Shirin Ramzanali Fazel

Da wikiafrica.

Shirin Ramzanali Fazel (1959 Mogadiscio, vivente) è una scrittrice italiana di origine somala/pakistana.

Biografia

Shirin Ramzanali Fazel è una delle prime scrittrici del movimento conosciuto come letteratura italiana della migrazione. I suoi scriti sono studiati in Italia e all'estero[1]. Mamma somala, papà pakistano. Il padre nativo di Zanzibar, andò per la prima volta in Somalia quando l’Italia aveva perso formalmente le colonie e gli inglesi presero possesso dei territori. Il padre di Shirin lavorava per la Barclays Bank. Quando gli italiani tornarono, per mandato ONU ad amministrare la Somalia, suo padre andò a lavorare a Nairobi. Tornò in Somalia per sposare quella che poi è diventata la madre di Shirin. La scrittrice è figlia unica. Una rarità per i tempi e i luoghi. Uno dei suoi ricordi d’infanzia più belli sono i viaggi una volta all’anno dove doveva parlare cuthi con i suoi nonni pakistani che vivevano a Mombasa. Il suo nome, Shirin significa dolce, leggiadra, è un nome persiano. La Mogadiscio di Shirin non era una città intollerante, tutto il contrario invece. Si conviveva tutti fianco a fianco. A [Mogadiscio] non c’erano solo somali, ma anche arabi, sikh, baqora, cinesi. Il padre di Shirin invece era ismaelita, della gente dell’Aga Khan, ma in Somalia erano in pochi pochi gli ismaeliti. Più in Kenya o Tanzania. Poi nel 1969 la Somalia cambia. Siad Barre, l’uomo che smembrerà l’anima dell’antica terra di Punt, sale al potere. Shirin andò via con il marito. Siad Barre stava facendo piazza pulita di dissidenti del regime e di stranieri. Chi non aveva passaporto somalo doveva lasciare il paese. Suo marito era meticcio con passaporto italiano, suo padre pakistano. Lasciare il paese fu l’unica soluzione.. Così feceri le valige e arrivarono in Italia. Erano della prima ondata di profughi dalla Somalia, il primo nucleo della diaspora. In Italia Shirin Ramzanali Fazel pubblicherà il suo libro Lontano da Mogadiscio (Datanews). Finita a Novara, in mezzo alle risaie,grigio,mentalità di provincia Shirin cominciò presto a soffrire per l'ostilità ed estraneità del clima italiano. Lei e la sua famiglia erano gli unici neri nei dintorni. Cominciò a percepire lo sguardo degli altri sulla sua persona. Dopo cinque anni Shirin non riusciva più a tollerare quello stato di cose. La vita di Shirin da quel momento divenne nomade per scelta. Lei e il marito volevano dare alle loro due figlie la chance di formarsi una idea di mondo, una idea cosmopolita e non provinciale. Quindi errare tra Zambia, Stati uniti e Arabia Saudita fu quasi una necessità. L’Italia era sempre la base, la piattaforma di atterraggio, dove si tornava, dove le sue figlie hanno deciso di fare l’università, dove è diventata nonna. Dove ora è tornata stabilmente. In mezzo ai viaggi, alle nascite, alla saudade, c’è stato il libro Lontano da Mogadiscio. Un libro nato per caso. Un libro importante sostengono gli studiosi. Andato in stampa mentre si consumava una tragedia crudele e insensata, la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. In una nota all’introduzione Alessandra Atti di Sarro, giornalista Rai, spiega come lei e Ilaria avevano parlato molte volte di voler rovesciare il mondo, per questo motivo la Atti di Sarro aveva chiesto proprio ad Ilaria Alpi di presentare il libro di Shirin alla sua prima uscita pubblica. Non c’è stato il tempo. Però la dedica è a lei e al suo sacrificio. Lontano da Mogadiscio è stato uno dei primi testi che parlava di migrazione in Italia e in italiano.

Bibliografia

Lontano da Mogadiscio (Datanews)

Temi della sua letteratura

Shirin Ramzanali Fazel elenca nei suoi scritti nostalgie: le porte delle case mai chiuse, il vicinato come una grande famiglia, le donne che si prestavano monili d’oro da sfoggiare nelle feste, i bambini che giocavano tranquillamente per strada, le scampagnate ad Afgoi, città limitrofa alla capitale Mogadiscio, il Venerdi, l’intenso profumo della boscaglia che entrava di prepotenza nei finestrini dell’auto. E poi le voci, i profumi, i manghi succosi, le vesti che si attaccavano ai corpi quando si alzava leggermente il vento.


Collegamenti esterni

Intervista a Shirin Ramzanali Fazel

Il fenomeno della letteratura della migrazione in italiano era nato da pochissimi anni, nel panorama editoriale si erano affacciati testi testimonianza scritti a quattro mani (giornalista italiano-migrante) come Immigrato di Salah Methnani e Io venditore di elefanti di Pap Khouma. Shirin Ramzanali Fazel fu tra le prime donne insieme a Ribka Sibathu e Nassera Chora. Tra i primi a non usare il co-autore, ma a scrivere il testo tutto da se. “Il libro Lontano da Mogadiscio ancora mi commuove” dice oggi La Ramzanali Fazel “Io vedevo emozioni, non pensavo assolutamente ad un libro. Vedevo le immagini orribili in tv della guerra appena scoppiata, lo speaker che diceva che Mogadiscio, la mia città, era stata rasa al suolo, che non c’era più. Poi stavo perdendo mia madre in quel periodo, era allo stadio terminale di un brutto male, le nascondevo la guerra, non voleva farla andare via con il cuore pesante. Poi ricordo che tutti parlavano di Somalia associandola solo alla guerra, libri di giornalisti occidentali per lo più. Nessuno faceva una operazione diversa. Mi dava fastidio l’idea di Africa stereotipata che usciva fuori o solo guerra o solo paese cartolina. Non c’è il resto mi dicevo. La gente immagazzinava immagini negative e faceva tutto un frullato, non distingueva la Sierra Leone dalla Somalia. Così ho cominciato a scrivere per dare sfogo alla rabbia che tenevo dentro. Poi i fogli finirono in un cassetto. Però qualcuno che lo aveva letto mi spronò a crederci. L’ho mandato a qualche casa editrice grande, ho ricevuto anche risposta. Mi dicevano che era come un poema e che non trattavano quel materiale. Allora un giorno ho fatto una pazzia, ho chiamato la redazione di un programma televisivo dedicato all’immigrazione Non solo nero, rai 2. Ho parlato con Alessandra Atti di Sarro e Maria de Lourdes Jesus. Mi hanno aiutata a trovare un editore”.

Note

  1. AA.VV., Quaderni del 900-La letteratura postcoloniale italiana. Dalla letteratura d'immigrazione all'incontro con l'altro, Istituti Editoriali e poligrafici Internazionali, IV, 2004.