da gruppi informali di semplici cittadini. Si occupano di agricoltura, cultura tradizionale, economia familiare, ma anche di temi più delicati e spinosi quali i disagi giovanili, l’aids, i problemi politici e i diritti civili negati. «Il nostro è un mestiere bello ma pericoloso – spiega il giornalista Siaka Traore – la libertà di espressione in questo paese può venire messa in discussione appena si toccano interessi e questioni ritenuti “intoccabili”». Siaka lavora per il circuito radiofonico Kayra, un network[7] di sei stazioni che trasmettono in ogni angolo del Paese. Sono radio di informazione molto ascoltate e molto apprezzate dalle gente. Ma le autorità non le amano affatto. Chi fa comunicazione radiofonica in Mali sa di dover stare molto attento nel parlare al microfono, perché una sola parola sbagliata può costare cara. Lo conferma Dauda Kulubali, direttore di Radio Fòko di Segou, che di recente ha avuto qualche problema con le frange più dure della comunità islamica. «Avevamo organizzato una serie di dibattiti incentrati sul ruolo della donna nella società e sulla problematica delle mutilazioni genitali femminili[8]», racconta. «Ma alcuni non hanno apprezzato e ce lo hanno fatto capire chiaramente con intimidazioni e boicottaggi orchestrati dalla moschea». I diritti delle donne sono è una questione scottante che infiamma il dibattito nell’opinione pubblica in Mali. «Rappresentano il principale terreno di scontro tra i musulmani moderati e i gruppi minoritari fondamentalisti», spiega Nenè Kule Tambadu, direttrice di Radio Bèndugu, un’emittente rurale che funziona a pannelli solari[9] e trasmette dal villaggio di Bla. Molti programmi di radio Bèndugu si rivolgono all’universo femminile: c’è un rubrica d’informazione sulle vaccinazioni dei figli, un’altra sulle questioni giuridiche legate al matrimonio. E ogni giorno va in onda un servizio di consulenza per le donne incinte e le neomamme, realizzato in collaborazione con puericultrici e levatrici tradizionali. Alcune di loro hanno deciso di diventare socie dell’associazione che detiene la proprietà dell’emittente, in modo che possono partecipare alle assemblee e discutere le scelte editoriali e la programmazione del palinsesto. Radio Parana, creata nel 1995 dai Padri Bianchi vicino alla città di San, trasmette i suoi programmi in otto lingue diverse. A Radio Beguine ogni giovedì sera c’è una trasmissione, “le jeudi de l’enfant”, fatta dai bambini delle scuole elementari: a turno preparano inchieste, reportage, interviste. La fragilità economica è un problema che riguarda tutte le radio: i sostegni governativi alla radiofonia privata sono irrisori (non più di un milione di franchi all’anno, circa 1500 euro per emittente) e gli introiti pubblicitari sono insufficienti a coprire le spese. Le radio comunitarie possono trasmettere solo annunci di matrimonio e di “pubblica utilità” (i classici “vendo-cerco-scambio” degli ascoltatori). Al massimo, le réclame di qualche negoziante, nulla di più. «La pubblicità[10] è nelle mani delle radio commerciali – si lamenta madame Dambelé – non è possibile andare avanti così». Negli ultimi cinque anni una decina di radio sono state costrette a chiudere i battenti per mancanza di soldi. Molte di quelle che resistono, riescono a sopravvivere solo grazie ai finanziamenti elargiti dalle organizzazioni non governative europee o dalle istituzioni internazionali. Altre si auto-finanziano con i contributi degli ascoltatori: decine, talvolta centinaia di donazioni di piccole somme di denaro che messe assieme diventano cifre importanti. Esemplare è il caso di Radio Wassulu: si trova nel sud del Paese, in piena campagna, una regione economicamente debole. Eppure i suoi ascoltatori ogni anno raccolgono più di 8 milioni di Cfa (circa 12mila euro) in sottoscrizioni volontarie, a sostegno della “loro” radio. Anche Radio Kayes, all’estremità occidentale del Paese, una delle emittenti comunitarie più vecchie e popolari, funziona grazie alle generose offerte degli ascoltatori, a cui si aggiungono quelle inviate dall’Europa da molti immigrati. Radio Beguine invece ha puntato sul marketing con la “tessera ascoltatore”: è un cartoncino nominativo che costa cinque euro all’anno e dà diritto a sconti e promozioni in quasi tutti i negozi della città di Bandiagara.


Arriva la radio a manovella

Per funzionare non ha bisogno delle batterie né della corrente di casa. Si accende con la luce del sole o con una carica[11] manuale: basta azionare per pochi secondi una manovella. Si tratta di una novità destinata a rompere l’isolamento di milioni di africani. Il ricevitore in questione si chiama LifeLine e ha la peculiarità di funzionare con energie gratuite e rinnovabili. Si accende con la luce del sole o con una “carica manuale”: è sufficiente azionare per trenta secondi una manovella, per poter ascoltare la radio per 45 minuti. Ideata una decina di anni fa da un geniale progettista di nome Trevor Baylis (creatore tra l’altro di generatori a carica manuale per [PC] portatili e telefonini), pluripremiata a livello internazionale, questa radio “a manovella” viene prodotta esclusivamente per fini umanitari dalla Freeplay Foundation[12], un’organizzazione umanitaria legata alla società Freeplay. «E’ sta progettata appositamente per il continente africano, dove l’approvvigionamento di energia è scarso, ma dove esistono numerosi progetti radiofonici di sviluppo umano – spiegano alla Fondazione Freeplay – La radio è resistente, facile da usare e può funzionare nelle più dure condizioni climatiche». Ogni mese ne vengono prodotti e diffusi centomila pezzi, la gran parte finisce in Africa. Qui la Freeplay Foundation distribuisce gli esemplari ai potenziali beneficiari di speciali programmi radiofonici ideati da altre organizzazioni no-profit[13]. Le donne africane sono state le principali beneficiarie della diffusione delle radio auto-alimentate. Spiega il giornale Mail and Guardian[14]: “In alcuni contesti socio-culturali del continente, molti uomini prima di partire per il lavoro, tolgono le batterie dalle normali radio per evitare che vengano usate tutto il giorno e consumate in fretta. Questo però impedisce alle donne di avere accesso a programmi educativi e informativi”. Dunque la radio viene talvolta usata dai padri e dai mariti per esercitare un controllo oppressivo sulle donne di casa: non a caso gli ostacoli più grandi alla diffusione delle radioline a manovella sono stati creati dagli uomini.





Link

Ong Lvia [15] 
volontari per lo sviluppo [16]
Atelier International sur la radio rurale [17]
Radio Opaki Progetto [18]
Radio Opaki emittente [19]
SW Radio Africa, Zimbawe [www.swradioafrica.com]
Radio Penc-mi Progetto [20]
Marco Trovato [21]
Blog radio libere [22]
Afriche Pluralismo Radiofonico [23]
PDF "Manuel de la Radio communautaire" engl. franc. [24]
Histoire et évolution de la radio rurale en Afrique noire - Rôles et usages. Jean Pierre Llboudo 
[25]