Uomo libero

Da wikiafrica.

Tutti i popoli indoeuropei hanno conosciuto la nozione di “uomo libero” in contrapposizione a quella di “schiavo” e proprio su di essa hanno organizzato la struttura basilare delle loro istituzioni sociali. I termini utilizzati per rendere questa distinzione sono diversi. In latino al liber si oppone il seruus, in greco all’eleútheros “uomo libero”, il doûlos “schiavo”, in sanscrito l’opposizione è tra arya, con il quale si autodesignano gli Indoari, e dasa che rende sia il significato di “schiavo” che quello di “straniero”. La definizione concettuale di “uomo libero” nelle diverse società indoeuropee può essere analizzata con l’aiuto di alcuni indizi linguistici che ne illustrano la nascita, lo sviluppo e le conseguenti implicazioni a livello di organizzazione sociale. Alcune lingue esprimono questa nozione con le forme lessicali derivate dalla radice verbale *leudh-, altre invece con i termini derivati dall’aggettivo *priyos. In latino e in greco la definizione di “uomo libero” deriva dalla radice *leudh-, “crescere, svilupparsi” utilizzata sia per la nascita e la crescita di piante (in gotico liudan “spuntare, crescere”) che per la crescita propria dell’uomo, dal bambino all’adulto (in indoiranico, sanscrito rudh-, avestico rud-, raod- “crescere”, e il sostantivo avestico raodah- “crescita, statura, figura”). A partire da questi primi significati si può iniziare a intendere l’uomo libero nel suo valore sociale perché egli è in effetti parte integrante della crescita collettiva di tutta la comunità nella quale è nato. In questo senso si può comprendere anche lo slittamento semantico che la radice *leudh- ha avuto in alcune lingue andando a definire i termini per “gente” e “popolo” come in germanico, antico tedesco leod e tedesco moderno Leute “gente”, e in slavo, antico slavo ljudije “popolo” e russo moderno ljudi “gente”.

“È quindi chiaro che la nozione di ‘libertà’ si costituisce a partire dalla nozione socializzata di ‘crescita’, crescita di una categoria sociale, sviluppo di una comunità. Tutti quelli che sono usciti da questa ‘matrice’, da questo ‘ceppo’, hanno la qualità di *(e)leudheros. ”

Se in queste lingue l’accezione di “uomo libero” è messo in relazione all’intera società, in altre lingue la base concettuale si sposta su un piano strettamente individuale e affettivo. Si tratta in questo caso di osservare le derivazioni che, partendo dall’aggettivo indoeuropeo *priyos, hanno dato, a esempio, in germanico frei “libero”. I valori affettivi, spesso sentimentali, portati da *priyos si rivelano nelle diverse significazioni che genera. In indoiranico, infatti, il sanscrito priya- e l’avestico frya- ricoprono la nozione di “caro” ma anche “(suo) proprio” intendendo qui un possesso determinato da rapporti personali e sentimentali e non da rapporti giuridici. In germanico il valore affettivo del *priyos indoeuropeo si manifesta nell’antico alto tedesco friunt “amico” (che anticipa l’attuale Freund tedesco) ma anche nel verbo gotico frijon “amare”. Il passaggio dal valore concettuale di *priyos, da “personale, caro” a “libero”, determina il riconoscimento de “l’uomo libero” come appartenente a un gruppo ristretto, presumibilmente di amici, che si riconoscono reciprocamente all’interno della stessa classe. In altre parole “l’uomo libero” nasce e viene integrato in una società che gli riconosce determinati diritti ed è proprio questa società, questa comunità, che egli si impegna a curare e a far crescere essendo legato a essa da rapporti squisitamente affettivi e sentimentali. In ambedue le accezioni originarie che hanno portato alla definizione di “uomo libero”, sia che esso vada a identificarsi con una collettività che cresce e si sviluppa insieme, sia che esso sia riconosciuto come membro di una classe ristretta legata da rapporti sentimentali, sono proprio la delimitazione e l’esclusività che ne precisano la condizione sociale e che conferiscono a questo dei privilegi non condivisi con lo schiavo.