Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo

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Sin dall'inizio degli anni Novanta il Mediterraneo è attraversato da diverse rotte migratorie, i cui flussi sono aumentati di pari passo con la chiusura delle frontiere degli Stati europei attraverso l'instaurazione di un regime di visti di ingresso particolarmente restrittivo verso i Paesi poveri. Il mare viene attraversato su imbarcazioni di fortuna, spesso vecchi pescherecci, barche in vetroresina o gommoni di tipo Zodiac. I principali punti d'ingresso sono le coste spagnole, italiane e greche. Mediamente, in un anno, non più di 60.000 persone attraversano il Mediterraneo. Secondo l'Unhcr, i flussi sono misti, composti cioè di migranti economici e rifugiati politici.[1].

Le rotte principali sono una decina. La più antica, collega la costa del Marocco alla Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra, e si è andata dilatando negli anni, al punto che oggi molte imbarcazioni partono direttamente dalla costa oranese dell'Algeria, sempre verso l'Andalusia e talora verso le isole Baleari. La Spagna ha una seconda rotta, quella che parte dalla costa atlantica africana (Marocco, Sahara occidentale, Mauritania, Senegal, Gambia e Guinea) fino all'arcipelago delle isole Canarie. Nel Mediterraneo centrale le rotte sono quattro. La più battuta parte dalle coste occidentali libiche, tra Tripoli e Zuwarah, puntando verso Lampedusa, la Sicilia e Malta. Parallele a questa, altre due rotte collegano il litorale tunisino tra Sousse e Monastir a Lampedusa, e la costa nord tra Biserta e Capo Bon a Pantelleria. Dall'Egitto invece partono alcuni dei pescherecci che giungono nella Sicilia orientale e in Calabria. Infine, a partire dal 2006, una nuova rotta collega Algeria e Sardegna, partendo dalla costa nei pressi della città di Annaba. In passato invece era Malta a costituire un importante punto di passaggio. Migliaia di migranti ogni anno atterravano sull'isola con un visto turistico e da lì venivano imbarcati clandestinamente verso le coste siciliane. Nel Mediterraneo orientale in fine, le rotte marittime collegano la costa della Turchia alle vicine isole greche del Mar Egeo, in particolare Samos, Mitilini, Chios, e Farmokonissi. Sull'isola greca di Creta invece arrivano, in misura minore, imbarcazioni salpate dalla costa egiziana. Alla fine degli anni Novanta e inizio Duemila, migliaia di profughi kurdi salpavano direttamente dalle coste turche verso la Calabria. Una rotta che ancora nel 2007 ha portato un migliaio di persone sulle coste della Locride. Sulla rotta che negli anni Novanta collegava l'Albania alla Puglia invece, non hanno mai viaggiato migranti africani.

I flussi migratori nel Mediterraneo valgono un giro d'affari di centinaia di milioni di euro l'anno. Il prezzo dei viaggi varia da frontiera a frontiera, ma si aggira tra i 500 e i 2.000 dollari. Sebbene esistano viaggi autoorganizzati dagli stessi migranti, la maggior parte delle partenze è controllata da alcune organizzazioni, ognuna delle quali si occupa del passaggio di una frontiera. Ogni nazionalità ha i suoi connection man, che mettono in contatto il candidato all'emigrazione clandestina con il passeur e con la rete di persone che lo ospiterà e lo trasporterà al luogo di imbarco. Sconti particolari vengono fatti a chi si offre volontario per guidare le imbarcazioni, che per questo sono spesso affidate a capitani senza nessuna esperienza di mare. Anche per questo aumentano le vittime. Secondo Fortress Europe, almeno 8.905 persone sarebbero annegate sulle rotte migratorie del Mediterraneo e dell'Atlantico dal 1988, stando alle sole notizie riportate dalla stampa[2]. Le vittime in mare sono aumentate anche per l'evolversi delle rotte, che negli ultimi anni sono diventate più lunghe e pericolose, al fine di evitare gli intensificati pattugliamenti anti immigrazione, dal 2006 coordinati dall'agenzia europea Frontex ed esternalizzati nelle acque territoriali di alcuni Paesi di transito, come Turchia, Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Mauritania e Senegal.

Parallelamente al contrasto della migrazione via mare, si è assistito alla criminalizzazione del soccorso in mare. In particolare con i processi ad Agrigento alla Cap Anamur e ai pescatori tunisini, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver soccorso dei naufraghi africani in mare e averli tratti in salvo in porti italiani.

Spagna meridionale

Fin dalla fine degli anni Ottanta le acque dello stretto di Gibilterra sono state attraversate da importanti flussi migratori, inizialmente composti prevalentemente da cittadini marocchini e algerini, e in un secondo momento anche dell'Africa sub-sahariana. Oggi i punti di partenza interessano tutta la costa tra Larache e Hoceima, in Marocco, e tra Ghazaouet e Mostaganem in Algeria. Gli sbarchi avvengono sulla costa spagnola andalusa tra Cadiz e Almeria. Dal 2007 anche sulle isole Baleari. La traversata si effettua su piccole imbarcazioni e gommoni Zodiac. Nonostante il breve tratto di mare, dal 1988 le vittime sarebbero almeno 1.686[3].

I passeggeri sono marocchini, algerini e poi sub-sahariani dell'Africa occidentale e centrale. Per entrare in Marocco, i migranti sub-sahariani attraversano l'Algeria fino ad attraversare illegalmente la frontiera tra Maghnia e Oujda. La frontiera tra i due paesi ufficialmente è chiusa. Tuttavia passare la frontiera è estremamente semplice, a piedi o a bordo dei taxi locali. Oujda, nel nord est del Marocco, è anche il capolinea delle deportazioni dei migranti sub-sahariani arrestati in mare dalle autorità marocchine o rastrellati a El Ayun, Rabat e Casablanca durante le retate della polizia. I candidati all'emigrazione clandestina vengono così preventivamente arrestati e semplicemente abbandonati lungo la frontiera algerina, da dove raggiungono a piedi la bidonville alle porte della vicina città di Maghnia, oppure ritornano a Oujda, spesso minacciati dalla stessa polizia di frontiera algerina.

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«La polizia li scorta per un tratto, a piedi, dopodiché indica loro la direzione della frontiera con l'Algeria, a dieci minuti di cammino. A metà strada l'esercito algerino spara dei colpi in aria per spaventarli e costringerli a tornare indietro, ma dall'altro lato sono gli uomini delle forze ausiliarie marocchine a sparare... Nel corso della notte il gruppo, ormai perso, si ferma per riposare qualche ora sul territorio algerino, sotto le stelle. Improvvisamente il freddo è rotto dai passi di alcuni soldati algerini che svegliano tutti urlando di andarsene via da là, eccetto tre donne, che vengono prima perquisite, poi palpate e quindi stuprate»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 68-69)

Nel 2007, nelle acque tra Spagna e Marocco si sono tenuti pattugliamenti europei congiunti, sotto l'egida di Frontex, denominati missione Indalo. Anche la marina reale marocchina effettua pattugliamenti anti emigrazione. Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International e Human Rights Watch, il 28 aprile 2008 una nave della Marina reale marocchina avrebbe affondato un gommone carico di migranti subsahariani, causando la morte di almeno 28 persone, al largo di Hoceima.[4] Con il Marocco, la Spagna ha stretto accordi di riammissione che vengono applicati anche ai minori non accompagnati[5].

Dopo la militarizzazione della costa marocchina e la dura repressione del 2005 nelle valli intorno a Ceuta e Melilla, le rotte dell'emigrazione si sono concentrate sulle isole Canarie - che nel 2006 hanno accolto la cifra record di 31mila immigrati - e i punti di imbarco si sono spostati sempre più a sud, dalla Mauritania al Senegal, su rotte più lunghe e pericolose per evitare i pattugliamenti navali di Frontex.

Collegamenti esterni

  • Naufrage de Hoceima, Video reportage realizzato da J.M. Lemaire, per France 24. La notte del 28 aprile 2008 la Marina reale marocchina affonda un gommone di migranti al largo di Hoceima. Muoiono 34 persone. Le interviste dei superstiti

Ceuta e Melilla

Ceuta e Melilla sono due città autonome spagnole situate nel Nord-Africa, circondate dal Marocco, situate sulla costa del mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, con una superficie di poche decine di chilometri quadrati. Per i migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, Ceuta e Melilla hanno rappresentato per tutti gli anni Novanta due porte d'ingresso per la Spagna e l'Unione europea. Per questo le due città sono state separate dal territorio marocchino da una doppia rete metallica alta inizialmente tre metri e poi raddoppiata a sei. Costruita nel 1997 a Ceuta e nel 1998 a Melilla, la recinzione è costata 20 milioni di euro, finanziati dall'Unione europea. Nell'estate e autunno del 2005 si registrarono massicci assalti alle reti, di gruppi di centinaia di uomini. Gli assalti vennero respinti a mano armata. In pochi mesi i colpi di arma da fuoco delle Forze ausiliarie marocchine e della Guardia civil spagnola causarono 13 morti a Melilla e 4 a Ceuta. Nell'ottobre del 2005, un migliaio di migranti arrestati dalle autorità marocchine nelle vallate intorno alle due città, vennero deportati e abbandonati in pieno deserto alla frontiera algerina, all'altezza di 'Ain Chouatar, vicino Bouarfa. Prima di ricevere soccorso, una ventina di loro morirono disidratati[6].

Prima della stagione di repressione inaugurata nel 2005 dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero, un migliaio di migranti sub-sahariani vivevano in accampamenti di fortuna sulle montagne intorno a Ceuta e Melilla. Circa 700 persone sul massiccio di Gourougou, davanti a Melilla, e almeno il doppio a Bel Younes, di fronte a Ceuta. Camerunesi, maliani e nigeriani erano i più numerosi.

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«Nascosta tra gli alberi si forma una società parallela, organizzata con le proprie leggi e le proprie istituzioni, in gruppi divisi per nazionalità. Sono quasi tutti uomini, età media 25 anni. Ogni comunità è retta da un presidente, chairman, e dal suo bureau', un esecutivo composto da un ministro della finanza e un colonnello responsabile della sicurezza, eletti per maggioranza e in base all'anzianità in un 'assemblea collettiva»
(Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire, Roma, 2007, pag. 81-82)

Per saltare le reti della barriera, i migranti fabbricavano scale con i rami degli alberi e si imbottivano i vestiti per proteggersi dal filo spinato. Sin dal 2004, un rapporto di Médicins sans frontières denunciava gli abusi perpetrati dalla Guardia civil spagnola e dalle forze ausiliarie marocchine da entrambi i lati del confine[7]. Dal 2006 il flusso si è notevolmente ridotto. Alcuni tentano di raggiungere via mare le spiagge delle due città spagnole. Ma la maggior parte degli emigranti si è concentrata sulle rotte per le Canarie o per l'Andalusia.

Collegamenti esterni

  • Melilla: choque de civilizaciones. Abusi, pestaggi, omicidi. Alle porte d’Europa. Uno dei documentari più completi sull’enclave spagnola. Girato dalla ong Prodein
  • La frontera, documentario video di Un mondo a Colori, 30 minuti. I migranti ammazzati dagli spari della polizia a Ceuta, i passeur marocchini, e i cpt in Francia e Inghilterra

Isole Canarie

Mappa delle isole Canarie

L'arcipelago delle isole Canarie (7 isole e sei isolotti minori), dista 108 km dal punto più vicino della costa africana, Tarfaya, in Marocco. A partire dal 1999 è una delle mete principali delle rotte dell'immigrazione africana via mare. Il numero di arrivi è salito di pari passo all'aumento dei pattugliamenti nello stretto di Gibilterra e a Ceuta e Melilla (dove nel 1998 veniva ultimata la doppia barriera lungo il confine). Nel 2002 si imbarcarono per le isole Canarie, dal Sahara occidentale e dal Marocco, 9.929 persone[8]. Un boom rispetto alle poche centinaia di persone all'anno degli anni precedenti. Per la prima volta nel 2002 il numero di sbarchi alle Canarie superò quello della costa andalusa. Ma il record di arrivi venne registrato nel 2006, con oltre 31.000 persone, in grande maggioranza africani sub-sahariani[9], salpati non più soltanto dalle coste del Sahara occidentale, ma anche da Mauritania, Senegal e Gambia. Nel 2007 gli arrivi alle Canarie sono invece diminuiti del 60% e nel 2008 continuano a diminuire. Le vittime su questa rotta, sono almeno 2.053 dal 1999, secondo Fortress Europe[10].

La diminuzione degli arrivi è stata causata dall'intensificarsi dei pattugliamenti europei congiunti, coordinati dall'agenzia Frontex attraverso la missione Hera, che ha coinvolto anche le autorità di Marocco, Mauritania e Senegal. Secondo dati ufficiali[11], Frontex ha respinto verso le coste africane 12.864 migranti tra il 2006 e il 2007. Il costo preventivato da Frontex per la missione Hera è di 12 milioni di euro l'anno. Altri 87 milioni sono stati stanziati dall’Ue per il biennio 2007-08 per finanziare i rimpatri dei migranti sbarcati alle Canarie (16.000 tra il gennaio e l’agosto del 2007, per un costo di 10,8 milioni di euro, ovvero 675 euro a testa). Parallelamente la Spagna ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell'Africa occidentale, prevedendo il rimpatrio dei migranti sbarcati irregolarmente. Come conseguenza è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull'arcipelago nel 2008, di solito protetti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo.

Una dettagliata analisi del fenomeno dell'immigrazione alle isole Canarie è stata fatta dalla ong spagnola APDHA[12]. Amnesty International ha invece curato un rapporto sulle condizioni dei migranti respinti in Mauritania dalle autorità spagnole[13]. Sulle missioni Frontex nell'Atlantico è invece disponibile uno studio della ong tedesca Pro Asyl.[14]

Collegamenti esterni

  • Traversée clandestine. Documentario video di 48 minuti, di G. Deniau, per Envoyé Special. Un giornalista sopravvive a un naufragio e arriva alle Canarie a bordo di un cayucos con i migranti
  • Miraggio Europa, video documentario, 31 minuti, di Franca Verda Hunziker e Gianni Padlina. Viaggio in Senegal, tra madri coraggio, superstiti, passeurs e... rapper
  • Destinos Clandestinos, il giornalista francese Dominique Mollard riesce a imbarcarsi con i migranti per le Canarie e filma la traversata

Algeria - Sardegna

Dalla fine del 2006 le coste cagliaritane sono meta delle rotte dell'emigrazione algerina. I migranti partono dalla costa tra Annaba, Sidi Salem, Oued Bukrat e El Bettah. I migranti viaggiano a bordo di piccole barche in legno o vetroresina dotate di piccoli motori fuoribordo, a gruppi di 15-20 persone. Il tragitto copre circa 250 km e costa intorno ai 1.000 euro. Fino a pochi anni fa in Sardegna si arrivava soltanto nascosti sulle navi mercantili dirette a Cagliari. Il primo sbarco fu registrato il 30 agosto 2006. Una barca con 17 passeggeri approdò tra i turisti sulla spiaggia di Santa Margherita di Pula, a Cagliari. Inizialmente si pensò ad un errore del timoniere. Ma da allora la rotta è sempre più battuta. 189 arrivi nel 2006, 1.500 nel 2007 e 766 nel primo semestre 2008. L'utilizzo di questo nuovo tragitto potrebbe essere legato all'intenso pattugliamento lungo le coste occidentali algerine, tra Ghazaouet e Mostaganem, nella provincia di Oran, noto punto di imbarco per le coste spagnole. Lungo le rotte tra l'Algeria e la Sardegna hanno perso la vita almeno 110 persone[15].

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«Kamal ricorda il mal di mare, la fortissima nausea. Ricorda l’ansia delle ore trascorse a motore spento, nella notte, mentre all’orizzonte sfilavano le luci di una nave militare di pattugliamento. Poi, dopo un attimo di silenzio, accenna a quei corpi a galla tra le onde, in alto mare. Una decina. Ci passarono in mezzo. Algerini come lui. Annegati sulla stessa rotta che l’ha portato a Carbonia»
(Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, Fortress Europe)

Nel 2007, nelle acque tra Algeria e Sardegna, l'agenzia europea Frontex ha coordinato una missione di pattugliamento congiunto nominata Hermes[16]. Costata 1.890.000 euro, ha visto la partecipazione di Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Romania e Regno Unito, con il dispiegamento di 6 corvette, 5 elicotteri, 2 aerei e 17 esperti di polizia. In un mese di attività, dal 18 settembre al 9 ottobre 2007, sono stati intercettati 30 migranti. Nelle acque algerine, la marina militare algerina ha attivato a sua volta un dispositivo di pattugliamento e soccorso in mare.

Collegamenti esterni

  • Gli harragas di Annaba. Video documentario di 30 minuti, realizzato da Un mondo a Colori. Parte dall'Algeria la nuova rotta per la Sardegna. Le voci dei migranti, le paure dei sardi e il lutto delle famiglie

Libia - Malta - Italia

Per la sua posizione geografica, l'Italia rappresenta uno dei punti di ingresso in Europa per la migrazione africana. A partire dagli anni Novanta le coste trapanesi e lampedusane hanno conosciuto gli sbarchi prima di tunisini, e poi di cittadini del Nord Africa e di tutta l'Africa sub-sahariana che raggiungevano la Tunisia per imbarcarsi alla volta di Lampedusa. E anche di cittadini dell'Asia, che facendo scalo, in aereo, a Malta, venivano poi imbarcati clandestinamente su vecchie imbarcazioni che li accompagnavano sulle coste della Sicilia orientale. La situazione cambia a partire dal 1998. Il 6 agosto di quell'anno viene firmato uno Scambio di note tra l'Italia e la Tunisia concernente l'ingresso e la riammissione delle persone in posizione irregolare. Alla Tunisia vengono inviati supporti tecnici ed operativi e un fondo di 15 miliardi di lire per tre anni. 500 milioni di lire sono dedicati alla realizzazione in Tunisia di centri di permanenza[17]. Il giro di vite anti-emigrazione applicato dal governo tunisino non fa che spostare più a sud le partenze. L'emigrazione sub-sahariana scompare dalla Tunisia. L'ultimo paese di transito per arrivare in Italia è la Libia. Le partenze da allora si concentrano lungo le coste tra Zuwarah e Tripoli. Nel frattempo anche la situazione a Malta cambia. Dopo l'ingresso nell'Unione europea nel 2004, l'isola cessa di essere una base logistica per gli organizzatori delle traversate. Al contrario, diventa una meta per i migranti partiti dalla Libia. Gli arrivi aumentano a partire dal 2002. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta di naufraghi finiti alla deriva e soccorsi dalla marina maltese. Dalla Libia nessuno vuole andare a Malta. Nell'isola infatti i nuovi sbarcati vanno incontro a una detenzione fino a 18 mesi in condizioni giudicate degradanti dallo stesso Parlamento Europeo[18].

Anno Migranti sbarcati a Malta
2002 1.686
2003 502
2004 1.388
2005 1.822
2006 1.780

In Sicilia, la maggior parte dei migranti arriva a Lampedusa. Ma gli sbarchi sono rari. Il dispositivo di pattugliamento in mare, a cui partecipano Guardia costiera, Guardia di finanza e Marina Militare, fa sì che quasi tutti i natanti siano intercettati in alto mare e quindi scortati a Lampedusa, dove i migranti sono trattenuti per un periodo che può andare dai 2 ai 15 giorni nel centro di prima accoglienza, da dove saranno poi inviati nei centri di prima accoglienza sparsi sul territorio italiano. L'utilizzo di Lampedusa come punto di smistamento è dovuto al fatto che l'isola è il punto ed il centro abitato più meridionale dello Stato italiano. Situata alla latitudine di 35°30' N, l'isola si trova più a sud di Tunisi e Algeri e dista solo 113 km dalla Tunisia. Il dispositivo di pattugliamento è rafforzato durante l'estate dalla missione Nautilus coordinata dall'agenzia europea Frontex.

Dopo una diminuzione per due anni consecutivi del numero degli arrivi, il dato è in forte aumento nel 2008. Nel primo semestre il numero degli arrivi è addirittura triplicato, con 11.949 persone arrivate in Sicilia contro i 3.158 dello stesso periodo nel 2007[19]. Cambia anche la tipologia dei passeggeri. Più donne e richiedenti asilo. Sempre meno marocchini e egiziani. All’aumento degli arrivi corrisponde, inevitabilmente, un aumento delle vittime: 387 quelle documentate dalla stampa nel primo semestre 2008, contro le 556 di tutto il 2007. Dal 1988 le vittime del Canale di Sicilia sarebbero almeno 2.962[20]. Il più grave naufragio fu il naufragio della F174, la notte di Natale del 1996, quando 14 miglia al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, persero la vita 289 migranti chiusi nella stiva di una nave affondata durante una notte in tempesta dopo essere stata speronata dalla nave madre dalla quale erano stati trasbordati i passeggeri.

Nei primi sei mesi del 2008, secondo dati del Ministero dell'Interno, le prime dieci nazionalità dei migranti sbarcati in Sicilia erano: Somalia (2.556 persone), Nigeria (1.859), Tunisia (1.287), Ghana (853), Marocco (849), Egitto (557), Burkina Faso (290), Costa d’Avorio (277), Eritrea (240) e Togo (202). Secondo l'Acnur, il 60% delle 14.053 richieste d'asilo politico presentate in Italia nel 2007 provengono da migranti sbarcati sulle coste italiane. Il 10% delle domande viene accolto e il 47% riceve una protezione umanitaria. Il che significa che dei 20.455 migranti sbarcati in Italia nell'intero 2007, uno su quattro era un titolare di protezione internazionale. Le cifre sono molto ridotte rispetto ai 31,7 milioni di rifugiati censiti nel mondo dall'Acnur alla fine del 2007, la maggior parte dei quali è ospitato in Pakistan, Siria e Iran[21].

Ed è ridotta anche l'incidenza degli sbarchi sul fenomeno immigrazione in Italia. Secondo il Ministero dell'Interno, non più del 15% dei migranti oggi residenti in Italia senza permesso di soggiorno sarebbe arrivato via mare[22]. Gli altri sono overstayers, sono cioè entrati in Italia con un visto turistico che hanno poi lasciato scadere. Nel 2007, a fronte dei 20.455 sbarchi, il governo italiano ha chiesto l'ingresso di 170.000[23] lavoratori stranieri e di 80.000[24] lavoratori stagionali, ovvero oltre dieci volte il numero degli arrivi in Sicilia.

Sbarchi in Italia 2006 2005
Totale sbarchi 22.061 22.939
Sbarchi in Calabria 282 88
Sbarchi in Puglia 243 19
Sbarchi in Sardegna 91 8
Sbarchi in Sicilia 21.400 22.824

Per il contrasto dell'immigrazione africana nel Canale di Sicilia, il governo italiano ha siglato diversi accordi con la Libia. Il primo nel 2003, firmato dal governo Berlusconi, prevedeva l'invio in Libia di mezzi per il pattugliamento e fondi per la costruzione di due campi di detenzione a Kufrah e Gharyan[25]. Un secondo accordo è stato firmato il 29 dicembre 2007 dal governo Prodi prevedendo l'avvio di pattugliamenti italo-libici da effettarsi in acque libiche con l'obiettivo di respingere verso i porti di partenza i migranti intercettati in mare. Contro il respingimento in Libia di potenziali rifugiati politici si è espressa anche Amnesty International[26]. La Libia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Diversi rapporti internazionali inoltre denunciano abusi e torture commessi dalla polizia libica ai danni dei migranti nei campi di detenzione sparsi nel paese[27].

Collegamenti esterni

  • Eritrea: voices of torture, video documentario, 19 minuti, di Elsa Chyrum, per “Human Rights Concern – Eritrea”. La voce di 223 rifugiati eritrei deportati da Malta e torturati in patria
  • Destini a mare, documentario video di 26 minuti, di Franca Verda e Gaetano Agueci. I superstiti di un naufragio tornano in Puglia e ridanno un nome alle vittime. Lo stesso fa un eritreo a Gela
  • Le deportazioni da Lampedusa, documentario video di 27 minuti, della Rete antirazzista siciliana, le uniche testimonianze video delle deportazioni aeree in Libia dell’ottobre 2004
  • Hurrya, documentario video di 81 minuti, di Enrico Montalbano. La nascita dei Cpt siciliani, gli sbarchi, la storia di un naufragio, le tombe anonime e la vicenda della nave Cap Anamur
  • Malta: Safi Barracks camp, video, 8 minuti, di Sergio Serraino, 2005. Intervista ai rifugiati detenuti da due anni nell'isola: "Meglio il Darfur che vivere qui"
  • Storie della fuga,11 minuti di R. Herzog. Audio documentario. Quattro storie, di chi è costretto a fuggire. Dal Sudan, dall’Etiopia, dalla Nigeria e dal Bangladesh
  • Lampedusa: così la Finanza deportava i migranti in Tunisia nel 2004. In intervista audio del 28 ottobre 2004, l'allora vice comandante della Guardia di Finanza a Lampedusa, Romeo Cavallin, ammette respingimenti collettivi in alto mare
  • Lampedusa Gate to Europe, photo reportage by Mashid Mohadjerin
  • Guerra nel Mediterraneo, audio documentario, Roman Herzog, 2008

Siria - Turchia - Grecia

Bandiera dell'Etiopia disegnata su un muro del vecchio campo di detenzione per migranti sull'isola greca di Samos

Dall'inizio degli anni Duemila, le isole greche del mar Egeo sono divenute meta dei flussi migratori, inizialmente di origine asiatica, di transito in Turchia. I dati degli arrivi sono in aumento. Soltanto nei primi sette mesi del 2008 sono state intercettate 7.263 persone nell'Egeo, contro le 9.240 di tutto il 2007. Nel 2006 gli arrivi sulle isole greche non avevano superato le 4.000 unità[28]. Gli intensi pattugliamenti lungo la rotta spagnola e italiana hanno spostato i flussi dell'emigrazione africana sulla rotta greca. Interi quartieri di Istanbul e Izmir (in Turchia) sono abitati da migranti africani di transito, in attesa di raggiungere la Grecia, via mare oppure via terra, attraversando nascosti nei camion la frontiera nord occidentale della Turchia. A Istanbul i migranti africani (somali, eritrei, nigeriani, sudanesi, senegalesi, burkinabé, ma anche marocchini, tunisini e algerini) vivono nei quartieri di Aksaray, Kunkapi, Zeytinburnu e Tarlabaşı. Ogni nazionalità ha un proprio connection man che prende in pegno i soldi per il pagamento del viaggio (2.000 dollari per la traversata via mare e 4.000 per quella via terra), ne trattiene una quota e li consegna al kaçakçi, l'organizzatore, di solito turco, una volta finito il viaggio. Una volta pagato si viene trasferiti nella città costiera di Izmir, ospitati nei piccoli alberghi del quartiere Basmane. Il pagamento della quota del viaggio dà diritto a imbarcarsi di nuovo, gratuitamente, ogni qual volta la traversata non vada a buon fine. Il viaggio infatti è molto pericoloso, sebbene il tragitto sia di poche miglia marittime. La Guardia costiera greca è abituata a respingere in mare i migranti intercettati. Secondo decine di testimonianze raccolte dalla ong tedesca Pro Asyl nel 2007, spesso i gommoni sono forati dagli agenti, che li lasciano quindi affondare in prossimità della costa turca[29]. Il 26 settembre 2006, a Karaburun, nella provincia di Izmir, 8 migranti morirono annegati dopo essere stati gettati in mare da una motovedetta della Guardia costiera greca, secondo una denuncia di Amnesty International[30]. Altre volte, per evitare i pattugliamenti, si parte in piena tempesta. I viaggi vengono effettuati quasi sempre in gommoni tipo zodiac con motore fuoribordo. Talvolta, quando le traversate sono autoorganizzate, ci si imbarca su canotti di due metri, in gruppi di quattro o cinque persone, spingendosi con i remi, senza motore, nei punti della costa più vicini alle isole. Dal 1994 le vittime tra la Turchia e la Grecia sono almeno 908, di cui 257 soltanto nel 2007[31].

Una volta in Grecia, la quasi totalità dei migranti e dei richiedenti asilo entra nella clandestinità. Dai centri di detenzione delle isole, si viene rilasciati con un ordine di espulsione valido un mese. Arrivati ad Atene molti provano a chiedere asilo politico. Tuttavia il diniego delle domande d’asilo in Grecia è pressoché sistematico: su 13.345 richieste d’asilo nei primi sette mesi del 2007, sono stati riconosciuti solo 16 rifugiati e 11 protezioni umanitarie. Lo 0,2%[32]. La Grecia ha firmato nel 2001 un accordo di riammissione con la Turchia. E i diniegati rischiano l'espulsione in Turchia. A loro volta in Turchia, molti rischiano di essere rimpatriati oppure riaccompagnati al confine con la Siria. La maggior parte dei migranti africani infatti atterra con un visto turistico in Siria ed entra senza documenti in Turchia, attraversando a piedi il confine siriano, sulle montagne tra Halabb (in Siria) e Hatay (in Turchia). Le condizioni di detenzione nel centro di trattenimento degli immigrati in Turchia sono pessime, secondo quanto dichiarato dal rapporto Unwelcome Guests, redatto da Hyd nel 2008[33].

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«Era all'interno della stazione di polizia. Era un locale con due camerate, cucina e bagni, per un totale di non più di cinque metri per dieci. Eravamo in 150 persone. C'erano letti a castello, ma la gente dormiva dappertutto. Per terra, sotto i tavoli, nelle docce. Faceva freddo, chi aveva due paia di pantaloni se li infilava uno sull'altro»
(Testimonianza sul campo di detenzione di Hatay, raccolta a Istanbul da Gabriele Del Grande, Fortress Europe, Rapporto Luglio 2008)

In Grecia il tasso di riconoscimento delle rischieste di asilo politico è uno dei più bassi di Europa. Nel 2007, il 99% delle richieste è stato rifiutato. Così molti richiedenti asilo - soprattutto afgani - continuano il loro viaggio clandestino verso l'Europa. Si concentrano a Patrasso, dove ogni notte tentano di nascondersi nei camion che dal porto si imbarcano sui traghetti diretti in Italia.

Collegamenti esterni

Turchia - Cipro

L'isola di Cipro, è membro dell'Unione europea dal maggio del 2004. Ed è dall'inizio degli anni duemila una delle mete dell'immigrazione africana verso l'Europa. Secondo dati ufficiali, nel 2006 l'isola ospitava circa 110.000 migranti, ovvero il 15% della popolazione residente. Secondo il rapporto su Cipro del Parlamento Europeo[34], dal 2004 sono stati arrestati 12.000 migranti senza documenti sull'isola, e le persone fermate nel 2006 sono state 3.778, il 378% in più rispetto al 2005. I principali paesi di origine dei migranti a Cipro sono Siria, Iran, Pakistan, Iraq, Bangladesh, Egitto e Turchia, ma molti vengono anche dall'Africa. Il numero di richiedenti asilo è di circa 10.000 persone. Data la difficoltà di ottenere un visto Schengen, la maggior parte dei migranti africani raggiunge prima la Repubblica Turca di Cipro Nord e poi attraversa clandestinamente la "linea verde" che dal 1974 divide in due l'isola, dopo l'intervento militare turco. Per entrare nella parte nord dell'isola ci sono vari modi. Alcuni viaggiano nascosti nelle navi mercantili. Altri invece, una volta ottenuto un visto turistico per la Turchia, atterrano all'aeroporto di Erçan. Dalla Siria invece è facile imbarcarsi sul traghetto di linea che collega Lathqiya al porto di Famagusta. Una volta presentata la richiesta d'asilo a Cipro, i tempi di attesa possono durare anni. E i migranti senza documenti vengono arrestati e mantenuti in dentenzione - senza alcun limite di tempo - in una sezione del carcere centrale di Nicosia, il Blocco 10.

Nell’ottobre del 2007, il blocco 10 del carcere di Nicosia fu teatro di una rivolta: sei richiedenti asilo politico iraniani e un afgano passarono quattro giorni arrampicati sulla torre della cisterna dell’acqua, chiedendo che le loro domande d’asilo venissero riesaminate. Un anno prima, nel maggio 2006, altre proteste avevano colpito il centro, con scioperi della fame e materassi incendiati[35].

Una sessantina di richiedenti asilo politico kurdi siriani e iraqeni vivono a Dhekelia, una delle due Sovereignity Bases Areas (SBA) di Cipro, postazioni mantenute sotto l’autorità inglese dopo l’indipendenza dell’isola, ex colonia britannica, nel 1960. Due aree di 250 km quadrati con una popolazione di circa 3.500 abitanti, per lo più militari e funzionari inglesi. Si tratta dei passeggeri di una nave di profughi che nell'ottobre del 1998 salpò dal Libano verso le coste della Calabria e fu costretta ad approdare ad Akrotiri, una delle due SBA di Cipro, dopo un guasto al motore. Nel 2004 Cipro ha firmato un accordo con le SBA per farsi carico di queste persone.

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Egitto - Israele

Dalla fine del 2005, si è aperta una nuova rotta per la migrazione africana, dall'Egitto verso Israele. Si tratta in particolare di richiedenti asilo politico sudanesi e eritrei, che entrano in Egitto dal Sudan, attraversando il deserto, e poi continuano il viaggio attraverso il deserto della penisola del Sinai. Secondo l'Unhcr, soltanto nel 2007, sono transitati dalla frontiera tra Egitto e Israele almeno 5.000 potenziali rifugiati. Le autorità egiziane sono accusate da Amnesty International [36] di aver ucciso a colpi di arma da fuoco decine di rifugiati intercettati lungo la frontiera con Israele, nel corso del 2007 e del 2008. Lo stesso rapporto di Amnesty International, denuncia deportazioni collettive di richiedenti asilo eritrei dall'Egitto. In particolare, nel giugno 2008, almeno 1.200 eritrei sono stati rimpatriati dall'Egitto. Molti erano stati arrestati ad Aswan, alla frontiera meridionale con il Sudan, da dove erano entrati senza documenti, diretti in Israele.

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«Alcuni di noi sono in carcere da più di sei mesi... Quando ci hanno arrestato al confine c'erano alcune donne e bambini con noi. Sono le nostre mogli e sorelle, sono i nostri figli. Sono rimaste nella nostra stessa prigione per alcuni giorni. Poi le autorità le hanno portate via. E adesso è da oltre tre mesi che non sappiamo dove sono e come stanno»
(Testimonianza raccolta da Gabriele Del Grande, Egitto. Lettera di un prigioniero eritreo)

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Somalia - Yemen

Decine di migliaia di somali ogni anno lasciano la Somalia dilaniata dalla guerra imbarcandosi in condizioni estremamente pericolose alla volta dello Yemen, attraverso il Golfo di Aden. Gli sbarchi avvengono tra Abyan e Shabwa. Nel corso del 2007 circa 30.000 rifugiati somali sono giunti in Yemen. Le vittime dell’esodo somalo verso le coste yemenite - secondo l'Acnur - sono state almeno 921 nel 2007, di cui 489 risultano disperse in mare. Nel 2006 erano stati almeno 800. Alla fine del 2007 l'Acnur aveva censito in Yemen circa 113.000 profughi somali. Ma ma per le autorità yemenite i rifugiati sarebbero oltre 750.000.

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«I migranti si sono imbarcati a Bossasso, in Somalia, e viaggiavano su un’imbarcazione in vetroresina, lunga circa 8 metri con a bordo 148 persone ammassate. I passeggeri erano somali ed etiopi. A bordo c’erano molte donne, circa 40, e almeno 5 bambini, di cui il più piccolo di appena 8 mesi. I passeggeri non avevano cibo né acqua durante il viaggio. Una ventina di persone, tutte etiopi, erano stipate nello scafo della barca. Almeno 4 persone sono morte durante la traversata a causa delle durissime condizioni a bordo. I sopravvissuti hanno spiegato che intorno a mezzanotte la barca è arrivata a destinazione e si è fermata al largo della costa. I passeggeri sono stati costretti a buttarsi in acqua. Chi si rifiutava veniva duramente picchiato. Le persone prese dal panico si sono spostate in massa su un lato della barca e questa si è capovolta»

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  • In fuga dallo Yemen. Documentario video di 15 minuti, di R. Frugone, per Rai News 24. Scappano dalla Somalia in guerra. Nel 2007 ne sono arrivati 30.000, ma 1.400 sono annegati

Le stragi sulle rotte dell'immigrazione

Decine di migliaia di migranti e rifugiati politici hanno perso la vita tentando di raggiungere clandestinamente l'Unione europea negli ultimi vent'anni. Vittime soprattutto dei naufragi nel Mediterraneo e dei viaggi nel deserto del Sahara. Secondo i dati elaborati dall'osservatorio Fortress Europe e basati sulle notizie documentate dalla stampa internazionale, le vittime sulle rotte dell'immigrazione verso l'Ue sarebbero almeno 12.572.[37]. Si tratta di dati approssimati per difetto, in quanto non tutti i naufragi sono riportati sulla stampa, specialmente quelli occorsi in prossimità delle coste africane. Il dato reale pertanto potrebbe essere molto maggiore.

Nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico verso le Canarie - stima Fortress Europe - sono annegate 8.830 persone. Metà delle salme (4.648) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l'Egitto, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono 2.887, tra cui 1.830 dispersi[38]. Altre 110 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte almeno 4.189 persone di cui 2.099 risultano disperse[39]. Nell'Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 896 migranti, tra i quali si contano 461 dispersi.[40] Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 603 persone, delle quali 220 sono disperse [41]. Inoltre, almeno 603 migranti sono annegati sulle rotte per l'isola francese di Mayotte, nell'oceano Indiano. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti e mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container, ad esempio tra la Grecia e l'Italia. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 151 le morti accertate per soffocamento o annegamento dall'osservatorio. Nel Sahara poi le vittime censite sono almeno 1.594 dal 1996. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni - secondo quanto riportato dalla stampa - ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto

In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human rights watch e Afvic hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste[42].

Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 299 persone. E almeno 182 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'Oder-Neisse tra Polonia e Germania, nell'Evros tra Turchia e Grecia, nel Sava tra Bosnia e Croazia e nel Morava, tra Slovacchia e Repubblica Ceca. Altre 112 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in Turchia e Grecia. In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.

Infine, sotto gli spari della polizia di frontiera, sono morti ammazzati 199 migranti, di cui 35 soltanto a Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Marocco, 50 in Gambia, 47 in Egitto e altri 32 lungo il confine turco con l'Iran e l'Iraq. Ma ad uccidere sono anche le procedure di espulsione in Francia, Belgio, Germania, Spagna, Svizzera e l'esternalizzazione dei controlli delle frontiere in Marocco e Libia. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei. E altre 25 hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Inghilterra da Calais, nascosti nei camion o sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel Canale della Manica

Bibliografia

  • Gabriele Del Grande, Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo, Roma, Infinito Edizioni, 2007.
  • Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini, Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2008
  • Stefano Liberti, A sud di Lampedusa. Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti, Roma, Minimum Fax, 2008
  • Bellu Giovanni Maria, I fantasmi di Portopalo. Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell'Italia, Milano, Mondadori, 2006
  • Il mondo in casa, "Limes", n. 4, 2007.
  • A. Bensaâd, Voyage avec les clandestins du Sahel in "Le Monde Diplomatiques", settembre 2001: 16-17.
  • A. Bensaâd, Agadez, carrefour migratoire sahélo-maghrébin in "Revue Européenne des Migrations Internationales", vol. 19, n. 1, 2007: 7-28.
  • S. Bredeloup, La Côte d’Ivoire ou l’étrange destin de l’étranger in "Revue Européenne des Migrations Internationales", vol. 19, n. 2, 2003: 85-113.
  • Caritas e Migrantes, XVI Rapporto sull’immigrazione, Roma, Idos, 2006.
  • J.-P. Cassarino, The EU Return Policy: Premises and Implications, Mirem [Migration de retour au Maghreb] Project, European University Institute, 2006.
  • CISP-SARP, Profils des migrants subsahariens en situation irregulière en Algérie, Alger, mars 2007.
  • CESPI/SID, European Migration Policies towards Africa. Trends, Impact, and Outlook, Part I, Cespi Working Paper n. 24, 2006.
  • Lorenzo Coslovi, Spagna e Italia nel tragico domino degli sbarchi in "Limes", n. 4, 2007:227-236.
  • H. De Haas, Trans-Saharan Migration to North Africa and the EU: Historical Roots and Current Trends, Migration Information Source, novembre 2006.
  • Sandro De Luca, Le vie sahariane per l’Europa sono infinite in "Limes", n. 4, 2007:217-226
  • European Commission, Technical Mission to Libya on Illegal Immigration, Report, 27/11-06/12/2004.
  • Francesco Forgiane, La mano delle mafie sui nuovi schiavi in "Limes", n. 4, 2007: 157-160.
  • E. Godschmidt, Storming the Fences: Morocco and Europe’s Anti-Migration Policy in "Middle East Report Online", n. 239, Summer 2006.
  • M. A. Gomez, Reversing Sail. A History of the African Diaspora, Cambridge University Press, Cambridge, 2005.
  • M. Lahlou, Guardiani o partner? Il ruolo degli stati del Maghreb nella gestione delle migrazioni africane verso l’Europa, Cespi Working Paper n. 24, 2006
  • F. Le Houérou, Migrants forcés éthiopiens et érythréens en Egypte et au Soudan, L’Harmattan, Paris, 2004.
  • Ferruccio Pastore, La paranoia dell’invasione e il futuro dell’Italia in "Limes", n. 4, 2007: 25-33.
  • Bruno Riccio, Emigrare, immigrare, transmigrare in "Afriche e orienti", n. 3-4, 2000: 4-40.
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Voci correlate

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Note

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  2. Dati Fortress Europe, 19 agosto 2008
  3. Fortress Europe, Dati anno per anno sulle vittime dell'immigrazione al largo della Spagna
  4. Amnesty International, 8 maggio 2008, Investigate on Migrants' deaths
  5. Spagna, Accordo di riammissione con il Marocco
  6. Le livre noir de Ceuta et Melilla, Migreurop
  7. Msf, Rapporto su Ceuta e Melilla, 2005
  8. La Nacion, Temor a una crisis humanitaria en las islas Canarias, 7 settembre 2006
  9. El Mundo, Más de 31.000 inmigrantes ilegales han sido interceptados en Canarias en 2006, 27 dicembre 2006
  10. Fortress Europe, Dati Spagna anno per anno
  11. Frontex Statistics
  12. APDHA, Derechos humanos en la frontera sur
  13. Amnesty, Rapporto Mauritania 2007
  14. Pro Asyl, Frontex auf den Kanarische inseln
  15. Fortress Europe, dati 19 agosto 2008
  16. Rapporto attività Frontex 2007
  17. Accordi di riammissione e direttiva sui rimpatri, L'altro diritto, Università di Firenze, Fulvio Vassallo Paleologo, 2008
  18. Parlamento Europeo, Conditions des ressortissants de pays tiers retenus dans des centres
  19. Fortress Europe, Sicilia: triplicati gli arrivi nel primo semestre 2008
  20. Fortress Europe, dati Sicilia, agosto 2008
  21. UNHCR, statistics 2007
  22. I dati del Viminale, Aduc, 14/08/2006
  23. Ministero dell'Interno, Decreto flussi 2007
  24. Ministero dell'Interno, Circolare stagionali
  25. EU Technical Mission to Libya on Illegal Migration, 2004
  26. Amnesty International, Rapporto annuale 2008, La situazione dei diritti umani in Italia
  27. Human Rights Watch, Libya: Stemming the Flow
  28. Ekathimerini, 12 agosto 2008
  29. The truth maybe bitter but it must be told, Pro Asyl, 2007
  30. Turkish Press, 26 settembre 2006
  31. Fortress Europe, dati mar Egeo
  32. http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/gennaio-2008.html
  33. Unwelcome Guests, Hyd, 2008
  34. Parlement Européen: Rapport de visite à Chypre
  35. Jesuit Refugees Service, Cyprus Report
  36. Egypt: deadly journeys through the desert, Amnesty International 2008
  37. Fortress Europe, 18 agosto 2008
  38. Fortress Europe, lista dei naufragi nel Canale di Sicilia e al largo della Sardegna
  39. Fortress Europe, lista dei naufragi al largo di Spagna e Canarie
  40. Fortress Europe, lista dei naufragi nel Mar Egeo
  41. Fortress Europe, lista dei naufragi nell'Adriatico
  42. The Baltimore Sun, 26/10/2000