Tratta delle donne

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La tratta delle donne designa il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza, attraverso la minaccia o il ricorso alla forza o ad altre forme di coercizione, attraverso il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o di una situazione di vulnerabilità, o attraverso l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che esercita un’autorità su di un’altra ai fini di sfruttamento. [1]

Panoramica

È un fenomeno che colpisce gravemente la maggior parte dei paesi industrializzati, soprattutto a livello socio- economico. Negli ultimi anni, con l’incremento della globalizzazione e la conseguente crescita dei flussi migratori, la tratta delle donne ha conosciuto la sua massima espansione. Il traffico è spesso finalizzato allo sfruttamento sessuale o alla riduzione in schiavitù; le vittime sono soggette a violenza, stupro ed altre forme di coercizione. Cause prime dello sfruttamento sono la povertà, l’analfabetismo e le discriminazioni sessuali presenti nei loro paesi d’origine. Inoltre, la condizione di clandestinità delle vittime, permette alle organizzazioni criminali che gestiscono l’intera catena del reclutamento, di esercitare un potere su di esse.

Entità ed evoluzione del fenomeno

La natura illegale del fenomeno non consente di quantificarne con attendibilità l’estensione. Il flusso tradizionale è in atto tra alcuni paesi in via di sviluppo (Africa settentrionale e centrale, America latina, Asia) e i paesi occidentali di destinazione. Secondo alcune fonti, annualmente nel mondo le persone trafficate da uno stato all’altro ammonterebbero a circa 800 mila, di cui l’80% donne [2]. In Europa le donne e i minori trafficati ogni anno dai Balcani e dall’Europa dell’Est sarebbero rispettivamente 120 e 200 mila[3], contro i 500 mila stimanti dall’UNODC[4]. Il deterioramento della situazione economica in questi paesi ha avuto un impatto diretto sulla tratta delle donne. La maggior parte degli Stati dell'Europa centrale e orientale sono diventati, in diversa misura, paesi sia di origine, che di transito, che di destinazione della tratta: è quanto affermano le loro stesse forze di polizia. Si sta inoltre affermando il fenomeno della compravendita ripetuta all'interno dell'UE. Negli ultimi anni, con lo sviluppo dell'industria del sesso, ha avuto un forte incremento il traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale. Sebbene forze di polizia, ONG e organizzazioni internazionali abbiano raccolto un certo numero di dati, non è facile disporre di valori globali attendibili. Le forze di polizia hanno potuto rilevare che accanto ad un traffico di piccole dimensioni che interessa un numero limitato di persone, esistono grandi imprese e reti internazionali. Queste creano una "industria" organizzata che gode di appoggi politici e di risorse economiche nei paesi di origine, transito e destinazione. Non mancano i casi di corruzione di pubblici ufficiali. Esistono, inoltre, collegamenti con altre forme di criminalità. In Italia si dispone solamente di dati frammentari: secondo il Dipartimento per le Pari Opportunità, tra il 2000 e il 2006 più di 11.500 persone sono state inserite in programmi di protezione sociale. La mancanza di dati affidabili è imputabile soprattutto all’assenza di un sistema centralizzato predisposto a raccogliere e rielaborare i dati sulle persone trafficate, traendoli da fonti diverse (istituzioni governative e non governative, ricerche nazionali e regionali ad hoc, media, ecc.) al fine di produrre statistiche comparabili a livello internazionale[5].

Modalità di reclutamento

La tratta delle donne è molto redditizia per alcuni gruppi della criminalità organizzata. I proventi di queste organizzazioni permettono la costituzione di società di facciata dedite al riciclaggio di denaro sporco per finanziare altre attività illecite. L’adescamento delle vittime avviene attraverso annunci di lavoro (in genere come ballerine, domestiche, hostess, ecc.), alimentando le speranze di migliorare le proprie condizioni di vita. Esse vengono introdotte nei paesi di destinazione con regolari documenti di viaggio, spesso sequestrati dai trafficanti o semplicemente non rinnovati; altre volte le organizzazioni criminali ricorrono, invece, alla falsificazione dei documenti. All’arrivo, vengono costrette alla prostituzione (e spesso anche avviate alla tossicodipendenza), dovendo rimborsare ai loro aguzzini i costi del viaggio e dei documenti.

Strategie dell'UE contro la tratta delle donne

Dal 1996 l’Unione Europea è impegnata attivamente nella prevenzione e nella lotta alla tratta delle donne, elaborando un approccio globale e interdisciplinare con il coinvolgimento di vari soggetti, come ONG, operatori sociali, autorità giudiziarie e forze di polizia. Il fenomeno va esaminato analizzando tutta la catena del traffico (dagli addetti al reclutamento, agli sfruttatori, agli altri intermediari e ai clienti). Il Parlamento Europeo ha avvertito la necessità di sviluppare in particolare:

  • misure preventive;
  • la legislazione penale, nonché la collaborazione tra forze di polizia ed autorità giudiziarie;
  • la protezione, l'assistenza e il sostegno alle vittime;
  • adeguate politiche di cooperazione.

Per raggiungere le finalità prefisse, l’UE ha esteso nel 1996 il mandato dell’Europol per consentire a tale istituzione di occuparsi anche del traffico di esseri umani. Nel 1997 il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri dell’Unione a revisionare le rispettive legislazioni penali nazionali per quanto riguarda la tratta della donna e la protezione delle vittime nei processi giudiziari. Nello stesso anno è stata promossa anche l’iniziativa DAPHNE, contro la violenza nei confronti delle donne. Nel dicembre 1998 la Commissione Europa ha varato nuove iniziative con l’obiettivo di:

  • garantire che il problema della tratta delle donne conservi la sua importanza nel programma politico dell'UE;
  • rafforzare la collaborazione internazionale ed europea;
  • concentrare una maggiore attenzione sulla prevenzione;
  • sanzionare adeguatamente i trafficanti e proteggere le vittime.

Tra le misure finalizzate alla prevenzione, l’UE ha promosso varie campagne informative e un Forum europeo per la prevenzione della criminalità organizzata; ha inoltre varato iniziative a favore della parità sessuale e della lotta contro la povertà. Sono inoltre stati sostenuti una serie di progetti del programma STOP, miranti a costituire partnership e reti europee, che hanno dimostrato la loro utilità. In particolare, l'UE ha favorito la prevenzione della tratta delle donne provenienti dai paesi dell'Europa centrale e orientale e, finanziando nel 1996 l'ONG "La Strada". Nel 1999 è stato finanziato un progetto realizzato dalla ONG "Anti-Slavery International" per rendere più efficaci le azioni penali nei confronti dei trafficanti e promuovere programmi di protezione alle vittime. I programmi PHARE e TACIS per la democrazia hanno svolto un ruolo di primo piano nel finanziamento di tali attività. Un'attenzione particolare va prestata alle donne esposte a discriminazioni o vittime di violenza e/o sfruttamento sessuale. Accanto ai progetti finanziati dai programmi STOP e DAPHNE, le iniziative in questo campo comprenderanno:

  • attività di formazione sulla legislazione antidiscriminatoria;
  • la ricerca e raccolta di dati sulle specificità di genere della salute e sicurezza sul lavoro;
  • l'elaborazione di strutture che favoriscano l'attuazione delle politiche paritarie nei paesi candidati.

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, ONU, OSCE, G8, ASEM e Consiglio d’Europa hanno organizzato numerose attività al fine di coordinare gli sforzi contro la tratta delle donne.

Collegamenti esterni

Voci correlate

Note

  1. Protocollo di Palermo
  2. U.S. Department of State, 2007
  3. Lehti, 2003
  4. UNODC (2006) Trafficking in Persons: Global Patterns
  5. Laczko e Gozdziak, 2005

Bibliografia

  • Derks Annuska, Combating trafficking in south-east Asia: a review of policy and programme responses / prepared for IOM by Annuska Derks, IOM, c2000
  • Altink Sietske, Stolen lives: trading women into sex and slavery, Scarlet, 1995
  • Barlay Stephen, Schiavitù sessuale, Feltrinelli, 1968
  • Paulucci di Calboli Raniero, Ancora la tratta delle ragazze italiane e la Conferenza internazionale di Parigi, Direzione della Nuova antologia, 1902
  • Paulucci di Calboli Raniero, La tratta delle donne e dei fanciulli, Direzione della Nuova antologia, 1921
  • Francesco Carchedi, Ulf Stridbeck, Vittoria Tola, Lo Zoning possibile. Governance della prostituzione e della tratta delle donne. Il caso di Venezia, Stoccolma ed Amsterdam, Collana Politiche Migratorie - Ricerche, 1a edizione 2008
  • Laczko F., Gozdziak E. (eds) (2005) Data and Research on Human Trafficking: A Global Survey, IOM, Geneva.
  • Lehti M. (2003) Trafficking in Women and Children in Europe, HEUNI paper No.18, The European Institute for Crime Prevention and Control affiliated with the United Nation, Helsinki.
  • U.S. Department of State (2007) Trafficking in Persons Report, June.