Xenia

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Cyprian Norwid

Un «poeta maledetto» polacco del XIX secolo, Cyprian Norwid, nell'introduzione al suo Odisseo, riflette sull'origine dell'ospitalità che protegge Ulisse al suo ritorno a Itaca. Norwid scrive che in quei luoghi dietro qualsiasi forestiero, mendicante o vagabondo si sospettava un essere divino. Non era concepibile, prima di accoglierlo, domandare al visitatore chi fosse; solo dopo aver immaginato la sua origine divina ci si poteva abbassare a domande di carattere terreno, e questo si chiamava ospitalità; e per il medesimo motivo essa faceva parte delle pratiche e delle virtù più sacre. I greci dell'epoca omerica non conoscevano l'"ultimo degli uomini"! L'uomo era sempre il primo, cioè divino». La cultura compresa dai greci, nel senso profondo in cui l'intende Norwid, mette in luce nuovi significati delle cose, significati generosi e benevoli. Porte e portoni servono ad allontanare l'Altro, ma possono anche aprirglisi davanti, invitandolo a varcarli. La strada non deve necessariamente essere il punto da cui si attende l'arrivo delle truppe nemiche, può anche essere il cammino attraverso il quale, celato sotto vesti da pellegrino, giunga alla nostra dimora uno dei nostri dèi. Grazie a interpretazioni come questa cominciamo a intravedere un mondo non solo più ricco, ma anche più accogliente, in cui si è meglio disposti verso i nostri simili; un mondo nel quale sentiamo il bisogno di uscire incontro all'Altro.

Episodio di Glauco e Diomede

In un celebre episodio dell’Iliade Glauco e Diomede si trovano faccia a faccia intenti a riconoscersi e scoprono che i loro padri sono stati legati da vincoli di ospitalità. Diomede si definisce allora nei confronti di Glauco: “Sì, tu sei per me un ospite ereditario e da lungo tempo, […] così io sono tuo ospite nel cuore dell’Argolide e tu sei il mio in Licia, il giorno in cui andrai fino a quel paese. Evitiamo allora entrambi il giavellotto l’uno dell’altro […] scambiamoci piuttosto le armi, così che tutti sappiano qui che ci gloriano di essere degli ospiti ereditari”.

Questa situazione dà a ciascuno dei contraenti dei diritti più forti dell’interesse comune, nazionale. Il loro è uno scambio che lega e obbliga.

“Avendo così parlato saltano dai loro carri, si prendono le mani e impegnano la loro fede. Ma in quel momento Zeus […] tolse a Glauco la ragione, poiché scambiando le sue armi con Diomede […] gli dà oro in cambio di bronzo, il valore di cento buoi in cambio di nove”.

Così Zeus vede in questo scambio un cattivo affare; ma in realtà la disuguaglianza di valore tra i doni è voluta: uno offre delle armi di bronzo, l’altro rende delle armi d’oro; uno offre il valore di nove buoi, l’altro si sente tenuto a rendere il valore di cento buoi.

Quindi l’ospitalità presuppone uno scambio reciproco di doni.