Storia della letteratura migrante in lingua italiana

Da wikiafrica.

Nascita

L'omicidio a Villa Literno del giovane sudafricano Jarry Maslo (28/29 Giugno 1989) scosse le coscienze, fece scoprire per la prima volta all'Italia, agli italiani e ai migranti di essere diventati un paese di immigrazione e non più di emigrazione. L'episodio di cronaca nera invece di finire nel dimenticatoio produsse un racconto scritto “in italiano” da Tahar Ben Jelloun intitolato semplicemente Villa Literno. Il racconto faceva parte di una raccolta intitolata Dove lo stato non c’è. Racconti italiani. Il libro era nato per iniziativa dell’allora direttore del Mattino di Napoli curioso di avere un’altro punto di vista sull’Italia. Il libro poi ha trovato due pilastri fondamentali, uno l’autore franco-marocchino Tahar Ben jelloun e l’altro nel giornalista italiano Egi Voltreranni. Oggi Egi Volteranni è traduttore ufficiale di Tahar Ben Jelloun, ma in quel caso fu il co-autore. Iniziò così in modo quasi spontaneo la tradizione di storie sulla migrazione scritte a quattro mani. Tahar e Egi erano consapevoli dell’importanza di rielaborare i vissuti del quotidiano. La voglia del duo letterario era quello di far emergere un vissuto nascosto tra le pieghe di una realtà frammentata. I primi scritti di immigrati in italiano seguirono la scia dell’operazione fatta da Jelloun-Volteranni, storie sospese tra testimonianza, viaggio e fiction. Inoltre le prime storie furono elaborate sempre in due. Un autore straniero e un co-autore italiano. Duetti importanti furono Alessandro Micheletti e Saidou Moussa Ba in La promessa di Hamadi, Oreste Pivetta e Pap Khouma con Io, venditore di elefanti, Maurizio Ianelli e Fernanda Farìas de Albuquerque con Princesa. Erano anni in cui le grandi case editrici avevano interesse a “rinnovare” gli scaffali con storie strane, vagamente esotiche. Un po’ di denuncia. Jerry Maslo e il suo omicidio avevano smosso le coscienze, l’Italia aveva sete di conoscenza, aveva sete di sapere come stava cambiando. Quindi ci fu dopo il 1989 una congiuntura tra impegno, commercio, curiosità e anche una certa vena (d’altronde mai celata) di esotismo. Sentir parlare di Dakar, Abdjan, Tunisi, Bahia da una prospettiva italiana affascinava un po’ il pubblico. I lettori volevano nello stesso tempo essere indignati, impegnati e un po’ cullati da un sentire diverso. Oltre i testi già citati ci furono altri testi che inondarono il mercato editoriale dei primi anni novanta: Immigrato di Salah Methnani per Theoria, Chiamatemi Ali di Mohamed Bouchane per Leonardo. Pantanella. Canto lungo la strada di Mohsen Melliti per edizioni lavoro. Questi primi testi avevano in comune non solo il co-autore, quindi un italiano che aiuta a descrivere, che si fa voce dello straniero, ma soprattutto la voglia di uscire dall’invisibilità. Come scriveva il marocchino H.Rady “C’è una cosa che abbiamo in comune io e Dio; Siamo entrambi maledettamente invisibili”[1] .

Sviluppo

Dopo i primi uomini, arrivarono anche le sorelle migranti a cimentarsi con la scrittura. Questo portò ad un ampliamento delle tematiche trattate e a un diverso punto di vista sul mondo a cui le scrittrici potevano attingere. Anche qui come nel versante maschile le prime opere sono state scritte in coppia, basti pensare al successo E/O Volevo diventare bianca di Nassera Chora, ua ragazza franco-algerina, che scrisse il libro con l’aiuto di Alessandra Atti di Sarro, oggi giornalista del Tg regionale di Rai Tre. Il convivere di autore e co-autore non era sempre semplice. C’era conflittualità, spesso paura da parte dell’autore di essere travisato, sconvolto, cambiato. In realtà la presenza del co-autore non era solo funzionale perché raddrizzava l’italiano, ma perché certifica la veridicità della storia. Questo succedeva non solo a Pap Khouma negli anni ‘90, ma succede a Wendy Uba nel 2007. Wendy, una ex prostituta nigeriana, ha raccontato la sua storia poi scritta a quattro mani insieme a Paola Monzini. La genesi di questo testo in realtà fa luce anche su quello che è successo nel 1990 a Salah, Pap, Nassera. Paola Monzini ha incontrato la ragazza per un libro sulla prostituzione che stava curando, che poi è uscito con il titolo Il mercato delle donne, prostituzione, tratta e sfruttamento(Donzelli) nel 2002. Il rapporto di Paola con Wendy, nome che la ragazza aveva scelto per la sua non vita, si trasforma oltre che in un rapporto di amicizia, anche in una collaborazione professionale. Wendy una volta uscita dal giro malefico della prostituzione, dove era finita all’età di 17 anni riesce grazie a molti amici e a una sua grande volontà a rifarsi una vita. Diventa fluente in italiano e oggi lavora come interprete italiano-inglese. Il libro nasce da una collaborazione tra le due donne, una specie di saggio testimonianza. Wendy non ha scritto da sé la sua storia perché C’era bisogno non solo di un lavoro sull’italiano, ma di una legittimazione. La stessa condizione delle prime testimonianze di schiavi afroamericani. Lì non si scriveva a quattro mani, ma spesso il “bianco” interveniva sul materiale paratestuale, per sottolineare la veridicità della storia che si stava per leggere . Il nome del migrante prima, magari quello del autoctoni in piccolo dopo, però è chiara la funzione: certificare. Si sottolinea come il migrante, l’oppresso, la prostituta Wendy non possono parlare da soli con la loro voce, pena il non essere creduti, l’essere esclusi nuovamente. Inoltre nella prima fase della letteratura della migrazione si considerava gli scrittori migranti come meri veicoli di testimonianze, storie, vita vera. La fiction spesso non era permessa o peggio quando trapelava non veniva accettata. Il primo testo di vera fiction della letteratura della migrazione italiana è Immigrato di Salah Methnani. Scritto insieme a Mario fortunato. Salah si basa su esperienze personali, ma non tutto è realtà. Non è stato accettato come romanzo, ma presentato come vita reale all’editore e successivamente al pubblico. Perché non era possibile pensare ad un testo scritto da un migrante come vita reale.

Problema terminologico

Sono stati usati numerosi vocaboli per definire la letteratura prodotta dai migranti. Da letteratura transnazionale a letteratura italofona, passando per la categoria del postcoloniale. In realtà ogni definizione può valere per alcuni autori e non per altri. O comunque essere parziale. Prendiamo per esempio la categoria postcoloniale. Possiamo applicarlo senza domande a tutti gli scrittori migranti e ai figli di migranti? A tutti i paesi? A tutte le latiduni? Per esempio Amara Lakhous, autore di Scontro di civiltà per una ascensore a piazza Vittorio è un autore postcoloniale? Dare una risposta a questo quesito sembrerebbe facile in un primo momento. Amara Lakhous è algerino, l’Algeria ha conosciuto una guerra di liberazione tra le più cruente in Africa, nel libro di Amara Lakhous l’esperienza algerina è presente tra le righe come un filo occulto della trama. Quindi l’idea di una critica e un avvicinamento a tematiche postcoloniali c’è. Però Lakhous, ed è bene ricordarlo, non scrive nel francese del colonizzatore, la sua scelta è andata verso l’arabo e l’italiano. Una lingua occidentale, ma non del suo colonizzatore. Una lingua neutra, come l’ha definita Tahar Lamri un altro scrittore che scrive in italiano, algerino pure lui come Lakhous. Però l’Algeria non è stata colonizzata dall’Italia, secondo una definizione stretta solo autori provenienti dalle ex colonie italiane potrebbero essere definiti autenticamente postcoloniali. Quindi in una definizione stretta sia Amara Lakhous sia Tahar Lamri sarebbero fuori da questa definizione. Questo esempio ci si può far notare che ogni etichettatura può includere o escludere a seconda dei punti di vista. Per facilità gli studiosi continuano ad usare la definizione letteratura italiana della migrazione tenendo bene a mente che si tratta di letteratura italiana. Al suo interno tante forme e tanti livelli, come nel resto della letteratura italiana prodotta da autoctoni e figli di autoctoni[2].

Note

  1. Santarone D. (a cura di) Educare diversamente. Migrazioni, differenze, intercultura, Armando Editore, Roma, 2006.; Gnisci A. (a cura di), Nuovo Planetario Italiano. Geografia e antologia della letteratura della migrazione in Italia e in Europa,Città Aperta Edizioni, Troina (En),2006.
  2. Portelli S., le origini della letteratura afroitaliana e l'esempio afroamericano, El ghbli rivista online